Centocelle Centocelle / Via delle Acacie

Centocelle, alla sartoria Battelli il premio Maestro dell'Economia 2014

Il riconoscimento della Camera di Commercio alle imprese che a Roma hanno fatto storia va alla sartoria di Ezio e Rita Battelli, in via delle Acacie dal 1963. "Siamo orgogliosi, noi qui abbiamo vestito un intero quartiere"

Lui mastro sarto dagli anni della Dolce Vita. Lei, moglie da 50 anni e fedele compagna anche in bottega. Insieme a Centocelle dal '63. La sartoria di Ezio e Rita Battelli vince il premio Maestro dell'Economia 2014, riconoscimento ufficiale della Camera di Commercio alle imprese che a Roma hanno fatto storia. 

"Ci ha iscritto mio figlio al premio, noi non lo conoscevamo neanche, siamo orgogliosi davvero". Tra parole che tradiscono l'emozione per quel trofeo che omaggia il mestiere di una vita, Ezio, sarto abruzzese, figlio di contadini, racconta di quel lavoro che non cambierebbe con nessun altro. "Lo rifarei mille volte, mi ha dato davvero grandi soddisfazioni, ho messo il primo punto a 12 anni, da lì il mio sogno è sempre stato fare il sarto". Perché un abito tagliato, imbastito, cucito e rifinito con le proprie mani "è come un'opera d'arte".

Arrivato nel '55 a Roma da Civitella del Tronto, antico borgo in provincia di Teramo, appena adolescente, ha fatto anni di gavetta come giovane apprendista di grandi maestri. Prima a Porta Maggiore, dove conosce la futura moglie allora Battelli 2-213enne, poi nelle botteghe super lusso di via Veneto. "Per anni ho lavorato in via Sardegna, qui ho vissuto gli anni del boom economico, ma appena ho deciso insieme a Rita di aprire un negozio tutto nostro, sono stato costretto a spostarmi in periferia, i costi in centro per comprare un locale erano davvero troppo alti". 

Così nel '63 tocca 'migrare' in via delle Acacie. Un altro ambiente, nuovi clienti, stili di vita lontani da quelli di via Veneto. "Non è stato semplice per me ambientarmi nel quartiere". Ma il successo non tarda ad arrivare. "C'era tantissimo lavoro, un via vai di gente continuo, con me lavoravano cinque dipendenti. Qui tutti i ragazzi vestivano Battelli, li vedevi sfilare nei bar del quartiere". 

Già, bei tempi quelli del bon ton anni '60, quando il pret-a-porter era un futuro lontano, e dalla sartoria, tra cartamodelli, tessuti di pregio, la mano sapiente dei Battelli e il ritmo dell'ago incessante dalle vecchie macchine da cucire, "usciva un abito al giorno".

"Fino agli anni '80 siamo andati bene, guadagnavamo e lavoravamo tanto, poi è cominciato il declino. Sono arrivati gli abiti confezionati, e piano piano il negozio si è svuotato. E' cambiato tutto". E se a Centocelle c'erano una quindicina di sartorie sparse per il territorio, oggi, di sarti "veri" sono rimasti solo loro. Non fanno abiti, "perché nessuno li acquista più, neanche chi potrebbe permetterseli, e a noi costano troppo". 

"Teniamo aperto solo perché il fondo è nostro, se dovessimo pagare un affitto non sarebbe possibile". Ormai gli unici introiti in cassa, concorrenza delle nuove sartorie cinesi permettendo, arrivano da lavoretti per chi vuole svecchiare vestiti demodé. "Mi chiedono di stringere i pantaloni, sa, ora vanno stretti in fondo alla gamba". Dei tempi d'oro è rimasto il ricordo, qualche foto appesa alle pareti, l'orgoglio di quel premio e i complimenti dei vecchi clienti, i pochi rimasti. "Ezio, a te Cavaliere del Lavoro ti dovevano fare". 

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