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Albano: dopo il sequestro di Colleferro si riaccende la protesta contro l'inceneritore

I Verdi: “I rifiuti tossici e il CDR illegale gettano ombre inquietanti sulla prassi dell’incenerimento dei rifiuti nel nostro territorio”. Rugghia (PD): “Questi eventi aumenteranno la paura dei cittadini”

Il sequestro da parte del Noe dell’impianto di termovalorizzazione di Colleferro ha fatto scattare l'immediata reazione dei comitati cittadini che si oppongono alla costruzione dell'impianto di Albano. Un impianto che nelle intenzioni della Regione dovrebbe concludere il ciclo dei rifiuti nella Regione Lazio.

Andrea Tupac Mollica, Coordinatore dei Verdi dei Castelli Romani e Claudio Fiorani, Portavoce dei Verdi appunto di Albano Laziale hanno così commentato il caso di Colleferro: “I rifiuti tossici e il CDR illegale gettano ombre inquietanti sulla prassi dell’incenerimento dei rifiuti nel nostro territorio. Oramai la verità su questi impianti è venuta a galla”, spiegano i Verdi.

"Il Coordinamento contro l’Inceneritore di Albano sarà di nuovo in piazza sabato 21 marzo ad Albano"    
Secondo il partito degli ambientalisti è ormai evidente che questi impianti “non servono a chiudere il ciclo dei rifiuti e ad impedire la saturazione delle discariche. Sono solo degli ecomostri destinati a bruciare rifiuti tossici di ogni specie provenienti da tutta Italia, in particolare dalla Campania, mettendo in gravissimo rischio la salute pubblica, ed inquinando la nostra aria e la nostra acqua. Il territorio dei Castelli Romani sta già pagando a Colleferro il durissimo prezzo dell’inquinamento, della gestione dissennata, quando non criminosa, dei rifiuti. Tutto ciò non può e non deve ripetersi ad Albano”.

Il Coordinamento contro l’Inceneritore di Albano, come ha spiegato Fiorani, sarà di nuovo in piazza sabato 21 marzo ad Albano, per un grande corteo popolare.  Spiega Fiorani: “Oggi più che mai è necessario unire tutte le voci del territorio, della cittadinanza, dei comitati, dei movimenti e delle associazioni per levare un grande grido di protesta e dire che la nostra terra non è e non sarà mai l’immondezzaio del centro sud. Chiediamo a tutte le donne e gli uomini dei Castelli Romani di partecipare numerosi a questa grande prova di democrazia territoriale per l’autodeterminazione della nostra terra e della nostra gente”.

Sul caso di Colleferro è intervenuto anche il deputato locale del PD Antonio Rugghia che ha affermato: “Il quadro che viene rappresentato dalla magistrature è gravissimo. Nei due termovalorizzatori di Colleferro veniva bruciato di tutto, senza il rispetto necessario della prescrizione di legge e soprattutto della tutela della qualità dell'aria e della salute dei cittadini. Tra l'altro, quella della Valle del Sacco è una delle zone più inquinate d'Italia dove la Regione e lo Stato sono impegnate in una gigantesca opera di risanamento ambientale per i danni prodotti dall'avvelenamento del fiume Sacco".

Secondo Rugghia “questi eventi sono destinati ad alimentare la paura e la diffidenza dei cittadini circa la realizzazione degli impianti che vanno gestiti nel rispetto della legge per essere funzionali alla chiusura del ciclo dei rifiuti. La magistratura in questo caso e nelle altre indagini che riguardano il Consorzio Gaia interviene la dove la politica ha mostrato tutta la sua inerzia. Tutto questo non può che provocare amarezza”.

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