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La primavera di Centocelle: così la "movida di borgata" fa rinascere il quartiere

Dimenticate l'immagine di quartiere degradato. Un "nuovo Pigneto" sta crescendo a Roma Est. Il racconto dei protagonisti di questo "rinascimento"

C'è chi già l'ha candidato a degno successore di Pigneto e San Lorenzo, bandiere della movida romana fuori le Mura. Certo di queste mantiene ancora intatti gli aspetti migliori: vitalità, offerta alla mano ma di qualità, calore umano, accoglienza. Dimenticatevi di Centocelle periferia degradata della Capitale. Non che i problemi che accomunano il quartiere alle aree marginali della città si siano magicamente dissolti, ma un piccolo "rinascimento" è in corso, specie al calar del sole. 

Ristorantini, pub-bistrot, birrerie e locali di tendenza spuntano come funghi ad animare strade e piazze. Giovani imprenditori scelgono il quartiere per buttarsi in nuove sfide e spesso ne escono vincitori. Gli affitti, ancora per tutte le tasche, sono un ottimo incentivo: con mille euro si trovano spazi da 80, 100 metri quadrati. E i residenti storici sembrano più o meno pronti a rispondere alle novità. RomaToday ha cercato di capire che aria tira, raccogliendo sul posto le storie di chi su Centocelle ha puntato tutto. Siamo davvero nel nuovo Pigneto di Roma est?

UN AVAMPOSTO DI MOVIDA - "E' difficile che lo diventi, manca un punto di aggregazione centrale, come può essere l'isola pedonale". Daniele, gestore di FAD, hamburgheseria di viale delle Orchidee aperta da pochi mesi con gli amici Antonio e Fabio, esclude la possibilità. Lo impedirebbe la stessa conformazione urbanistica del quartiere, un reticolo di strade con piazze troppo ampie perché si crei la massa di avventori. Concorda anche Andrea, 34 anni, di Core Bistrot, ristorantino nato da poco in via delle Palme, un crocevia di tradizione romanesca e influssi internazionali: "Non ci sono gli spazi giusti. E forse è anche meglio così". La movida si sa, porta danni. Per Massimiliano e Cristina, titolari di Dopo Tutto, il pub di via dei Castani aperto dal 2012, qualche disagio è già evidente, da quando "hanno aperto localini che vendono alcolici a prezzi troppo bassi". 

PREZZI PER TUTTI - In linea generale quella dei prezzi bassi è una regola tacita. Chi decide di aprire un'attività di ristorazione in un quartiere che è ancora per molti aspetti periferia, si adegua al costo della vita in zona. Chi per convenienza chi per etica personale. "Non posso certo far pagare uno spritz 9 euro" ci spiega Massimiliano, proprietario con la compagna Sara del famoso Veneziano di via delle Palme. Ha riadattato alla Capitale il tipico "bacaro" della laguna. Spritz e cicchetti la fanno da padrone a prezzi super modici: 2,50 il coctkail, tra i 3 e i 7 i taglieri di salumi e formaggi a seconda della quantità. Un successone, che però fa già i conti con la vita notturna "molesta". 

IL RAPPORTO CON I RESIDENTI - "In quattro anni - racconta ancora Massimiliano - abbiamo avuto una decina di esposti e 95 controlli dei vigili urbani". Troppo rumore per gli abitanti dei palazzi vicini. Ma loro sono tranquilli: "Mai un euro di multa e a mezzanotte chiudiamo. Nessuno però ci parla più". Mentre c'è chi racconta di ottimi rapporti con il vicinato. Da Ve Gusta, il localino vegano di via delle Palme "abbiamo già clienti affezionati. Non pensavamo di avere tutto questo seguito, credevamo di attrarre solo vegani e magari clienti più di nicchia. E invece gli abitanti del quartiere sono i primi che arrivano e tornano". Un trio di amici, tutti amanti della cucina salutare (ma buona!) e di Centocelle che un po' li ha adottati. 

FUORISEDE E CENTOCELLINI - Come loro sono diversi i "fuorisede" che hanno importato qui cucina e tradizioni delle loro terre. Con Taranto Mia, inaugurato due anni fa, Mario Mossad ha trapiantato i sapori pugliesi in via Filippo Parlatore. Metà tarantino metà egiziano, deve tutto il suo successo a panzerotti e pucce salentine. Ha già i suoi clienti affezionati e si prepara ad aprire un Taranto Mia bis versione ristorante, aperto h24, in via dei Gelsi. Ma c'è anche chi ritorna. 

Alberto e Silvia, 53 e 52 anni, sono rientrati nel quartiere dopo anni di lavori di ogni genere. Per lui una vecchia passione per le moto custom, per lei un angolo dedicato alla pittura dove artisti emergenti a caccia di pareti hanno la possibilità di farsi conoscere. Gestiscono da cinque mesi il Forte Renegade, pub-birreria in via delle Acacie: "Qui è come San Lorenzo 20 anni fa". Valerio, 26 anni, ha aperto con il fratello Tiziano il primo tequila bar del quartiere, Libre. Un tempietto del distillato messicano, servito in coctkail arricchiti di sciroppi bio. A Centocelle è nato, cresciuto e poi tornato dopo un anno da cameriere in Florida: "Volevo restituire qualcosa al mio territorio".

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