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Emergenza Trastevere, parla lo zio di Carlo Macro: "Una morte che si poteva evitare"

Lo zio di Carlo Macro ucciso a febbraio 2014, ha partecipato alla riunione di ieri sull'emergenza Trastevere. "Prefetto e istituzioni avrebbero dovuto prevenire questa situazione"

La questione della sicurezza continua a essere una ferita aperta per Roma e in particolare per il quartiere Trastevere. Qui la situazione è ormai al limite e i cittadini sono esasperati a tal punto che qualcuno di loro non esiterebbe ad abbandonare addirittura la zona. Proprio oggi 1 aprile, si è discusso sullo stato di emergenza nel quartiere in una riunione della commissione sicurezza e legalità del I Municipio. E a questa riunione ha partecipato anche Carlo Bramonti, zio di Carlo Macro che proprio a Trastevere è stato ucciso nel febbraio di quest'anno.

Per Bramonti l'omicidio del nipote è avvenuto nel contesto di una mancanza generale di tutela e di interventi da parte dell'Amministrazione. "Stiamo cercando di capire in che maniera l'amministrazione intende fronteggiare il problema della legalità e della sicurezza a Roma" ha dichiarato l'uomo.

Lo zio della vittima se la prende con la noncuranza delle istituzioni e con Marino. "Le istituzioni non facciano la politica dello struzzo. Il sindaco non ha detto una parola su questo e non ha dichiarato il lutto cittadino" ha continuato.

L'intervento dell'Amministrazione era fondamentale per prevenire l'omicidio. Tanto più perchè la roulotte in cui alloggiava l'assassino violava la legge e l'uomo era già conosciuto alle forze dell'ordine. "Le circostanze della morte di Carlo sono legate alla violazione di alcune leggi: la roulotte era senza targa, senza telaio, senza assicurazione e abitata da una persona con precedenti penali che doveva essere assistita in un'altra maniera".

La situazione si poteva e doveva dunque evitare. Non si tratta solo di un caso isolato di maleducazione e follia.. "Era dovere delle istituzioni e del prefetto di Roma prevenire questa situazione, mentre il prefetto ha rilasciato delle dichiarazioni su un quotidiano, individuando tra le motivazioni dell'accaduto la maleducazione, il disturbo alla quiete pubblica e il gesto di un folle. Quindi Carlo è morto perchè era un maleducato e un disturbatore".

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