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Lunedì, 23 Maggio 2022
Centocelle Centocelle / Viale Palmiro Togliatti

Sfasciacarrozze fuori dal raccordo? “Una promessa mai mantenuta”

Trasferire gli autodemolitori romani in aree attrezzare fuori dal raccordo. Un iter legislativo che va avanti da anni ma che non trova soluzione. Il Cdq Torrespaccata: "Tutte promosse mai attuate"

Pile di lamiere, cruscotti, motori, batterie. Gli scheletri delle auto non più circolanti finiscono ammassati negli autodemolitori, in gergo “sfasciacarrozze”. In alcune aree in particolare la capitale ne vanta un buon numero. Via Palmiro Togliatti è un ottimo esempio: montagne di carcasse di mezzi stradali accatastati lungo la strada fanno ormai parte di un  paesaggio desolante. Anche via Appia concorre per i primi posti e nella zona di Pietralata ne possiamo ammirare diversi a pochi metri da case abitate.

Poi c’è un progetto di legge, fermo da anni, che li vuole fuori dal raccordo, una manovra di delocalizzazione degli autodemolitori che ne prevede lo spostamento in aree industriali attrezzate, fuori dal Gra, e lontano dai centri residenziali. Gli sfasciacarrozze però sono ancora lì, nessuno li ha tolti. E anche il progetto è ancora lì e, a quanto pare, nessuno l’ha applicato.

IL MEGA INCENDIO - Premesso che di traslocare gli “sfasci” si parla da decenni, il tema è tornato sotto i riflettori nel luglio 2009 in seguito allo scoppio di un terribile incendio nei pressi di un autodemolitore in via dell’Almone, sull’Appia. Spente a fatica le fiamme sono divampate le polemiche. Era necessario sfiorare la tragedia per ricordarsi che sulla carta, ma solo su quella, esistono già delle iniziative di legge atte a evitare rischi del genere?

INFERNACCIO - Era il ’97 quando un accordo di programma fra Comune, Provincia e Regione pianificava la realizzazione di cinque 'Isole di bonifica' (Osteria Nuova, Santa Palomba, Infernaccio, Via Aurelia, via Prenestina), esterne al raccordo o in zone limitrofe, dove trasferire gli impianti.  Poi era il 2003  quando il Consiglio Comunale sceglieva, su indicazione regionale, la Collina dell’Infernaccio (XV municipio) come sito idoneo ad accogliere un grande centro di demolizione, la cui realizzazione veniva siglata da un accordo del 2007 tra il Consorzio Lucio Corda (13 ditte di rottamatori) e il Campidoglio.

Fortemente osteggiato dal municipio nel gennaio 2009 il Comune fa dietro front e una delibera regionale amplia il perimetro della Riserva Naturale della Tenuta dei Massimi includendovi anche l’Infernaccio. Vincoli paesaggistici che sembrano bloccare tutto, salvo poi sciogliersi poco dopo con l’ approvazione di un ricorso al Tar presentato dal consorzio. E’ stop comunque, l’iter legislativo si inceppa e la macchina va in panne.

Sfasciacarrozze in via Palmiro Togliatti: le foto



LA DELIBERA DEL 2009 - A pochi mesi dal rogo di via dell’Almone si riprende in mano il faldone. Arriva una delibera di giunta (dicembre 2009) con la quale si dà mandato al X Dipartimento di completare la delocalizzazione di autodemolitori e rottamatori e di avviare a conclusione la fase istruttoria, tecnica e amministrativa, per l’individuazione di aree a norma. “Le nuove strutture saranno concepite in maniera totalmente diversa rispetto a quelle attuali: non più luoghi di degrado, con le carcasse delle vetture in bella vista, ma veri e propri capannoni industriali». Così prometteva allora l’ex assessore all’ambiente De Lillo. Capannoni industriali all’avanguardia sì, ma dove? Sono passati tre anni, quel primo stralcio di delibera è ancora lì, le auto demolite a pochi metri dalle case pure, terreni giudicati idonei non ci sono e la lotta di comitati e cittadini non si è fermata.

IL COMITATO - “La situazione è estremamente complessa, la difficoltà maggiore sta nel riuscire a individuare terreni che possano accogliere i centri di demolizione”. A parlare è Urio Cini, presidente del Comitato di Quartiere Torrespaccata, che da anni segue il tema. “Siamo stati ricevuti un paio di mesi fa dalla Commissione Ambiente del Comune ma nulla di fatto. Il punto è che è inutile cercare tanti siti possibili, è necessario attrezzarci per creare un unico polo. I politici promettono, ma di concreto non è stato fatto niente”. E i problemi rimangono.

“Nel nostro caso - ci spiega Cini - abbiamo danni legati alla presenza dietro ai demolitori del Parco Archeologico di Centocelle, sul quale esiste un progetto esecutivo di riqualificazione mai attuato anche, e soprattutto, per la presenza dei demolitori. Poi c’è la questione parcheggi, le auto da demolire spesso sono parcheggiate sui marciapiedi creando ingorghi insopportabili”. Poi c’è l’ inquinamento. “Polveri pesanti, filtraggi di olii sul terreno e pericolo incendi, l'ultimo proprio l'anno scorso. Fino a qualche anno fa venivano bruciate in loco anche le gomme, per fortuna questo non accade più, come si siano organizzati non lo so ma quanto meno ora si respira”.

GLI "SFASCI" - E i rottomatori? Che posizione assumono? “Su quel fronte negli anni si è avuto una sostanziale evoluzione – continua Cini - se prima la lotta era fra residenti e sfasci oggi siamo un fronte unico, se così si può dire”. Cioè? “Anche loro vogliono essere spostati perché si rendono conto che potrebbero svolgere molto meglio il loro lavoro, con benefici sia sul piano economico che della sicurezza”. E la conferma di una volontà unanime di stare altrove ci arriva anche da loro. “Sono anni che se ne parla ma nessuno fa niente - ci dice Antonio (nome di fantasia, ndr) da uno dei tanti centri sulla Togliatti - certo che vorremo spostarci ma il problema è che non si mettono d’accordo per trovare terreni adatti. Presente Malagrotta?”. Come no… “Ecco, stessa situazione”.
 

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