Domenica, 13 Giugno 2021
Velletri Via Morice

Velletri: interrogazione parlamentare sull'apertura del centro profughi

La senatrice Fattori dell'M5s ha presentato un'interrogazione parlamentare al Ministro degli Interni sulle irregolarità per l'apertura di un centro di accoglienza per profughi a Velletri

L'aula del Senato

E' stato il tema caldo della politica veliterna di primavera: l'apertura di un centro di accoglienza per profughi a Velletri in Via Morice dopo la concessione di un finanziamento da parte del Ministero degli interni. Acceso dibattito politico, botta e risposta trai vari partiti e addirittura una raccolta firme contro l'apertura. Poi l'improvviso dietro front dell'amministrazione per alcune irregolarità nell'affidamento della gestione del centro.

Ora il caso del centro profughi di Velletri arriva in Parlamento con un'interrogazione presentata in Senato dalla senatrice del Movimento 5 stelle, Elena Fattori. La parlamentare ricostruisce le tappe amministrative che hanno portato il Comune di Velletri ad affidare senza evidenza pubblica la gestione del futuro centro di accoglienza al consorzio di cooperative "Casa della solidarietà" e poi a revocare l'affidamento perché mancava la gara di appalto come richiesto da una deliberazione dell'Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici di lavori. 

In accordo con il Ministero dell'interno, lo scorso 4 giugno 2014, è stato autorizzato la proroga dell'avvio del progetto in attesa della gara pubblica. La gara è stata indetta con una pubblicazione di regolare bando in cui si è proceduto a rimodulare il piano dei costi senza variare il prezzo. L'unica cooperativa che ha partecipato al bando e lo ha vinto è stata la "Domus Caritatis", cooperativa del consorzio "Casa della Solidarietà" che aveva disposto il progetto dall'inizio.

Nell'interrogazione parlamentare si chiede di sapere le ragioni "per cui il Ministero dell'interno abbia stabilito di andare in deroga rispetto a tempistiche, modalità e procedure presenti nel bando di cui al decreto ministeriale del 30 luglio 2013, visto che la necessità della novazione soggettiva era motivata dal fatto che non vi fosse stata in precedenza una selezione pubblica del soggetto atto alla co-progettazione e che, di conseguenza, il progetto approvato dal Ministero stesso, non soddisfaceva di fatto i requisiti della migliore soluzione per il territorio su cui andava collocato e dell'offerta economicamente più vantaggiosa dato che, ricordiamo, si tratta di circa 2 milioni di euro di soldi pubblici" e  "quali azioni di propria competenza intenda intraprendere al fine di restituire regolarità alla vicenda".

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