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Porta Futuro: rinvenute un migliaio di anfore

Durante i lavori di Porta Futuro, sono state rinvenute un migliaio di anfore antiche. A settembre l'incontro tra la Soprintendenza e la Provincia per stanziare i fondi

Era il 18 Maggio quando il dottor Renato Sebastiani, del Ministero di Beni Culturali, illustrava ad un incredulo Zingaretti il rinvenimento di un'area archeologica al di sotto del cantiere di Porta Futuro.

L'occasione era la firma del protocollo d'intesa tra la Provincia e la Camera di Commercio a favore delle imprese, firma che avvenne proprio nel luogo dove adesso sorge l'edificio Porta Futuro. Durante i lavori, erano state rinvenute un migliaio di anfore risalenti al I secolo d.c.: i lavori in quel tratto furono interrotti e si dovettero installare dei pilastri che alzassero la pavimentazione al di sopra degli scavi.

Oggi, a più di due mesi di distanza, il dottor Sebastiani racconta quelli che sono stati gli sviluppi successivi a quel rinvenimento: “Con molta probabilità, l'area in cui sono state trovate le anfore altro non era che un'area di discarica controllata, un'area dove veniva riposto quel materiale, in questo caso le anfore, che poi veniva riutilizzato nell'edilizia”. Le anfore quindi venivano presumibilmente sbriciolate col fine di riutilizzare quel materiale nelle costruzioni. Il periodo individuato è quello che va dalla fine del I secolo a.C. all'inizio della prima metà del I secolo d.C.

In altre parti, i muri di anfore potevano invece essere dei depositi, dei magazzini all'aperto, risalenti questi al II secolo d.C. Il dottor Sebastiani e la sua equipe hanno analizzato minuziosamente tutti gli strati scavati: sono così state trovate tombe, un casale, un tratto del vicolo della serpe e, ovviamente, i resti del quartiere moderno.

A Settembre dovrebbe tenersi un incontro tra la Soprintendenza e la Provincia di Roma per lo stanziamento dei fondi a sostegno di quest'area, che va ad  integrare quella che è la grande area archeologica del Nuovo Mercato di Testaccio. Si parlerà anche del suo utilizzo e della sua preservazione.

Sebastiani ha già qualche idea al riguardo: “Spero si possano organizzare percorsi di visita guidati, spazi interattivi per i bambini, uno spazio generale a disposizione di tutto il rione, che possa essere collegato con le altri parti archeologiche”.  Lo studioso spera anche che si possano organizzare dei corsi di formazione “archeologici” per tutti coloro che lavorano nei cantieri, affinchè sappiano sempre come attuare nel caso che, durante i lavori, s'imbattano in antichi reperti.

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