Sabato, 12 Giugno 2021
Testaccio

Premio Nonno Bruno a Testaccio, 110 bambini partecipanti

L’edizione 2021 del memorial del “Giusto di San Saba”, l’abitante che nascose una famiglia di ebrei perché “era giusto farlo”

Alla presenza delle autorità civili e religiose si è tenuta lo scorso giovedì 3 giugno a Testaccio la premiazione dell’edizione 2021 del Premio Nonno Bruno – Il giusto di San Saba. Hanno partecipato quattro classi dell’Istituto Comprensivo Regina Elena e del plesso Badini dell’I.C. Regina Margherita per un totale di 110 alunni. I piccini sono stati premiati per gli elaborati che hanno costruito insieme alle loro insegnanti, suddivisi a loro volta in base alla tecnica espressiva prescelta: immagini, parole e altre tecniche.

Si ripete così una premiazione che viene promossa dal I Municipio, insieme al Museo romano della Shoah rappresentato dal vicepresidente Paolo Masini e a Fabrizio Fantera, nipote di Nonno Bruno. Bruno Fantera, nominato Giusto fra le Nazioni presso lo Yad Vashem di Gerusalemme, era un abitante del rione San Saba. Nascose per nove mesi una famiglia di ebrei in casa, rischiando il campo di concentramento, solo perché, come usava dire, “era giusto farlo”.

La storia viene raccontata dalla Rete degli Inquilini Ater San Saba: “Il padre, Gallicano, muore investito in viale Africa, oggi viale Aventino, dall’auto di un gerarca fascista. Bruno si trova sulle spalle l’intera famiglia con la madre Esifile , le sorelle Peppina ed Anita e il fratellino Luciano. Inizia a lavorare come garzone al magazzino di stoffe del sor Graziano Anticoli in via Montanara (…). Il 16 ottobre1943 avviene la retata nazifascista al Ghetto di Portico d’Ottavia. La famiglia di Gino Moscati riesce rocambolescamente a sfuggire al rastrellamento e inizia a peregrinare per la città. La prima notte dormono in una trattoria in Prati, ma il posto non è sicuro. Gino, dopo aver sistemato le due figlie femmine presso il convento di suore al Foro Romano, con la moglie e i due figli maschi, Mino e Renato, bussa alla porta di casa di Bruno e di sua madre Esifile a San Saba, a due passi da Porta San Paolo, luogo storico della Resistenza romana”

Continua la storia: “Bruno ed Esifile non esitano neppure un momento e li invitano a restare (…). Bruno presenta Gino Moscati e la sua famiglia ai vicini di casa come parenti prossimi sfollati dai Castelli. Se si fosse saputa in giro la verità, entrambe le famiglie sarebbero finite in Germania nei campi di concentramento Dal 18 ottobre 1943 per tutti i nove mesi dell’occupazione fino al 4 giugno 1944, l’entrata delle truppe alleate in città, i Moscati vivono in casa Fantera. Nel frattempo Bruno per evitare il sequestro dei nazifascisti ha preso a suo nome il negozio, il conto in banca e tutto il resto continuando a mandare avanti l’azienda della famiglia Anticoli. (…). Tutto quello che c’è in casa Fantera a San Saba ora si divide per otto anziché per quattro”.

Finalmente, la liberazione: “La mattina del 4 giugno corre voce che gli Alleati siano entrati in città ma c’è chi teme , come la signora Moscati, che sia un falso dei tedeschi per incastrare i rifugiati. Per fortuna è tutto vero. Gino stappa un fiasco di vino e brinda con la famiglia Fantera e tutti i vicini che ora sono messi al corrente della loro vera identità: sono i Moscati, la famiglia ebrea dello shammash, il custode della Sinagoga di Roma. I Moscati lasciano la casa di San Saba, Gino riapre la Sinagoga che fortunosamente non è stata devastata dai nazifascisti”.


 

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