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Una domus romana all'Esquilino: "Piazza Dante sarà un museo a cielo aperto"

E' il progetto pensato dalla Soprintendenza: trasferire in piazza Dante la struttura antica riportata alla durante i lavori di ristrutturazione dell'ex palazzo delle Casse di risparmio postali

Foto Agenzia Dire

Un grande ambiente di circa nove metri di altezza per otto di larghezza, con decorazioni magnifiche tra mosaici, paste vitree, pietre preziose e marmi "del tutto simili a quelle della Domus aurea". E in effetti, la pregiata residenza costruita nel I secolo dal console Elio Lamia nell'area occupata oggi da piazza Dante fu annessa da Nerone e divenne parte della sua reggia. Dopo duemila anni, una delle sale degli Horti lamiani, dal nome del loro proprietario, potrebbe uscire dai sotterranei e arrivare direttamente in piazza Dante.

E' questo il progetto pensato dalla Soprintendenza speciale per il Colosseo e l'area archeologica di Roma che ha riportato alla luce la struttura antica durante i lavori di ristrutturazione dell'ex palazzo delle Casse di risparmio postali. Grazie alle tecniche di delocalizzazione e riposizionamento, l'aula che ancora conserva alcuni resti delle preziose decorazioni, realizzate in tre fasi diverse, verrà rimontata in piazza Dante, diventando un vero e proprio "museo a cielo aperto".

Il progetto porta la firma della Soprintendenza, ma è stato condiviso con il I municipio e oggi la presidente Sabrina Alfonsi, con l'assessore ai Lavori pubblici, Tatiana Campioni, e il soprintendente Francesco Prosperetti lo hanno presentato alla cittadinanza per "condividere osservazioni e considerazioni". Di certo, si tratta di una scoperta "molto importante" per i tecnici della Soprintendenza speciale per il Colosseo e l'area archeologica di Roma responsabili degli scavi ancora in corso, che segue quelle di inizio Novecento, quando l'archeologo Giuseppe Gatti trovò parte degli Horti Lamiani insieme a famosi gruppi scultorei che oggi adornano le sale dei Musei capitolini e la centrale Montemartini, come la Venere esquilina e il busto di Commodo/Ercole. 

IL PROGETTO - L'idea, raccontata ieri ai tanti cittadini presenti a Palazzo Massimo dall'architetto della Soprintendenza, Stefano Borghini, è che a guidare la progettazione sia la pianta archeologica. "Ogni delocalizzazione è un'operazione dolorosa - ha detto - perchè strappa un elemento dal suo contesto. Quindi, la volontà è di delocalizzare contestualizzando: riprendere il disegno della pianta archeologica e proporre nella piazza quello stesso modello". Certo, si tratta di "un'operazione non facile, ma sicuramente di grande fascino e un'opportunità per la piazza", ha spiegato l'architetto, specificando che "le strutture di fondazione della fase adrianea, che purtroppo sono state distrutte ai tempi della costruzione del palazzo delle Poste, vengono riproposte sotto forma di muri di contenimento di un terrazzamento che lascia anche intuire la forma originaria dell'area"

Per la dimensione estesa dell'aula "abbiamo scelto di non posizionarla esattamente al centro della piazza, perchè avrebbe avuto un grosso impatto sul fronte dell'edificio delle poste, che pure ha una sua rilevanza. La struttura antica sarà dunque "leggermente decentrata, seguendo quella indicazione che ci viene dall'archeologia stessa". Accanto, il progetto prevede una struttura, "che al momento è stata pensata in vetro, ma è un'idea primordiale", che verrà usata come sala multimediale, "un luogo dove la storia dell'area, e quindi dell'edificio, potrà essere contestualizzata anche virtualmente attraverso le nuove tecnologie". In ogni caso, ha detto infine Borghini, "l'obiettivo è di rendere fruibile l'aula". 

GLI HORTI LAMIANI - Nel passaggio tra l'età repubblicana e quella imperiale, "due grandi personalità che erano Mecenat e Lamia, costruirono delle residenze sul modello greco, gli Horti, che sono dei palazzi straordinari con dei grandi giardini, con le caratteristiche di una villa di campagna ma dentro la città", ha spiegato l'archeologia Mirella Serlorenzi, responsabile degli scavi. 

"Una volta passate all'Impero, questi Horti vengono inclusi da Nerone nella Domus aurea che così arrivava fino all'Esquilino". Le decorazioni dell'aula antica rinvenuta durante la ristrutturazione del palazzo di piazza Dante, che diventerà sede dei servizi segreti, "sono molto simili a quelle della Domus aurea", ha detto Serlorenzi, che ha spiegato come i mosaici e le pitture che adornavano la sala provengano da tre fasi diverse, "quella augustea, quella Giulio-Claudia e poi la fase neroniana".

Oltre alla sistemazione dell'aula in piazza Dante, la Soprintendenza ha pensato anche alla musealizzazione dei reperti ritrovati durante gli scavi. "Stiamo mettendo a punto anche un'app che si chiamerà 'Tra Esquilino e Viminale' per raccontare la storia di questa parte della città". I finanziamenti per la delocalizzazione dell'aula in piazza Dante "saranno sicuramente statali". I lavori del palazzo ex Poste verranno completati tra due anni, "e a quel punto i tempi di ricollocazione dell'aula antica non saranno inferiori a un anno".

(Fonte Agenzia Dire)

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