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Venerdì, 14 Giugno 2024
Esquilino Esquilino / Piazza di Porta Maggiore

Dato alle fiamme l'apiario delle Mura Aureliane

Bruciate le api e distrutte le arnie sistemate dal 2018 nelle zona di Porta Maggiore. D’Elia (Mura Latine): “Gesto incomprensibile”

Non è rimasto più nulla dell’apiario che i cittadini, attraverso il comitato Mura Latine, avevano sistemato dal 2018 nella zona di Porta Maggiore. 

Distrutto l'apiario di Porta Maggiore

“Sono state bruciate le api, distrutte le arnie, sparsi in tutta l’area i mielari ricchi di miele che garantivano il cibo invernale a questi importanti impollinatori. Un atto incomprensibile” ha commentato Annabella D’Elia, presidente del comitato che quasi cinque anni fa ha lanciato il “Grande raccordo anulare delle api”.

Gli apiari a Roma

Il  progetto GraBees, che oggi conta apiari sistemati lungo il parco archeologico del Colosseo, nel parco regionale dell’Appia Antica, a Testaccio e nella valle delle Caffarella, si punta ad individuare siti adatti ad ospitare le arnie per consentire, in tutta la città, la diffusione di questi preziosi insetti. “E’ un percorso di avvicinamento dei cittadini alla natura” ha spiegato D’Elia. 

Grazie agli apiari ogni anno viene prodotto un miele che viene analizzato per monitorare la qualità dell’ambiente in cui gli impollinatori vivono. Le api sono infatti degli ottimi indicatori biologici perché, ricorda il comitato Mura Latine, “segnalano il danno dell'ambiente in cui vivono, attraverso la mortalità” ed inoltre consentono di scoprire informazioni preziosi attraverso “i residui che si possono riscontrare nei loro corpi e nel miele”.

L'apicoltura urbana

La diffusione degli apiari in città fortemente urbanizzate, negli ultimi anni, si sta consolidando. Prima di Roma, esperimenti illustri sono stati realizzati a Parigi, dove sul tetto del Gran Palais trovano posto 140mila api impegnate nella produzione di un miele millefiori. Anche a New York gli apiari trovano spazio, in quel caso sulle vette dei grattacieli. A Roma la scelta è ricaduta sulle aree verdi ed anche il campidoglio, nel 2018, ha preso l’impegno a sostenere la diffusione dell’apicoltura urbana.

Il coinvolgimento dei cittadini

“Dopo l’atto vandalico, che è avvenuto lo scorso sabato,  si sono fatti avanti moltissimi cittadini che con ‘adotta un’arnia’, nel corso del tempo hanno sostenuto il progetto”. Si tratta di un’iniziativa che, ancora una volta puntando sul coinvolgimento dei cittadini, mira a stabilire uno stretto rapporto tra i sostenitori e le arnie, che vengono appunto adottate, ricevendone in cambio il miele prodotto. Il contributo di questi cittadini sarà decisivo perché la quota del 2023, ha fatto sapere il comitato Mura Latine, “sarà completamente destinata al ripristino dell’apiario distrutto dall’atto vandalico”.

L'apiario distrutto di Porta Maggiore: foto A. D'Elia

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