Martedì, 22 Giugno 2021
Albano Via Roncigliano

Nicola Marini sull'inceneritore: "Un impianto a servizio di Roma Capitale"

Cosa contano il territorio, cittadini e sindaci? Se lo chiede il sindaco di Albano Nicola Marini in una lunga nota diffusa sui social network. Il "no" di Albano non è stato ascoltato, il tutto è a servizio di Roma Capitale

Il sindaco di Albano Nicola Marini riflette a mente fredda sulla sentenza del Consiglio di Stato che ha dato il via libera alla costruzione dell'impianto di termovalorizzazione di Roncigliano, a cui da sempre comitati, cittadini e amministrazioni si sono opposti.

In una lunga nota diffusa sui social network il sindaco Marini ha snocciolato tutte le fasi di una lunga battaglia amministrativa, anche in contrasto con il Partito Democratico del Lazio, che ha voluto per primo l'impianto e che oggi si trincera dietro un silenzio assordante, tra le tante dichiarazioni mancano proprio quelle dei consiglieri regionali di riferimento per il territorio dei Castelli Romani Bruno Astorre, Carlo Ponzo e Tonino D'Annibale, che l'inceneritore lo avevano voluto insieme alla giunta Marrazzo. Un Partito Democratico del Lazio che invece ora lotta contro le discariche decise dalla giunta Polverini, ma tace sulle sue scelte non condivise dalla base.

Il sindaco di Albano fa una prima importante constatazione: " Questo sarà un impianto a servizio di Roma Capitale. Quella Roma Capitale che prende i benefici dei finanziamenti del Governo nazionale e che scarica sulla Provincia i problemi, come campi nomadi, discariche e inceneritori. Quella Roma Capitale che è al collasso sul problema della gestione dei rifiuti e che non è stata in grado, insieme alla Regione Lazio, di programmare soluzioni sostenibili, scegliendo la via più breve, comoda e dannosa per i cittadini. Quella Roma Capitale che decide sui territori altrui, come se tutto le fosse dovuto, tanto è vero che i rappresentati politici ieri festeggiavano per la sentenza del Consiglio di Stato, compresi quelli del Partito Democratico romano. Dispiace constatare che gli interessi in gioco sono evidentemente trasversali".

A Nicola Marini non piace proprio la sentenza del Consiglio di Stato in cui si dice che la pubblica amministrazione ha un'ampia discrezionalità, non si può entrare nel merito della questione. Come a dire che i giudici amministrativi devono solo valutare la legittimità dell'atto e non il suo merito, anche se questo non tutela il tanto sbandierato "interesse generale", ma gli interesi privati di qualche imprenditore influente.

L'amministrazione comunale di Albano dal 2010 ha messo in atto tutti gli strumenti a lei disponibili per tentare di fermare la costruzione dell'incenritore, ricorda il primo cittadino: "Abbiamo sostenuto legalmente la battaglia dei cittadini e del Coordinamento contro l’inceneritore. Abbiamo fermato un Piano regolatore che trasformava la zona di Roncigliano da agricola ad industriale (cosa che oggi, con questa sentenza, avviene d’autorità). Sì, forse non tutti i Comuni dei Castelli hanno ancora avviato la raccolta differenziata. Ma davvero si pensa che questo avrebbe ribaltato la sentenza del Consiglio di Stato? Si è così ingenui da credere che Roma e la sua crisi post Malagrotta non c’entri nulla in questa scelta? Si è così ingenui da credere che i potentati economici che sono dietro questo impianto siano condizionati dal fatto che un Comune o un altro facciano la raccolta differenziata? Ripeto, questo, se mai verrà costruito, sarà l’inceneritore di Roma".

L'ultima considerazione di Nicola Marini riguarda il ruolo e la forza dei territorio nel dire i loro "no": "Ma purtroppo e drammaticamente la domanda che mi pongo, da amministratore locale, è: cosa conta il territorio? Cosa contano i cittadini? Cosa contiamo noi sindaci che li rappresentiamo se non veniamo presi in considerazione nemmeno quando esprimiamo un “no" unanime a chi vuole imporre le proprie scelte sui nostri territori, ma solo quando diciamo “sì, prego, accomodatevi”? Si è parlato tanto di federalismo e di sussidiarietà, ma in questi primi due anni di governo ho potuto constatare che, in ogni aspetto amministrativo quotidiano (economico, ambientale, di programmazione del territorio, di gestione del personale), si tratta solo di parole vuote, senza alcun valore. I “lacci e lacciuoli” posti dal Governo nazionale e dal Governo regionale impediscono una reale autonomia amministrativa".

Ora il prossimo passo è il ricorso alla Corte di Giustizia Europea con tutti i sindaci di bacino: "Faremo tutto ciò che istituzionalmente, politicamente e amministrativamente è nelle nostre possibilità, all’interno di uno (spero) sereno confronto democratico con tutti gli attori in campo", conclude il sindaco.  

 

 

 

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