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Consultorio via Casilina, donne protestano per la riapertura. Intanto nello stesso stabile l'ex asilo viene occupato

Dopo mesi per l'apertura del consultorio manca solo il nulla osta dei vigili del fuoco. L'occupazione, invece, è sorta una ventina di giorni fa

C’è la vertenza delle donne che vogliono la riapertura del consultorio e quella di un gruppo di persone senza casa, tra cui anche famiglie con bambini, che hanno occupato una ventina di giorni fa alcuni locali chiusi da mesi di proprietà municipale. È quello che sta accadendo in via Casilina, all’altezza dei civici 709 e 711, l’ex asilo Zigo Zago il primo e un consultorio in attesa di essere riaperto dopo una serie di lavori di manutenzione il secondo. Due ingressi separati ma un unico stabile messo alla prova dalla scossa di terremoto del giugno del 2019: la crepa che si è aperta ha portato alla chiusura defintiva dell’asilo e allo slittamento della riapertura del consultorio da mesi in attesa del nulla osta dei vigili del fuoco.

Quando due giorni fa le attiviste del Coordinamento dell’assemblea delle donne e delle soggettività Lgbtqi+ dei consultori di Roma e del Lazio e di Non una di meno si sono presentate davanti alla struttura per un presidio finalizzaro alla riapertura del consultorio, prevista per marzo 2020,  si sono accorte che lo stabile era stato occupato. “Le famiglie oggi sono tutte nell’ex asilo, che ha un ingresso separato”, specifca Gabriella dell’assemblea delle donne del consultorio Resede, sempre a Centocelle. “Non accetteremo ulteriori ritardi da parte del V municipio con la scusa dell’occupazione e nemmeno che le nostre rivendicazioni siano messe in contrapposizione con i bisogni abitativi di queste famiglie verso le quali esprimiamo solidarietà”. Così da qualche giorno le due storie corrono parallele, unite dal destino di un immobile vuoto da mesi.

Nella battaglia per la riapertura del consultorio questa è solo l’ultima tappa di un lungo percorso che si inserisce in una mobilitazione più generale per il rafforzamento del ruolo dei consultori nel Lazio. “Anche se non sono stati ufficialmente chiusi”, spiega ancora Gabriella “molti di questi luoghi nel tempo sono stati svuotati di personale e servizi”. Sul tema, da mesi, è aperto in Regione un tavolo di confronto avviato dopo le proteste delle attiviste. In questo quadro il consultorio di via Casilina 711, uno dei primi ad aprire in città negli anni ’70, nel febbraio del 2019 era stato chiuso per permetterne la manutenzione. “Doveva ripartire entro l’estate dello stesso anno ma il terremoto di giugno ha aperto una crepa non strutturale all’edificio, nella parte relativa all’ex asilo Zigo Zago. Dopo la ristrutturazione , a novembre, la Asl Roma 2, ha effettuato un sopralluogo dando l’agibilità alle stanze del consultorio. Per la riapertura manca solo il via libera del V municipio subordinato al via libera dei vigili del fuoco”.

Passano i mesi ma il consultorio non riapre. Il 20 febbraio 2020 “il Consiglio municipale ha approvata una mozione con la richiesta di aprire una commissione tecnica tra la Asl, il municipio e i vigili del fuoco finalizzata a stabilire l’agibilità dell’edificio. La data ultima doveva essere il 20 marzo ma l’epidemia ha bloccato tutto. In realtà, è proprio in un periodo come questo che è importante un presidio socio-sanitario territoriale come un consultorio, per evitare che tutto si accentri nelle strutture ospedaliere. Ma niente si è mosso”. Per questo due giorni fa è ripresa la mobilitazione. Fuori dal cancello, chiuso e ormai quasi arrugginito, è stato appeso uno striscione rosa con la scritta: “Riaprire subito il consultorio”. Per il Coordinamento non c’è più tempo da perdere: “I locali sono stati ristrutturati e l’occupazione riguarda un’area separata dell’edificio. Il consultorio deve riaprire subito e le problematiche abitative delle famiglie che hanno occupato devono essere affrontate dalle istituzioni”.

Secondo quanto apprende Romatoday, però, il nulla osta per la riapertura da parte dei vigili del fuoco non è ancora arrivato e né il municipio né la Asl Roma2 considerano un’opzione percorribile quella di aprire il consultorio mentre una parte dell’edificio è occupata da persone senza casa. La Asl Roma 2, inoltre, è intenzionata a farsi carico anche della parte dello stabile che ospitava l’asilo per metterci dei servizi sanitari, quella dove attualmente vivono le famiglie senza casa. Il V municipio ha già chiesto lo sgombero. Sul piatto non c’è alcuna alternativa anche se nelle stanze dell’ex asilo oggi vivono 35 persone tra le quali 10 bambini piccoli.

L’occupazione è nata in modo spontaneo da un gruppo ristretto di persone una ventina di giorni fa, senza che nessuno si accorgesse di nulla, e si è allargata quasi subito ad altre famiglie senza casa nel giro di pochi giorni. “Io dormivo in un sacco a pelo sotto i portici, un altro in macchina, un altro ancora in un immobile diroccato”, spiega Gianni, uno degli occupanti. “Siamo tutti in attesa di casa popolare ma non c’è speranza di assegnazione. Per questo quando abbiamo saputo che questo palazzo era abbandonato siamo entrati”. In pochi giorni l’occupazione si è allargata. C’è Arianna con i suoi due bambini di 2 mesi e 2 anni. “Non pagavo l’affitto da tempo e in piena quarantena sono stata sfrattata”.

Un’altra donna, che preferisce non rivelare il suo nome per motivi di sicurezza, è scappata con il figlio dal marito violento al culmine di una quarantena che aveva reso la convivenza ancor più pericolosa. “Ho saputo che c’era questa occupazione da una mia amica che si era appena trasferita qui. Non potevo più sopportare quella situazione”. L’amica si chiama Chiara. Anche lei racconta di essere stata sfrattata e di aver dormito per strada con i suoi figli di 3 e 5 anni e mezzo per quasi un mese. Mentre parla si sentono correre nel corridoio.

“Li ho trovati in un’area verde nella zona di Rebibbia nel corso di uno dei giri che faccio sempre in città per aiutare la popolazione più povera. Era seduta su una panchina con uno dei due bambini che piangeva”, racconta suor Adriana Domenici, missionaria laica attiva anche nell’occupazione di Santa Croce in Gerusalemme. “Ho cercato ovunque un posto per queste famiglie senza trovarlo così quando ho saputo da uno dei ragazzi che conoscevo che avevano occupato questo spazio le ho portate qui. La crisi economica è un problema reale, le famiglie si ritrovano per strada. Con lo sgombero ci si illude di aver risolto il problema ma queste sono persone in carne ed ossa, che respirano e vivono. Non scompaiono se le butti per strada”. Il municipio ha dato un giorno di tempo per uscire evitando lo sgombero. Ma non accadrà. “Non sappiamo dove andare”, la risposta a questa domanda.

“Urge una soluzione immediata per le famiglie”, il commento dei consiglieri comunale Pd Marco Palumbo e di quella municipale Maura Lostia. “Le istituzioni hanno il dovere di difendere e tutelare i deboli. Questo è il momento di dimostrare che la città non abbandona nessuno nel momento del bisogno”.

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