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Municipio V, 9.000 anziani minacciano stato di agitazione: “Ridateci i centri ricreativi”

I residenti reclamano la riapertura e la messa in sicurezza dei 15 centri anziani chiusi per la pandemia

Nessuno spazio di aggregazione per gli anziani del Municipio V, nessuna risposta sulla loro riapertura. Se il Comune di Roma ha indetto porte chiuse per limitare assembramenti e contagi, ora nonni e abitanti della terza età serrano le braccia di fronte al silenzio delle amministrazioni: “Fino a che non riapriranno i centri anziani, indiciamo uno stato di agitazione perenne”, così anticipa Patrizio Flamini, Presidente del Centro Anziani Nino Manfredi.

Un anno e mezzo fa la Sindaca uscente, Virginia Raggi, ha imposto infatti un’ordinanza di chiusura di tutti i centri anziani a Roma, sostenendo che avrebbero riaperto il primo luglio. Ma, a oggi, nessun anziano può invece ricongiungersi agli amici e usufruire dei servizi, sottraendo a 9.000 persone ben 15 spazi di aggregazione.

“Se c’è stata un’ordinanza di chiusura, ora esigiamo anche quella di riapertura – così Flamini – Abbiamo anche inviato una nota al direttore amministrativo del Municipio V, al Dottor. Alessandro Massimo Voglino e agli uffici competenti, chiedendo un appuntamento, ma il 6 ottobre non si è presentato nessuno per risponderci”.

Ecco perché, nelle prossime settimane, gli anziani residenti annunciano sit e manifestazioni davanti agli uffici del Municipio per reclamare la riapertura degli spazi di socializzazione, ma a norma, come previsto dalle disposizioni igenico-sanitarie.

“Oggi i centri anziani non sono stati messi in sicurezza, servono interventi che potevano essere fatti già durante il lockdown, come la manutenzione degli estintori, la sanificazione degli impianti di riscaldamento, l’adeguamento dei videocitofoni per controllare gli accessi. Siamo ignorati dalle amministrazioni, se il Comune non vuole intervenire, lo facciamo noi, dateci però i soldini per farlo, non li abbiamo”, conclude Flamini sul piede di guerra.

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