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Inceneritore di Albano: via libera al cantiere dal Tar Lazio

Il Tar Lazio ha accolto il ricorso di Manlio Cerroni contro l'ordinanza del sindaco di Albano Nicola Marini che bloccava la messa in opera del cantiere per la costruzione dell'inceneritore. Il comune intanto decide di non ricorrere all'Unione Europea

Il magnate dei rifiuti del Lazio Manlio Cerroni

La costruzione dell'inceneritore di Albano è sempre più vicina: il Tar Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva nei confronti dell'ordinanza del sindaco Nicola Marini che bloccava lo stoccaggio del materiale per la costruzione dell'inceneritore e quindi l'avvio dei lavori.

I giudici si esprimeranno nel merito del provvedimento preso dal Comune di Albano il prossimo 30 gennaio 2013, però nel dubbio per non causare danni all'azienda il Tar ha deciso che è meglio sospendere l'ordinanza e dare via libera al Coema di iniziare a cantierizzare l'impianto. Insomma il deposito del "materiale tecnologico" per la costruzione del termovalorizzatore contenuto in 70 container non è più illegale.

Intanto il comune di Albano Laziale su consiglio dei suoi legali ha deciso di non ricorrere presso gli organi di giustizia dell'Unione Europea come annunciato a caldo al momento della sentenza del Consiglio di Stato sul via libera dell'inceneritore e lo ha comunicato in una riunione insieme ai comitati no Inc che hanno già presentato invece un ricorso europeo: "Abbiamo spiegato i fondamenti giuridici forniti dai nostri legali per i quali non ricorreremo alla Corte Europea. La motivazione principale sarebbe quella di esperire un’azione diretta a far valere la responsabilità dello Stato per violazione delle norme di diritto comunitario da parte dei propri organi giurisdizionali", ha spiegato il sindaco Marini.

Il sindaco Marini ha illustrato quali secondo i legali comunali le motivazioni che spingono per una contrarietà al ricorso: "Tale comportamento, cita la norma, dovrebbe dimostrarsi grave e manifesto della violazione, mentre nella fattispecie si dibatte principalmente sull’opportunità di scelte discrezionali dell’amministrazione regionale. Oltretutto, la Corte di Giustizia si pronuncia solo su istanze che, pur presenti nel ricorso, non sono state prese in esame dalla giustizia nazionale, come invece avvenuto per la causa sull’inceneritore. Inoltre, non possono essere presentati nuovi argomenti rispetto a quelli già presentati nei gradi di giudizio nazionale ad esempio la mancanza della procedura della Valutazione Ambientale Strategica".

La battaglia legale del Comune di Albano però non si ferma e lavorerà anche a livello politico per un'azione comune con tutti i sindaci di bacino: Abbiamo anche spiegato quali saranno le nostre prossime azioni, come la riunione con i dieci sindaci di bacino al fine di stabilire una linea comune relativamente alla definizione della procedura di bonifica e caratterizzazione idrogeologica del sito, riunione in cui proporremo anche la richiesta di analisi e caratterizzazione epidemiologica dell’area circostante la discarica da inoltrare all’ASL RM H. Tale documentazione metterebbe in evidenza inequivocabilmente lo stato del sito e costituirebbe il fondamento scientifico per il ricorso al giudice nazionale su cui il Comune sta lavorando come possibilità offerta dai propri legali".

 

 

 

 

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