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Centro Trastevere / Piazza di Santa Maria in Trastevere

Tavolini e dehors: da gennaio revoca concessioni, commercianti pronti alla guerra

Il I Municipio sta inviando le prime lettere che avvisano dell'entrata in vigore da gennaio dei Piani di Massima Occupabilità approvati dalla giunta Alemanno. Alfonsi: "No a passi indietro"

Da gennaio qualcuno dovrà farli sparire, i più fortunati invece dovranno solo ridimensionarli. Dipende dalla via in cui si trova l'esercizio. La partita dehors è al suo fischio d'inizio e in queste ore il I Municipio sta inviando a bar e ristoranti di Trastevere lettere che agitano gli animi. Sono le revoche delle OSP (Occupazione di Suolo Pubblico) ai commercianti, che alla vista delle missive sono schizzati dalla sedia.  Per quanto quella in corso non sia certo la prima protesta. 

"Una vera assurdità oltre che una pericolosa dimostrazione di incoerenza" tuona il presidente della Confcommercio di Roma, Giuseppe Roscioli. "Se è vero infatti che, come avverte preoccupato lo stesso Sindaco Marino, il Comune di Roma è sull’orlo della bancarotta e del collasso economico, negare le concessioni ai ristoratori del centro storico equivale a rinunciare volontariamente ad un’entrata di circa 10 milioni di euro all’anno, tale infatti è l’introito che il comune percepisce dal pagamento della tassa sull’OSP. Un suicidio premeditato per i conti di Roma Capitale". 

Già, ma le revoche appartengono ai Piani di Massima Occupabilità approvati dalle precedenti giunte per regolare il cosiddetto fenomeno del tavolino 'selvaggio': arredi esterni che invadono i vicoletti del centro. E il minisindaco non sembra avere nessuna intenzione di fare dietro front. "I piani non verranno rifatti nè sospesi - dichiara Sabrina Alfonsi - ma se dovessero emergere particolari criticità siamo disposti a dialogare". Intanto i commercianti si preparano alla battaglia. 

"Applicare le stesse norme del codice della strada ai vicoli di Trastevere è una follia", ha commentato Alessandro Pulcinelli, titolare del Bar del Cinque. "Questo piano prevede che anche chi è in regola con le tasse e le autorizzazioni da gennaio non potrà più esporre tavolini se non verrà rispettata la distanza di 5 metri dal locale al muro antistante. Ci saranno ricadute negative in un momento già difficile per la crisi". Perdite per i commercianti, che stimano chiusure fino al 40% con centinaia di dipendenti che rischierebbero il posto di lavoro, ma anche per le casse comunali.

"Il Campidoglio perderebbe gran parte dei soldi delle concessioni, ci ha pensato a questo in tempi di buco di bilancio?" dichiara Claudio Pica, segretario dell'Associazione esercenti bar di Roma, che raccoglie 13mila esercizi pubblici della capitale. E poi l'allarme. 

"Con l'applicazioni di questi piani nel centro storico aumenterá l’abusivismo - aggiunge Pica - e i vigili urbani saranno costantemente impegnati a rincorrere gli esercenti irregolari, nient'altro che uno spreco di risorse". Il segreterio comunque invita al dialogo. 

"Ci auguriamo che si possa fare un nuovo testo unico dei pubblici esercizi per Roma. I titolari dei pubblici esercizi forniscono servizi importanti ai cittadini e ai turisti, dai bagni alla qualitá dell’offerta commerciale, ma negli ultimi anni ci sentiamo bistrattati dalle amministrazioni comunali".

Come si dialoga se ognuno difende a spada tratta il suo campo? "Va ripresa in mano l'ordinanza comunale, piani via per via, e sopralluoghi uno per uno. Noi siamo rispettosi delle normative, ma queste non possono ignorare situazioni in cui a rischio ci sono i piccoli dipendenti". 

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