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Municipio 13, la giunta Castagnetta è illegittima: "Troppe donne"

Viola l'articolo 25 comma 3 della Statuto di Roma Capitale. A stabilirlo con una nota il Segretariato Generale, in risposta alla questione sollevata da Fratelli d'Italia

La presidente del municipio 13, Giuseppina Castagnetta

Quattro donne più la presidente, e due - solo due - uomini. La giunta della minisindaca Giuseppina Castagnetta è illegittima, come evidenziato da un parere del Segretario Generale. Quote rose abusate più che rispettate in quello che appare come un quasi paradosso della parità di genere, stavolta violata "al contrario". 

A far presente lo squilibrio interno alla squadra della presidente grillina del municipio 13, il consigliere di Fratelli d'Italia, Marco Giovagnorio, che in data 8 giugno ha scritto agli uffici tecnici capitolini, ottenendo un mese più tardi la sentenza: la giunta Castagnetta "non vede assicurata la presenza di entrambi i sessi in numero pari di persone", e viola così la parità di genere prevista dallo Statuto all'art.25 comma 3. 

La lettera, firmata da Massimo d'Amanzo, direttore supporto giunta e assemblea capitolina, invita dunque la minisindaca "ad adottare le opportune iniziative per conformarsi a quanto prevede lo Statuto in ordine alla composizione delle giunte municipali". Tradotto: una donna della squadra dovrà lasciare la poltrona. 

"Avevamo ragione noi sullo squilibrio di genere della giunta" esultano Giovagnorio, presidente della commissione Trasparenza, e Fabrizio Santori, consigliere regionale del Lazio di Fratelli d'Italia. Il parere del Segretariato "è una vera e propria bocciatura dell'arroganza e della spartizione correntizia utilizzata in questo territorio. Si tratta dell'ennesima nostra vittoria in punta di diritto che vuole ripristinare giustizia all'interno di un'amministrazione che ha palesemente violato le norme, forse volendo saziare personalismi o appetiti di correnti, deputati e senatrici nella spartizione dei ruoli di giunta. Ricordiamo, infatti, che ben sei su sette di questi assessori nominati provengano da altri territori e non dai luoghi che governano. Ora dovrà essere ripristinato quel principio di uguaglianza e rispetto delle norme sbandierato a parole dai grillini, ma calpestato nei fatti a danno della comunità".

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