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Incendio a Battistini, i residenti: "Quello sfascio è la nostra croce". E la delocalizzazione è ferma

"Ne parlavamo ieri in assemblea di condominio" racconta un cittadino. "Sono anni che ci combattiamo". Mentre il piano per il trasferimento degli autodemolitari romani è fermo all'anno zero

Certo non immaginavano un incendio di questa portata gli inquilini di via Lucio II, quando durante l'assemblea di condominio hanno discusso proprio di quell'autodemolitore e disagi vari. Oggi, a guardare la nube tossica, nera, che avvolge i palazzi occludendo completamente la visibilità e costringendo chi a evacuare chi a restare tappato in casa, la riunione di ieri suona come una premonizione funesta. E il rogo scoppiato questo pomeriggio nello sfasciacarrozze di via Mattia Battistini come una triste conferma di allarmi e paure. 

"Ne abbiamo parlato proprio mercoledì, ma è da tempo che chiediamo chiarimenti su autorizzazioni e certificazioni" racconta Luca F., uno dei tredici inquilini di uno degli appartamenti che affacciano sullo sfascia carrozze. "Abito in questa casa dal 2013 e in zona da decenni. Ci è sempre stato. Altri invece sono stati spostati. Infatti non abbiamo mai capito esattamente perché questo è rimasto. Quando ho fatto i lavori in casa nel piano regolatore c'era scritto che qui doveva essere verde pubblico". Invece i residenti fanno i conti con le carcasse di auto parcheggiate fuori, i rumori, la sporcizia, le polveri che si depositano sui terrazzi. 

LA DELOCALIZZAZIONE RIMASTA SULLA CARTA - E non sono i soli. Tutta Roma fa i conti con l'eterno affaire degli sfasciacarrozze, quelli mai dislocati fuori dal Raccordo come promesso. Di trasferimento si parla da vent'anni, ma la ricerca di siti alternativi e sostenibili è ferma all'anno zero. Il tema è stato oggetto di una recente seduta della Commissione Ambiente, presieduta da Daniele Diaco, durante la quale si è proceduto all'analisi della delibera n. 181 del 2014 relativa appunto agli autodemolitori. 

Durante l'incontro, al quale erano presenti gli uffici del Dipartimento Tutela Ambientale, l'Assessorato e alcuni Municipi, è emerso che per gli autodemolitori romani "bisogna ripartire da capo". Le aree individuate nel 1997 dove trasferire tutti i siti allora esistenti (oltre cento), infatti, sono impantanate nelle paludi della burocrazia e dai ricorsi al Tar. E, sebbene sia calato, il numero di autodemolitori presenti sul territorio di Roma, in particolar modo nel V Municipio, resta alto: da 114 a 91 con la presenza di 13 rottamatori di competenza regionale. 


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