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Marino: l'Autorità garante boccia alcuni appalti

Dopo un anno dalla richiesta dell'opposizione guidata dal consigliere Caracci, L'autorità garante sugli appalti boccia 6 appalti in procedura di urgenza

Un anno fa Sandro Caracci, leader dell'opposizione di Marino, aveva posto l'attenzione su sei gare d'appalto che l'Amministrazione comunale di centro destra aveva espletato con le procedure di "somma urgenza", ristrette a sole cinque ditte, da utilizzare in casi estremamente limitati quali le emergenze igienico-sanitarie o le calamità naturali.

Procedure comunque vietate quando la "somma urgenza" viene dichiarata ad arte o addirittura auto-provocata per evitare le altre forme di gara che assicurano una partecipazione più ampia delle imprese e quindi una reale concorrenza.

Su queste gare, per un importo complessivo di lavori a base d'asta di € 1.637.735,47 aggiudicati con un ribasso medio del 6,24%, il consigliere Caracci aveva presentato un'interrogazione urgente in Consiglio comunale con una risposta rassicurante da parte dell'amministrazione comunale.

"Non la pensa allo stesso modo l'Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici, cui mi sono rivolto - spiega Sandro Caracci - a seguito delle insoddisfacenti risposte fornite dalla Giunta Palozzi. Con un provvedimento che il Sindaco avrà rinchiuso in un cassetto invece di diffonderlo, ma che io pubblico integralmente."

L'Autorità di Vigilanza sui Contratti Pubblici, come si evince dalla lettera ufficiale, boccia senza appello l'operato del Comune di Marino e l'uso strumentale della invocata "somma urgenza" rilevando, in un caso, che i lavori dopotutto non erano così urgenti se avevano avuto inizio addirittura dopo ben 7 mesi dalla loro aggiudicazione.

Caracci ha anche illustrato dettagliatamente le somme che l'amministrazione avrebbe potuto risparmiare affidandosi a delle procedure ordinarie: "Per sapere quanti soldi i contribuenti marinesi avrebbero potuto risparmiare basta esaminare i soli tre casi in cui l'attuale Amministrazione è ricorsa in questi anni al naturale metodo dell'"asta pubblica", con una più ampia partecipazione di imprese (67, 16 e 45), ma soprattutto con ribassi d'asta ben più alti di quelli ottenuti, rispettivamente del 24,45% - 34,38% e 26,95%, e quindi una media del 28,60% perfettamente in linea con i ribassi che di solito si riscontrano negli altri Comuni dell'area Castelli Romani - Litoranea.

"Applicando la citata media percentuale alle 6 gare "osservate" dall'Autorità, le casse comunali avrebbero risparmiato la bella cifra di € 468.392,35, contro quella ottenuta di € 102.194,70 e quindi con una differenza di ben € 366.197,65!", conclude il consigliere

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