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Civitavecchia: gli affreschi di Raffaello tutelati solo da un precario

In una casa privata di Civitavecchia sono presenti ben 150 metri quadrati di affreschi della scuola di Raffaello. Abbandonati per più di 30 anni dall'amministrazione comunale, è stata avviata la tutela solo grazie al lavoro di un giovane precario del comune, poi licenziato al cambio di amministrazione comunale

Il Comune di Civitavecchia in questi giorni è protagonista delle cronache per la scoperta di alcuni affreschi della scuola di Raffaello, in un'abitazione privata.  Una scoperta che ha avuto grande risalto sui media, esaltata per la sua straordinaria eccezionalità. La scoperta però popteva esser divulgata molto prima e soprattutto i dipinti essere molto meglio tutelati se l'amministrazione pubblica di Civitavecchia avesse investito in tutela degli affreschi scoperti e se, negli ultimi anni, a scoperta avvenuta, non si fosse deciso di licenziare chi, da lavoratore precario, ha lavorato per tutelare quei dipinti.

LA STORIA DEL DIPINTO
Per capire il pregio del ritrovamento bisogna risalire, però, al 1972 quando, mentre si procedeva alla ripulitura dei muri delle stanze di una casa privata vengono fuori 150 metri quadrati di  affreschi che riproducono la stanza di Raffaello, detta di “Eliodoro”, una delle Stanze Vaticane, per intenderci, molto probabilmente una prova generale del dipinto vaticano.

Fino al 2002 l’amministrazione comunale di Civitavecchia non aveva fatto nulla per tutelare gli affreschi scoperti, tanto che il proprietario dell'abitazione li aveva totalmente ricoperti con la carta da parati lasciandone fuori solo alcuni frammenti.

LA SCOPERTA DI UN PRECARIO
La situazione cambia però quando un  giovane precario Vincenzo Allegrezza viene assunto come responsabile del patrimonio storico e decide di valorizzare quell'immenso patrimonio artistico abbandonato contattando l’allora sottosegretario ai beni culturali Vittorio Sgarbi e portandolo a Civitavecchia, come spiega a Roma Today.

"Ho interessato l’onorevole Sgarbi a quei dipinti fin dal 2002, perché volevo promuovere le opere d’arte cittadine. Ha dato uno sguardo d’insieme al centro storico e monumentale. Era l’ultimo giorno dell’anno del 2003, e ha visto anche i dipinti: è rimasto veramente colpito, tant’è che si è seduto su una poltrona per vederli bene, ed ha poi esclamato “potrebbero essere di un artista del XVI sec …, forse Giulio Romano”, spiega il giovane Vincenzo Allegrezza.

Il lavoro per cercare di valorizzare e tutelare quelle opere non si ferma tanto che sotto l’amministrazione di Alessio De Sio si riesce ad emanare un atto amministrativo inviato anche alla Soprintendenza dei beni culturali. Quest'ultima prende atto del valore storico, scientifico, culturale di quegli affreschi, facendo fare un piccolo passo verso il loro recupero. Questo però ben 30 anni dopo la scoperta.

Dopo l’insediamento della nuova giunta e il licenziamento dei precari del comune di cui faceva parte Vincenzo Allegrezza, la figura del responsabile del patrimonio storico del comune è stata, però, totalmente eliminata a Civitavecchia e non sono state assegnate deleghe neanche all’assessorato alla cultura, perdendo tutto il lavoro fatto fino a quel momento per valorizzare gli affreschi di Raffaello, con grande rammarico dello stesso Allegrezza: "Spero che almeno i giovani si rendano conto di  un ideale in cui io credo profondamente: un popolo senza  il suo passato non può avere un futuro.  Allora un sindaco, di qualsiasi colore politico, non importa di quale partito, pietosamente  ridarà a questa  materia  la  dignità  che le compete, una  dignità che  le è stata levata, con grande dolore arrecato anche  al sottoscritto che era il precario  che se ne doveva occupare".                

 




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