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Monte Stallonara: dove l'housing sociale costa il doppio, cronaca di un pasticcio all'italiana

Approvato nel 2003 il piano prevedeva alloggi per 5mila persone e servizi per il quartiere. Ma a dieci anni di distanza le case sono inabitabili perché mancano le fogne. E chi ha acquistato un appartamento è costretto a pagare un mutuo pur abitando altrove

Sul balcone di una palazzina campeggia la tipica scritta ‘vendesi’, come nelle decine e decine di villette ancora in costruzione in tutta la Valle Galeria. Ma qui a Monte Stallonara quell’insegna assume una vena canzonatoria. Si tratta di palazzine terminate da qualche anno e ancora prive di rete fognaria, luce, acqua e gas. Insomma inabitabili. Eppure c’è chi uno di quegli appartamenti li ha comprati e ora oltre al mutuo deve sobbarcarsi un affitto perché costretto a vivere altrove. Niente male per un progetto che prometteva abitazioni a prezzi popolari per le fasce di reddito più sofferenti. Ma come si è arrivati oggi a questo paradosso? Per capirlo occorre ripercorrere passo per passo, cavillo per cavillo, il ‘Piano di zona B50 Monte Stallonara’.

UN PROGETTO AMBIZIOSO - Approvato nel 2003 il piano di zona è nato come un progetto ambizioso: 6 milioni di metri cubi di cemento da realizzare contestualmente alla riqualificazione di un’area in cui vivono circa 30 mila persone. “Il progetto - racconta a Romatoday Giada Pittino, del Comitato cittadini Pisana Ponte Galeria - nasce con l’obiettivo di unire i quartieri di Spallette, Monte Stallonara, e di fatto anche Ponte Galeria, perché è un piano unico che fornisce servizi a tutti i nuclei ex abusivi per saldarli insieme”.

Agglomerati urbani che delimitano un perimetro piuttosto ampio che da quando è stato edificato è rimasto pressoché uguale: del tutto privo di servizi, anche i più essenziali. Poche scuole, illuminazione pubblica insufficiente, zero marciapiedi, per non parlare dei luoghi di ritrovo. Il Piano di Zona avrebbe dovuto in parte sanare questa situazione, con la costruzione di tre scuole, una chiesa e una piazza. “E invece le case stanno crescendo ma di servizi neanche l’ombra – chiosa Giada Pittino.

UNA FOLLIA BUROCRATICA LUNGA DIECI ANNI - Il Piano di zona B50 Monte Stallonara viene approvato nel 2003 ma il piano ha iniziato a prendere vita solo tre anni dopo, perché in molte delle aree interessate dalle costruzioni sono state trovate piccole discariche abusive. “In alcune l’immondizia era interrata da più di trent’anni – spiega Giada – quindi già cristallizzata, ma per scongiurare la presenza di bolle di biogas si sono fatte ulteriori verifiche”.

Poco male perché il progetto nasce con i migliori auspici grazie ad una concertazione proficua e costante tra la giunta Veltroni e i comitati di quartiere. Le dolenti note iniziano nel 2007, a lavori già partiti. “Solo allora ci si è resi conto che c’era un problema di capacità fognaria – racconta Giada – e iniziano i primi rapporti con l’Acea che si impegnò a raddoppiare il collettore già esistente e nel frattempo a costruirne uno nuovo sulla Magliana, dove avrebbero dovuto confluire le fogne di tutto il piano”. Di fatto mancava solo l’approvazione di una delibera per avviare l’Iter. Sembrava fatta, insomma.

E invece nel 2008  con il cambio di giunta al Campidoglio quella delibera si perde nei meandri della burocrazia capitolina. Un’ impasse di qualche mese ma che costa caro a Valle Galeria, perché nel frattempo è entrata in vigore una nuova normativa europea che vuol dire ulteriori ritardi. Per aggirare l’ostacolo la giunta Alemanno pensa ad un escamotage: dividere in più ‘stralci’ lo stanziamento per i servizi primari in modo da non superare la soglia dei 5 milioni prevista dal bando non europeo.

“A questo punto – spiega Giada – si impunta l’Assessore Corsini che vorrebbe far passare il procedimento come una Determina, mentre l’Avvocatura chiedeva che fosse rispettato l’iter che prevede una delibera di giunta”. Ma quando arriva l’agognata delibera l’Avvocatura la rispedisce al mittente perché manca l’importo complessivo, che però corrisponde a 11 milioni di euro e farebbe rientrare il progetto nel bando europeo.

Per farla breve dopo un altro anno di traversie il bando di concorso è stato pubblicato solo cinque giorni fa sul sito dell’ ISVEUR,  il consorzio che gestisce le opere. A settembre partirà la gara d’appalto, poi ci vorranno altri diciotto mesi per completare i lavori. Intanto chi quelle case le ha comprate o affittate è con l’acqua alla gola, e può prendersela solo con l’ineffabile burocrazia. Cavilli, cavilli e ancora cavilli per una storia che più di molte altre assurge a emblema dell’immobilismo italiano.
 
NEL QUARTIERE DORMITORIO SI COSTRUISCE ANCORA – I problemi di Valle Galeria non finiscono certo a Monte Stallonara, né basterà risolvere l’emergenza fognaria per ripristinare un minimo di decoro urbano in una zona che ha già pagato a caro prezzo le furberie della politica.
A Valle Galeria mancano le piazze, in compenso però abbondano le discariche. C’è il gassificatore, la raffineria, l’inceneritore di rifiuti ospedalieri. E poi l’ottavo colle di Roma: la discarica di Malagrotta.

“Nel nostro territorio c’è il 28% in più di mortalità rispetto agli altri territori ”, ci spiega Angelo Vastola del comitato Piana del Sole - Valle Galeria. Eppure Valle Galeria è ventilata come uno dei luoghi papabili ad ospitare la discarica Post-Malagrotta. Che ironia della sorte dovrebbe sorgere a trecento metri da Malagrotta.

Ma l’ultima beffa riguarda il nuovo piano di Alemanno per risolvere l’emergenza abitativa, il così detto ‘social housing’: anche qui Valle Galeria è in cima alla lista con ben 2,4 milioni di metri cubi di cemento, da sommare a quelli del vecchio piano ancora in costruzione.
“Una vera follia - commenta Vastola -  si continua ad ammassare gente senza offrire servizi. Il piano del Comune è di vendere le cubature per fare cassa, senza offrire nulla in cambio ai residenti. Valle Galeria è un quartiere dormitorio, di giorno in giro non si vede nessuno perché non ci sono piazze e marciapiedi. Qui si torna solo a dormire, si vive altrove.”

E mentre la riqualificazione del quartiere è ancora in alto mare si aumenta l’area urbanizzata e si aggiungono disservizi a disservizi, con il risultato che poi riqualificare sarà ancora più costoso, forse insostenibile per le casse del Comune. “Ma quel che vuole il Palazzo – conclude Vastola -  è proprio questo: che Valle Galeria resti un quartiere dormitorio per continuare a sfruttare il territorio”. E magari tra una palazzina e l’altra, alla bisogna ci può scappare anche una discarica.

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