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Presenta dossier in Procura su camion bar irregolari. E riceve una lettera di minacce

Con un esposto al Tribunale l'ex consigliere FdI, Massimo Inches, ha denunciato la presenza di camion bar su marciapiedi e strisce pedonali, in violazione del Codice della Strada, e il mancato intervento dei vigili

L'universo dei camion bar torna alla ribalta delle cronache romane con un altro episodio dal sapore amaro. Massimo Inches, ex consigliere del II Municipio passato da La Destra a FdI, ha presentato un dossier in Procura su presunte irregolarità che interesserebbero i punti di ristoro ambulanti, da tempo immemore al centro di polemiche. La conseguenza è allarmante. Una lettera di minacce inviata al consigliere, al capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e alla redazione del Messaggero dal testo inequivocabile: 'Lasciatece lavorare in pace....i furgoni ristoro...altrimenti ci incazziamo con voi...A Inches ci pensiamo noi. Lo vedete con le stampelle. Se tutto va bene…'. 

Nient'altro che una conferma, per il paladino del decoro urbano (non sono le prime minacce che Inches riceve nè questa la prima volta che si rivolge alla Procura, ndr), "di aver toccato un nervo scoperto", un segno che la sua crociata "si svolge nella giusta direzione". Affatto intimorito l'ex consigliere porta avanti la sua battaglia di legalità. Sì perché a suo dire, e non solo suo, quella degli ambulanti che attraggono sciami di turisti intorno ai monumenti della Capitale con cibi e bevande a prezzi stellari sarebbe una categoria "protetta" da regole mai applicate. Vediamo il perché. 

IL TOUR - Partendo da segnalazioni degli stessi cittadini, Inches si è mosso andando a verificare di persona la collocazione dei furgoni bar nel centro storico. "Ho riscontrato - racconta - che la maggior parte sono parcheggiati sul marciapiede e sugli attraversamenti pedonali, occupando il suolo pubblico con gruppi elettrogeni in funzione, casse d’acqua e prodotti alimentari". Se piazzati sui marciapiedi o sulle strisce pedonali i camion violano il codice della strada, ma, a detta dell'ex consigliere, "nessun vigile li allontana". Da precisare che il Comune consente la presenza degli esercizi itineranti con 68 soste a rotazione autorizzate agli operatori. 

L'ESPOSTO - Il punto è che, stando alla denuncia, alcuni di questi permessi entrerebbero in palese conflitto con il Nuovo Codice della Strada (d.lgs. nº 285 del 1992) le cui infrazioni vengono sanzionate dalla Polizia Municipale. Solo per citare alcuni esempi 'incriminati' ci imbattiamo in camion bar sul marciapiede di Piazza del Colosseo e nelle isole pedonali del Pincio, sulle strisce a piazza Venezia lato Fori Imperiale, a Trinità dei Monti nel senso contrario di marcia su strada a senso unico. Tutto è documentato da testimonianze fotografiche allegate all'esposto di Inches, protocollato presso la Procura della Repubblica del Tribunale penale di Roma. La richiesta è "di far luce sulla sussistenza di possibili reati quali l’omissione dolosa in atti d’ufficio da parte di chi è preposto al controllo ed abusi in atti d’ufficio a carico di chi ha autorizzato soste sul marciapiede".  

LA DIRETTIVA ORNAGHI - L'ex consigliere avrebbe già segnalato in diverse occasioni al Comando I Gruppo e Generale della Polizia Locale le suddette violazioni e racconta di aver anche interessato il Segretario generale di Roma Capitale,  in data 29/09/2012, che in risposta richiese ai vari uffici preposti gli adempimenti di competenza adottati. Il tutto si sarebbe risolto in un nulla di fatto. E proprio in quel periodo, lo scorso autunno, veniva approvata la direttiva nazionale del ministro Ornaghi a tutela dei monumenti e delle aree storiche di pregio, che i camion bar proprio non li tollera. 

Un atto di indirizzo che puntava a impedire che "posteggi, banchetti o strutture stabili o precarie di varia natura e tipologia" pregiudicassero la visuale dei beni vincolati, o ne alterassero "le condizioni di ambiente e di decoro" impartendo "disposizioni agli uffici" per contrastare in quelle aeree la presenza di ambulanti. Insieme con il coordinamento dei direttori regionali, i soprintendenti proponevano agli enti locali, "l'individuazione di aree per le quali vietare o sottoporre a condizioni l'esercizio del commercio".

Ai tempi il sindaco Alemanno gioiva: “Finalmente abbiamo uno strumento che ci permetterà di superare le stratificazioni di competenze". Da lì doveva partire un Tavolo che entro lo scorso 30 marzo doveva mettere a punto una mappa di riposizionamento degli esercizi e un piano in merito da presentare alla Sovrintendenza. Del tavolo non si hanno notizie, non si sa cosa abbia stabilito nè quali siano le conseguenze del non essersi allineati alla direttiva. Si sa soltanto che quella dei camion bar è un'altra questione rovente che nessuno sembra volersi addossare. E che aspetta 'a braccia aperte' la prossima giunta. 

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