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Centro Storico, chiude la Libreria Croce, altra vittime illustre del caro affitti

La storica libreria di Corso Vittorio ha chiuso i battenti e per adesso rimane aperta per inventario, in attesa di vedere se ci sarà una nuova soluzione

La storica libreria Croce ha chiuso i battenti: non c'è stato nessun salvataggio in extremis. La libreria di corso Vittorio, dove Alberto Moravia veniva a curiosare e che in molti hanno considerato il salotto di Roma, ha cessato l'attività il 30 novembre 2011, dopo quasi settant'anni, strozzata dalla “concorrenza sleale” delle librerie legate agli editori come Feltrinelli e Mondadori (dalle quali è anche geograficamente accerchiata) e dal morsa degli affitti, che continua a fare vittime nel centro della Città Eterna, dalle botteghe storiche artigiane a alle librerie (come il caso di Bibli a Trastevere).

Dal primo dicembre le saracinesche sono aperte a metà, un cartello scritto a mano dice “Chiuso per inventario”. Sulle vetrine ancora i manifesti dei più recenti appuntamenti librari in città, come la fiera della piccola e media editoria. Qualcuno passa sul marciapiede di fronte alle colonne di palazzo Massimo e si ferma a guardare, a leggere il comunicato che annuncia la vicinanza del Teatro Valle occupato, che ieri sera hanno partecipato in prima persona all'ultimo giorno della libreria. Qualcuno entra per portare la propria solidarità ai dipendenti, lascia la propria firma su un grande volume al centro della sala, vicino agli scaffali il legno. Si respira un'aria di mestizia, entrando tra gli scatoloni accatastati sui tavoli, e soprattutto fa male vedere quegli scaffali, che contenevano circa 45mila volumi, ormai mezzi vuoti. E l'atmosfera fra i lavoratori è tesa. Si viene sempre accolti con la consueta cortesia ma tutti sono preoccupati per il futuro incerto della libreria.

Forse qualche soluzione si può provare, magari i dipendenti daranno vita a una cooperativa che rileverà la proprietà, anche se rimane il problema dell'affitto. Intanto si è mosso l'assessore capitolino alle Politiche Culturali e Centro Storico Gasperini, che in una nota ha definito la libreria “un presidio culturale della città” che come tale va preservato. “Ho parlato con la proprietà e ho rivisto i dipendenti, con i quali ho fissato un altro appuntamento venerdì, e insieme stiamo tutti lavorando per mantenere la storica libreria Croce aperta. Già la prossima settimana contiamo di riuscire a dare corpo alle proposte sulle quali ci stiamo confrontando”, ha dichiarato l'assessore. Ma il proprietario della libreria, Rodrigo Dias, sembra scettico: “Se le condizioni restano quelle che sono, allora non ci sarà più alcun futuro per una libreria Croce in corso Vittorio. Né per le altre librerie indipendenti”.

Perché il problema di fondo è proprio questo: la sopravvivenza delle librerie indipendenti contro il monopolio di editori e distributori. Lo Stato ha cercato di venire in contro alle esigenze dei librai con una legge sugli sconti, alla quale ha lavorato lo stesso Dias, già presidente dell'ALI, l'associazione dei librari italiani. “Il problema è la cultura del Paese, dove si pensa solo a se stessi e non si guarda oltre. Il pubblico, il cliente non ha capito il senso della legge, pretende lo sconto del 30 per cento non volendo capire che per noi è impossibile fare uno sconto simile”, spiega amareggiato Dias. Quanto contano le librerie in Italia? O meglio, contano ancora qualcosa le librerie in Italia? “Se la risposta è nì o addirittura no, allora è tutto inutile – dice Dias – Se invece la risposta è sì, allora bisogna intervenire prima che sia troppo tardi e bisogna fare azioni concrete, altrimenti le librerie si estingueranno come le carrozze a cavalli”.

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