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Inceneritore: denunciati due dirigenti della Regione Lazio per abuso di ufficio

I rappresentanti delle associazioni che lottano contro la costruzione dell'inceneritore di Albano hanno denunciato questa mattina due dirigenti della Regione Lazio per abuso di ufficio e truffa ai danni della Regione Lazio

Nuovo colpo di scena nella vicenda dell'inceneritore di Albano: questa mattina i rappresentanti delle associazioni che da anni lottano contro la costruzione dell'impianto hanno depositato presso la procura di Roma una denuncia penale nei confronti di due dirigenti della Regione Lazio per abuso d’atti d’ufficio,  omissione d’atti d’ufficio, abuso di potere, raggiro, artificio e truffa ai danni dell’Ente Regione Lazio. Un passo verso la giustizia penale italiana prima di adire alla giustizia europea da parte dei Comitati No Inc.

"Crediamo, difatti, vi sia una netta e radicale differenza tra la legittima ed ampia discrezionalità  - spiega Daniele Castri del Comitato No Inc - che una Pubblica Amministrazione come la Regione Lazio esercita nello svolgimento delle propri funzioni e quelle che sono, viceversa, le forzature, le pressioni, le omissioni plateali esercitate da parte di alcuni dirigenti della Regione Lazio e consulenti privati sull’intero iter amministrativo d’approvazione e localizzazione del tristemente noto inceneritore all’interno della discarica di Albano".

Molti ricorderanno il famigerato fuori onda di report con lo scomparso Assessore ai Rifiuti della Regione Lazio Mario Di Carlo, parole che gettavano un'ombra sui metodi di gestione dei rifiuti del Lazio: "Non vi era, in tutti gli atti della Regione Lazio, nulla di legittimo e discrezionale ma solo un unico, preordinato, palese obiettivo della cricca: far costruire agli amici degli amici, costi quel che costi, l’inceneritore ad Albano senza frapporre alcun ostacolo e, cosa altrettanto importante, con i soldi dell’erario pubblico", tuona Daniele Castri.

Oltre alla denuncia verso i due dirigenti della Regione Lazio è stata inoltrata alla Procura di Roma la richiesta di una perizia tecnica (nella forma di CTU - commissione tecnica d’ufficio - o di CTS - commissione tecnico-scientifica) al fine di accertare, quanto prima, le modifiche intervenute (ovvero le differenze sostanziali) tra il primo ed il secondo progetto Co.E.Ma. dell’inceneritore di Albano: modifiche  che lo rendono, di fatto, un prototipo industriale mai progettato, sperimentato, brevettato né costruito in nessuna parte del mondo. Progetto in sostanza che se realizzato renderebbe i cittadini dei Castelli Romani delle cavie umane. I comitati No Inc hanno chiesto anche  il sequestro di tutta la documentazione progettuale depositata dal Co.E.Ma. presso la Regione Lazio.

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