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Primarie nei Castelli Romani tra colpi di scena e mal di pancia dei partiti

I risultati delle elezioni primarie per la scelta dei candidati sindaci nei Castelli Romani hanno sbaragliato tutti i pronostici e proprio per questo i partiti ora si dividono perché non hanno vinto i "prescelti"

Le primarie del 9 marzo scorso saranno ricordate nei Castelli Romani come le "primarie sorpresa": tutti i pronostici saltati, vincitori a sorpresa e partiti che si sentono spaesati perché quello che avevano ipotizzato non è accaduto e fanno fatica a digerire delle scelte che provengono dall'esterno delle loro stanze, direttamente dai cittadini.

A Marino vince Emanuele Ciamberlano che era stato "accantonato" dal suo partito il PD di cui era capogruppo e che fin dalle primissime ore gli aveva preferito altri candidati convogliando poi sulla candidatura di Eleonora DI Giulio, il cui comitato elettorale ha deciso di presentare il ricorso perché pare che ai seggi si siano presentati troppi cittadini che di solito votano per partiti come Forza Italia. Eppure il regolamento delle primarie di Marino parlava chiaro: non saranno ammessi ai seggi elettori noti per non essere di centro-sinistra. C'è da chiedersi dunque se si sapevano che molte persone erano di altro schieramento politico, perché sono state ammesse al voto, se il regolamento lo vietava? Misteri della politica.

A Grottaferrata il vincitore annunciato, Stefano Bertuzzi, che già si sentiva candidato sindaco non ce la fa e i cittadini chiamati a decidere gli preferiscono Alessandro Broccatelli che però non piace agli alleati della coalizione che già annunciano divisioni. A Frascati il sindaco Stefano Di Tommaso è stato di fatto "defenestrato" dal suo partito e gli ha preferito Alessandro Spalletta che nel 1994 era stato uno dei fondatori di Forza Italia (tanto che il candidato sindaco del partito di Berlusconi rinuncia a congratularsi con lui perché lo considera un traditore) e che per poco non si vedeva soffiare lo scettro da Roberto Mastrosanti, attuale assessore che non ce la fa per una manciata di voti. A Ciampino il favorito Antonio Rugghia non ce la fa e l'alta affluenza al voto lo sfavorisce e il risultato è chiaro: i cittadini vogliono come candidato il giovane Giovanni Terzulli e non puntano sull'usato garantito, su chi Ciampino l'ha già guidata per dieci anni.

Sembra che i cittadini dopo diversi anni, che ormai si utilizzano le primarie per la scelta di segretari e candidati, abbiano imparato ad usarle come strumento di partecipazione politica vera e scompigliano le carte degli apparati di partito. Della serie "vengo a votare, ma non voto chi mi è stato indicato dai dirigenti di partito, sono io a scegliere". Questa è un'arma a doppio taglio per i partiti stessi, che hanno perso un loro punto di forza: il controllo del voto.

Non controllare il voto vuol dire non riuscire a controllare il territorio, è un sintomo di debolezza. Se poi non si riesce a controllare il territorio, non lo si riesce neanche a governare e ad amministrare. I cittadini stanno prendendo coscienza della loro forza di influire sulla vita dei loro partiti, i partiti a loro volta non si sono resi conto della loro debolezza e restano arroccati su una vecchia concezione di scelte prese dall'alto da dover solo far ratificare. La partecipazione e le primarie sono anche questo e i partiti prima o poi dovranno imparare a farci i conti, anche con i risultati a sorpresa.

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