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Marconi: sgomberati 200 nomadi nella ex Mira Lanza

Sgomberati a più riprese, dal 2004 sono nella ex fabbrica Mira Lanza alle spalle di viale Marconi. Da tempo le denunce di residenti e associazioni. Nessuno ha accettato ospitalità

Circa 200 persone, quasi tutte romene provenienti dalla città di Severin, tra cui 40 bambini, sono state allontanate ieri pomeriggio dall'ex fabbrica Mira Lanza, dove si erano insediati dal 2004, nonostante diversi sgomberi già effettuati in passato. Nessuno di loro, però, ha accettato l'ospitalità offerta dal Campidoglio a donne e bambini nel Cara di Castelnuovo di Porto. E qualcuno già annuncia: "Stanotte torneremo a dormire qui fuori". L'operazione è stata condotta dalla polizia municipale e dalla polizia di Stato, non senza qualche resistenza da parte dei romeni, un gruppetto dei quali nei giorni scorsi ha appiccato un incendio a un cumulo di immondizia dentro la struttura.



Proteste vivaci anche dai rappresentanti di associazioni no profit (Arpj, Arci e Popica): "Ieri - lamentano - il delegato del sindaco per l'emergenza rom, Najo Adzovic, ci aveva promesso che il Comune avrebbe dato assistenza al Cara a interi nuclei familiari. E invece oggi dicono che accettano solo donne e bambini". Claudio Graziano, di Arci, definisce "gravissimo" che i rappresentanti delle associazioni siano stati "identificati dalla polizia, che ha tenuto per ore in custodia i documenti".
Fabrizio Santori, presidente della commissione Sicurezza del Campidoglio, taglia corto: "Il Comune può offrire ospitalità solo a donne e bambini. Agli altri proponiamo il rimpatrio assistito, ma queste associazioni li fomentano". Tra le baracche, dove sono visibili anche fili della luce e televisori, è ora in azione il primo escavatore: "Dopo la demolizione - spiega il delegato alla sicurezza del Campidoglio, Giorgio Ciardi - metteremo in sicurezza l'aera con delle reti e con la tamponatura dei varchi". "Sarebbe stato molto meglio - conclude Santori - assegnare prima l'aera in locazione a un privato perché la ristrutturasse ma l'assessorato al Patrimonio non ci ha dato ascolto. E ora rischiamo che l'area torni ad essere occupata". (Ansa)

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