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Tor Sapienza Tor Sapienza / Via Salviati

Campi rom dimenticati e residenti in balia dei roghi tossici

La denuncia arriva dal quadrante di via Salviati a Tor Sapienza, l'ennesima in anni e anni di immobilismo del Campidoglio sul tema

Vigili urbani a guardia fuori dal campo, termoscanner, telecamere di videosorveglianza, militari, continue denunce e appelli alle istituzioni. Nulla di tutto questo ha liberato Tor Sapienza dai roghi tossici. Nel quadrante di via Salviati anni e anni di segnalazioni e lamentele di chi ha le finestre con affaccio sul campo rom non hanno risolto nulla. Quella degli incendi continuamente appiccati all'interno dell'insediamento, con conseguenze pesanti sulla salute sia di chi vive nei container (tanti sono bambini) che dei romani che abitano nel quadrante, è una partita persa. 

L'eterna denuncia dei cittadini

"Il dottore mi ha detto di mettermi in terrazza e respirare aria buona. Quando gli ho spiegato che ho sotto casa un campo rom mi ha detto di chiudermi dentro". Roberto Torre, cittadino di Tor Sapienza, ex presidente del comitato di quartiere, alza le braccia. Uscire sul balcone anche pochi minuti vuol dire rientrare con la maglietta impregnata dell'odore acre della plastica bruciata. "Quindici giorni fa è andato a fuoco un camion, i resti sono rimasti lì", racconta ancora Torre. Lo scorso marzo la giunta Raggi fece installare dei termoscanner intorno al campo, telecamere con sensori a infrarossi collegate con la sala Sistema Roma, centro di monitoraggio delle immagine provenienti dal circuiti di videosorveglianza della città, gestita dalla polizia locale. 

I piantonamenti "di facciata"

Eppure all'alba e a notte fonda, gli abitanti del campo continuano indisturbati a bruciare rifiuti, specie metalli. Poco possono farci i due o tre vigili urbani messi a sorvegliare il campo dall'ex sindaco Ignazio Marino. Una misura presa in seguito allo smantellamento della partecipata Risorse per Roma, che operava all'interno dei campi con servizi sociali e di guardiania. "Anche se ci accorgiamo di traffici loschi come possiamo intervenire in due dentro campi con decine e decine di persone con storie criminali?" commenta Marco Milani, segretario romano aggiunto del Sulpl (Sindacato unitario lavoratori polizia locale).

Parla non a caso di "piantonamenti di facciata", privi di funzione sia di intervento che deterrente, pericolosi per gli stessi vigili. Ieri al campo rom di via di Salone una volante è stata colpita da una pietra di grosse dimensioni lanciata dall'interno dell'insediamento. "Non possiamo non notare il completo abbandono negli ultimi tempi di un'efficiente politica di controllo all'interno dei campi, purtroppo da sempre, enclave di illegalità" continua Milani. "Persino reparti come lo Spe (gruppo sicurezza pubblica ed emergenziale ndr), nati con la funzione di controllare l'emergenza nomadi, hanno abdicato a questa loro precisa funzione". 

Nel 2019 a Salviati e non solo si tentò con i militari dell'operazione Strade Sicure, per bonificare intorno al campo una maxi discarica abusiva e supportare la polizia locale nelle operazioni di fermo dei furgoni che vanno e vengono con materiale metallico. Certo, i militari non possono stazionare fuori dalle baraccopoli a tempo indeterminato. La loro presenza è durata tre settimane ed è comunque in generale collegata a quadri emergenziali. A Tor Sapienza l'emergenza è costante e quel che manca a tutt'oggi sono ricette che risolvano il problema alla radice. 

Rom assenti dagli obiettivi di Gualtieri

Il superamento dei campi rom, con chiusura degli insediamenti e aiuto alle famiglie per integrarsi nel tessuto sociale, è la soluzione auspicata da più parti, ma ancora il sindaco Gualtieri non ha accennato al tema. Nei suoi 300 obiettivi di governo da avviare nei prossimi sei mesi (un lungo dossier presentato di recente alla stampa) la parola "campi rom" non compare. Così come non è mai comparsa, o quasi, nel programma dell'assessorato alle Politiche sociali guidato da Barbara Funari. 
 

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