Giovedì, 28 Ottobre 2021
Centocelle

Maxi discarica nell’ex Casilino 900, il caso arriva in Procura: l'esposto dei residenti di Centocelle

Tra le richieste, la bonifica dell’area del Canalone e la realizzazione effettiva del Parco archeologico di Centocelle

Parco Archeologico di Centocelle, tempo scaduto per le istituzioni della città per fare chiarezza sullo stato ambientale dell'area dell'ex Casilino 900, dove sei mesi fa è stata trova una maxi discarica sommersa dalla vegetazione.

Da marzo 2021 a oggi, in sei mesi nessuno degli enti preposti ha fornito risposte e spiegato come salvare l'area, ora i cittadini e il comitato PAC Libero hanno deciso perciò di rivolgersi alla Procura per avere la chiarezza necessaria per riappropiarsi del parco.

Una quantità abnorme di immondizia e scarti edili che sono stati inghiottiti dal terreno dal 2010 a oggi, trasformando la morfologia dell'area. Uno spazio che i cittadini del Quadrante di Roma Est reclamano ora indirizzando un esposto alla Procura della Repubblica, presso il Nucleo Investigativo dei Carabinieri Forestali, affinché avvii adeguate indagini circa lo stato dell’area del vecchio campo rom.

Dallo sgombero del campo rom all'esposto alla Procura

Sono trascorsi 10 anni da quando, su decisione dell'allora Sindaco Gianni Alemanno, il 'Casilino ‘900' fu raso al suolo, sfollando le circa 600 persone che abitavano l'allora campo nomadi abusivo più grande d'Europa.

Per far fronte alla grande quantità di rifiuti ammassati nel campo, come documentato dall'Agenzia Dire e da un demolitore di viale Togliatti, anziché rimuoverli si è provveduto intorno a luglio-agosto 2010 a spostarli e accatastarli in una grande gola, in parte naturale e in parte spianata dalle ruspe, per poi coprire il tutto con dei teli azzurri.

Oggi gli unici ospiti di quell'area, che doveva veder sorgere il Parco Archeologico di Centocelle, sono perciò rifiuti di ogni tipo che premono da sotto il terreno, dando vita a vere e proprie colline di immondizia, tra miasmi e odori nocivi: ferro, pannelli di lego, e ancora mattoni, scarpe e vestiti, stampelle e borse.

Attraverso l'esposto alla Procura della Repubblica, i cittadini e il comitato PAC Libero chiedono ora di accertare eventuali violazioni al testo al Testo Unico sull'Ambiente (D.Lgs 152/06) e la contaminazione dell'area interessata, già certificata da ARPA Lazio nel 2017. 

È uno step neceessario per procedere al sogno di tantissimi residenti, che reclamano la bonifica del Canalone, la musealizzazione delle Ville Romane e la delocalizzazione degli autodemolitori per una piena realizzazione del Parco Archeologico di Centocelle.

Quali sono state le risposte delle istituzioni competenti a oggi

Interpellato dall'agenzia Dire, l'allora sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha respinto le accuse sostenendo: “Questa è una notizia falsa. Quei rifiuti non sono più lì. Mi sono informato, è stato totalmente sgomberato sotto la mia Amministrazione, quindi quello che dicono è una cavolata, per non dire altro”. L'area è stata occupata nuovamente nel 2018 e anche in quell'occasione, le ruspe rasero al suolo la baraccopoli di dimensioni sicuramente più modeste della precedente.

Dopo il ritrovamento dei rifiuti però, i cittadini e i comitati si sono attivanti per chiedere risposte a Roma Capitale, formalmente sollecitata ad aprile 2021, che però non ha dato alcuna risposta. Tuttoggi, il Parco Archeologico di Centocelle è ancora un progetto sommerso, insieme ai rifiuti dell'ex Casilino.

"È arrivato il momento, dopo cinque anni di stallo e rimpalli tra uffici capitolini, di giungere a delle soluzioni per restituire il Pac ai romani ed alle romane, rendendolo davvero una risorsa a disposizione dei Municipi V, VI e VII, come sostenuto anche dal candidato sindaco Roberto Gualtieri che dal Parco di Centocelle ha aperto la sua sfida per far rifiorire Roma", hanno affermato la capogruppo della Lista Civica Zingaretti al Consiglio regionale del Lazio e promotrice della lista 'Roma Futura', Marta Bonafoni, ed Edoardo Annucci, candidato consigliere al Municipio Roma V per 'Roma Futura'.

"Una denuncia  che mi sento di avallare e condividere in pieno - ha aggiunto Mauro Caliste, candidato presidente del centrosinistra al Municipio V - Il parco è infatti di proprietà del Comune e ricade nelle sue specifiche responsabilità, e ora, dopo  cinque anni di immobilità e rimpallo di responsabilità è ora di intraprendere una nuova strada".

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