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Lince fuori strada, il Pm: "Inidonei oltre i 65 Km orari"

A stabilirlo i risultati di una consulenza tecnica disposta nel quadro degli accertamenti avviati alla procura di Civitavecchia dopo un incidente mortale avvenuto il 23 febbraio 2011 sulla via Aurelia

Inidoneo se lanciato su strade extraurbane oltre i 65 Km orari. Dalla Procura di Civitavecchia arriva una pesante bocciatura per il Lince Uno, il blindato in dotazione anche alle forze militari italiani impegnate in Afghanistan. A stabilirlo sono i risultati di una consulenza tecnica disposta nel quadro degli accertamenti avviati dalla Procura di Civitavecchia dopo un incidente mortale avvenuto il 23 febbraio 2011 sulla via Aurelia e costato la vita al paracadutista della Folgore Nicola Casà.

In quell'occasione, a causa dell'uscita di strada del mezzo dopo una manovra di sorpasso con conseguente ribaltamento, rimasero gravemente feriti altri quattro soldati. Ma fonti militari ribadiscono subito che i blindati Lince "sono mezzi sicuri, che hanno dato ottima prova in Afghanistan".

"Sono oltre 500 - ricordano le fonti - i Lince attualmente impiegati nel teatro afgano, dove il mezzo ha dato un'ottima prova di resistenza contro gli ordigni improvvisati dai talebani. Sono moltissimi gli episodi in cui le caratteristiche tecniche del Lince hanno permesso ai nostri militari di sopravvivere agli attacchi degli insorti e proprio per questo motivo i soldati lo chiamano San Lince". Per una serie di negligenze ed imperizie che avrebbero concorso a provocare l'incidente, il pubblico ministero Lorenzo Del Giudice si appresta ora a chiedere il rinvio a giudizio di sette militari per omicidio colposo e lesioni gravi. Sono Luca Fois, capo dell'equipaggio del Lince Uno finito fuori strada, uno dei quattro feriti, Aldo Miscioscia, direttore del Centro polifunzionale sperimentazione comando logistico dell'Esercito, al quale era demandata la verifica della stabilità dinamica del mezzo; gli addetti allo stesso centro Marco Sulpizzio, Claudio Oliviero, Marcello Di Monte, Giovanni Poletti, addetti allo stesso centro, e Antonio Guicciardino, direttore generale della Direzione armamenti terrestri dicastero della difesa, colui che rilsaciò il certificato di omologazione del Lince protagonista dell'incidente mortale. Per il pm Del Giudice, le cause dell'incidente vanno individuate tra l'altro, nelle "caratteristiche statiche e dinamiche del veicolo, tali da imporre una condotta di guida specifica e la fissazione di un limite di velocità massima su strada extraurbana, e al di fuori di teatri di guerra, non superiori a 65 Km orari". Secondo quanto accertato, al momento dell'incidente, il mezzo militare viaggiava tra gli 80 e i 90 chilometri orari ed uscì di strada dopo il sorpasso di altro mezzo incolonnato. Per il pm gli imputati hanno "occultato o sottovalutato le gravi deficienze di stabilità dinamica dell'automezzo in questione" il quale già in sede di collaudo "era risultato inidoneo, specie per quanto riguarda la sensibilità di manovra rapida di cambio corsia con rientro sulla corsia originale".

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