Marconi San Paolo / Lungotevere Dante

Lungotevere Dante: madre e figlio arrrestati per spaccio

Gli agenti hanno trovato diverse dosi e tipologie di droga e più di 11 mila euro. Proseguono le indagini anche con l'esame di alcuni scritti contabili con i quali vogliono ricostruire la reale entità del "giro d'affari"

Scoperto un appartamento, su Lungotevere Dante, che serviva da base per lo spaccio: in manette una donna e suo figlio sono stati arrestati, ingente il sequestro di stupefacente e di denaro. La scoperta dei due pusher è nata grazie all'osservazione, durata diversi giorni, degli spostamenti di alcune persone, noti consumatori di stupefacenti e frequentatori della aree del divertimento notturno, a “guidare” gli investigatori del Commissariato di Trevi, diretti dal dr. Lorenzo Suraci, ad un appartamento nel quartiere Colombo.

L’abitazione, sul Lungotevere Dante, era però soltanto il luogo stabilito per la consegna e l’immagazzinamento della sostanza stupefacente.  Un primo contatto per stabilire prezzo, quantità e tipo di sostanza , da quanto ricostruito dai poliziotti, avveniva però telefonicamente.  Sono stati infatti numerosi i telefoni cellulari sequestrati all’interno dell’appartamento dei due pusher dove sistematicamente giungevano richieste da parte dei clienti.
Quando gli agenti sono entrati nell’appartamento, hanno trovato un bilancino elettronico di precisione e circa 30 grammi di hashish. Ingente anche la somma di denaro sequestrata nel corso della perquisizione.  Circa 800 euro erano nascosti all’interno del cassetto di un comodino, mentre altri 11000 erano contenuti in un involucro appoggiato su un armadio. Numerose anche le dosi di sostanza stupefacente che la donna nascondeva nel reggiseno.

Circa 20 grammi di eroina, 24 grammi di cocaina, suddivisi in 42 dosi , che probabilmente era stati preparati per la consegna al cliente dopo aver ricevuto la relativa richiesta al telefono. B.N.N., cittadina tunisina di 46 anni ,ed il figlio ,A.A. 20enne, sono stati accompagnati negli Uffici di Polizia per rispondere del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Gli investigatori proseguono le indagini anche con l’esame di alcuni scritti contabili con i quali vogliono ricostruire la reale entità del “giro d’affari” dei due pusher, e risalire ai collegamenti con i loro fornitori.

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