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Da Quarticciolo a Gaza, la palestra popolare che insegna la boxe a donne e bambine

E' giunto alla quarta edizione il progetto "Boxe contro l'assedio"

Dal Quarticciolo a Gaza. La nota Palestra Popolare di pugilato, che si trova nel quadrante sud-est della Capitale, insegna l'arte della boxe alle bambine e alle ragazze che vivono in Palestina. È già alla sua quarta 'missione', ma gli allenatori non si prendono meriti e anzi tengono a precisare che "nessuno di noi ha portato questo sport in quel territorio" e che "non è grazie al nostro progetto che le giovani ragazze hanno iniziato a praticare la boxe" in quel 'fazzoletto' di terra che si estende per circa 360 Km² e che, con i suoi oltre 2 milioni di abitanti, ha una densità abitativa tra le più alte al mondo.

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Un 'luogo invivibile', secondo l'Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l'occupazione dei rifugiati palestinesi (UNRWA), dove le condizioni di vita degli abitanti "peggiorano sempre di più", anche per effetto del blocco ai commerci che Israele impone sulla Striscia dal conflitto del 2006. Ma è proprio in questo contesto così difficile che, nonostante tutto, alcune bambine e ragazze dai 5 ai 25 anni frequentano una piccola palestra allestita a Gaza con sacchi e corde di fortuna. Capitanate da Osama Ayoub, giovane tecnico locale, queste piccole e grandi donne, guantoni alle mani, ogni settimana si allenano con passione e sognano di poter competere con atlete di altri Paesi.

Tutto questo è possibile grazie a 'Boxe contro l'assedio', un progetto italiano coordinato dalla ONG CISS (Cooperazione Internazionale Sud Sud) e dalle Palestre popolari del Quarticciolo e del Tufello, che dal 2018 ha creato diverse occasioni di scambio tra le atlete romane e palestinesi, consegnato decine di attrezzature sportive, ma anche e soprattutto aperto una palestra di pugilato a Gaza. In una "condivisione sportiva", fanno sapere gli organizzatori, che intende lo sport come "strumento di miglioramento e riscatto personale e sociale". 

Intanto, dopo uno stop forzato a causa della pandemia, il progetto ha ripreso la sua attività e l'ultimo viaggio a Gaza risale solo a poche settimane fa. A raccontare alla Dire come è andata è Fabrizio Troya, tecnico della Giovanile di boxe nella Palestra popolare del Quarticciolo. Romano, 25 anni, Fabrizio allena i suoi allievi nella Capitale e nel frattempo frequenta la Facoltà di Scienze Motorie a Tor Vergata, ma appena può corre in Palestina, perché dopo esserci andato la prima volta ora non può più "farne a meno", nonostante raggiungere Gaza non sia semplice, perché "bisogna fare i conti con la burocrazia" e oltrepassare tre frontiere nello spazio di 3 chilometri. "Noi siamo privilegiati- dice- perché con visti, passaporti e lettere d'incarico, in cinque ore riusciamo ad entrare. Ma per altri meno fortunati, ossia i palestinesi, sia entrare che uscire è un terno a lotto".

Fabrizio, accompagnato nei suoi viaggi dal fotoreporter e videomaker Daniele Napolitano, anche lui romano e appassionato di boxe, racconta che insieme hanno costeggiato "quelle alte mura di cemento" che costituiscono la barriera di separazione tra Gaza e Israele e iniziato a capire "davvero", attraverso i loro occhi, cosa vuol dire vivere in quelle terre. E questo, dopo aver avuto la possibilità di confrontarsi quotidianamente con ragazze e ragazzi che "tutti i giorni vivono una situazione surreale, pronti da un momento all'altro a rifugiarsi in qualche palazzo e sperare che le bombe non colpiscano le loro teste". Le ultime escalation sono quelle del maggio 2021 e del giugno scorso: in entrambi i casi i raid dell'esercito israeliano contro postazioni dei gruppi armati palestinesi non hanno risparmiato i civili, con oltre 400 vittime totali.

(Fonte Agenzia DIRE)

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