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Domus Aurea, un’operazione da 35 milioni per salvarla

La Domus Aurea, il palazzo voluto da Nerone quasi 2000 anni fa, sta per essere liberata dal peso del terrapieno dei giardini di Colle Oppio, attraverso un'operazione da 35 milioni di euro; Marcucci (PD): "Il quadro è estremamente complicato"

La Domus Aurea

Il rosso e il celeste sulle pareti sono ancora vivi. Disegni di porticati e decorazioni rivelano che i romani intuirono la prospettiva già secoli prima del Brunelleschi. Al di là di una porta, ermeticamente chiusa, brillano poi i paesaggi affrescati da Fabullo nella Sala delle maschere. Ma basta girarsi per notare l’altra faccia del sito, dove a svettare sono le impalcature della Sala Ottagona, che tentano di sostenere e salvare quel che la mano umana, a cominciare da Traiano, ha ripetutamente trasformato e messo in pericolo.

In superficie cespugli incolti e qualche senzatetto riassumono il presente della Domus Aurea, chiusa al pubblico dal 2006, divisa tra un passato di crolli, infiltrazioni e saccheggi e il destino degli scavi che dovrebbero liberarla dal peso del terrapieno dei giardini di Colle Oppio (7 tonnellate al metro quadro, ndr). Un progetto da 35 milioni di euro, per il quale una delegazione del PD, dopo le polemiche e le denunce dei giorni scorsi, ha voluto oggi un sopralluogo; il Senatore Andrea Marcucci, ex Sottosegretario ai Beni Culturali, e il Responsabile Cultura e Informazione del partito Matteo Orfini hanno infatti visitato la Domus Aurea per capire come sia la situazione, dopo 5 anni di commissariamento.

Al momento sono concentrate risorse e competenze del Comune, della Soprintendenza Archeologica della città, del Ministero dei Beni Culturali, del Commissario, dell'Istituto superiore di conservazione e restauro, delle Università di Roma e Venezia e del CNR. Più soggetti si sono uniti in una corsa contro il tempo, che oggi comincia ad avere una prima data: Ottobre, quando partiranno i lavori di ‘scalottamento’ della parte orientale, entro i quali bisognerà mettere in sicurezza tutto ciò che è sotto. Un'operazione che dovrebbe rivelare un piano superiore della Domus, testimoniato anche dagli scavi degli anni '70 dell’allora sovrintendente Laura Fabrini.

“I 35 milioni - spiega il Commissario Luciano Marchetti - serviranno per scavi e copertura solo di quest'area e non per il restauro degli affreschi”. L'operazione, aggiunge Anna Maria Moretti, Sovrintendente archeologico di Roma, “é votata all'ottica della flessibilità”, perché in realtà nessuno sa esattamente cosa si troverà. Né qui né dentro, perché “a oggi, conosciamo solo un quinto della Domus”, prosegue il Commissario, che a seconda dei risultati degli scavi prevede coperture in massetto o intercapedini. Una volta richiuso, si ripristinerà l'area verde in “un'atmosfera simile alle Terme Traianee”.

All'interno intanto, nel groviglio di gallerie, si indaga, si lavora alle strutture, l'ISCR studia due ambienti sigillati dal 1986 per ipotizzare un futuro di fruizione controllata, la sovrintendenza mette in salvo affreschi. Ma l’impressione è quella di un lavoro di cui, data l'imponenza della Domus, non si conosce l’arrivo ma solo, alcune, urgenze. “Il quadro è estremamente complicato con tante variabili aperte - commenta Marcucci - apprezziamo la professionalità di chi sta lavorando e attendiamo i risultati dei prossimi mesi, per capire il programma complessivo e la volontà del ministero sugli investimenti”.

Finché prevalgono le ragioni della tutela siamo tranquilli - aggiunge poi Orfini - ma non si può pensare che la Domus Aurea viva di stenti o che si impieghino decenni per restauri e messa in sicurezza. In questo c’é la responsabilità del governo, e il ruolo irresponsabile del Comune di Roma – conclude Orfini -  che non si è fatto carico né della parte che li riguarda né di trovare risorse”. (fonte ANSA)
 

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