Roma, Totti gol: 225 passi dal Foggia al Genoa

Da Pupone a Gladiatore, dai libri di barzellette a quelli da Cicerone nella sua città, dallo scudetto al titolo mondiale

Tutto il mondo del calcio omaggia Francesco Totti e i suoi 225 gol in serie A condita dai 20 anni di fedeltà giallorossa dall'esordio in campionato. Ne è passata di acqua sotto i ponti del Tevere dall'esordio del predestinato sedicenne di Porta Metronia lanciato da Boskov all'epilogo di Brescia-Roma il 28 marzo 1993, che segna il primo gol con papà Mazzone al Foggia il 4 settembre 1994.

Il ragazzino imberbe, un pò sfacciato e indolente, si trasforma in grande professionista, rafforza il fisico col lavoro, affina le sue doti tecniche mettendole al servizio del collettivo con Zeman e con Capello per sbocciare come il maggiore talento italiano del nuovo millennio. Tacchi e cucchiai (suo marchio di fabbrica) ma anche visione di gioco, lanci ispirati e assist e la costante implacabile di gol a raffica che, dopo 20 anni con pochi chiaroscuri, lo hanno portato ieri a raggiungere Nordahl al secondo posto della storia del calcio italiano. 

Solo Silvio Piola è fuori della sua portata con 274, ma con 225 reti entra in maniera indelebile nella leggenda. Da trequartista a seconda punta fino a prima punta con Spalletti, per poi tornare di nuovo indietro, ma con licenza di inventare: il percorso tattico si affina come il suo bagaglio umano.

Francesco, il Capitano, capisce l'importanza del web e lo usa per intervenire in tante questioni per partecipare al dolore e al lutto altrui, per commentare questioni sociali, politiche, religiose conscio dell'ascendente su giovani e meno giovani. Ma non si prende troppo sul serio, fa ampio uso di autoironia e la sua simpatia conquista anche molti tifosi ostili. Sul suo raffinato talento, plauso unanime. 

Qualcosa tolgono gli improvvisi raptus (sputa a Poulsen, scalcia Balotelli, sente troppo i derby), oltre a due tremendi infortuni e una placca che ingabbia la caviglia sinistra da sette anni. Con l'azzurro amore intermittente: appena 9 gol in 58 partite, ma il cucchiaio con l'Olanda è uno scapigliato inno alla gioia e la freddezza nel rigore con l'Australia pone le fondamenta per il mondiale.

Con la Roma è identificazione totale: capitano dello scudetto, vuole giocare fino a 40 anni, e ora ne ha quasi 37: globalmente 279 gol in 665 partite, 225 nelle 525 gare in serie A con 2 triplette e 43 doppiette. In Europa la perla tra i 37 gol siglati in 88 partite è la bomba da lontano che ammutolisce il Bernabeu (l'unico campo per cui avrebbe tradito l'Olimpico) firmando il successo sul Real il 30 ottobre 2002. Ma è sui campi di A che in 20 anni dà apprezzato spettacolo per cui è arduo stilare un hit parade dei suoi gol. 

Quello che lo stesso Totti ritiene il n.1 è il fiammeggiante cucchiaio da fuori che sfodera a San Siro (2-3) con l'Inter il 26 ottobre 2005, che va di pari passo con il colpo da biliardo dell'esterno al volo da posizione defilata che si insacca nella porta della Samp (2-4) a Marassi il 26 novembre 2006. Lo stadio avversario in piedi applaude. Pescando in un repertorio variegato c'è un altro cucchiaio, quello del 5-1 alla Lazio nel derby del poker di Montella il 10 marzo 2002 (con la dichiarazione d'amore a Ilary nella t-shirt, '6 unica'), accanto all'ubriacante dribbling al Torino con finta al portiere con la suola il 6 gennaio 2002. 

Romanticamente ci sono poi il primo gol al Foggia, un sinistro rasoterra con un'esultanza studiata a casa con il fratello; il destro al volo che fa secco Buffon e porta in vantaggio la Roma nel match-point scudetto con il Parma il 17 giugno 2001; il 100/o gol in A, una punizione all'Inter nel 3-3 all'Olimpico in 3 ottobre 2004; il 200/o, il rigore primo dei due gol nel 2-2 in casa della Fiorentina il 20 marzo 2011, o ancora il penultimo gol (n.224), un destro esplosivo per il ko alla Juve il 16 febbraio scorso.

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E ancora la fantastica botta al volo nel 4-0 a Bologna il 23 novembre 2003, il controllo di testa e una folgore di controbalzo per il 4-1 sull'Udinese il 5 ottobre 2002. Le due triplette a Brescia il 29 settembre 2002 e in casa col Bari il 22 novembre 2009. Attimi di gloria in un felice percorso da primo della classe che non ha nessuna intenzione di andare in pensione, dal Foggia al Genoa mettendo Piola nel mirino. 

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