Punto Lazio, un passo avanti e due indietro: così non va

La sconfitta interna contro il Genoa riapre la crisi in casa biancoceleste. La squadra continua a non segnare e viene punita alla prima occasione. La direzione di Tommasi complica ulteriormente il quadro

Ancora un black-out per la Lazio, l'ennesimo di questa stagione. Dopo la vittoria con il Cagliari e il pareggio di San Siro contro il Milan, sembrava s'intravedesse uno spicchio di sole, invece ieri a Formello è tornato il temporale: il Genoa ha sbancato per il secondo anno di fila l'Olimpico. Pur soffrendo per larghi tratti della partita i rossoblù hanno approfittato delle uniche due occasioni da gol capitategli. Alla Lazio, che al termine del primo tempo sembrava in pieno controllo del match è mancato il gol che sbloccasse il risultato, poi come spesso è accaduto questa stagione la squadra ha pagato cara la prima disattenzione (ancora una volta Cavanda).

DISASTRO TOMMASI - Soltanto chi ha visto la partita può avere idea di cosa è successo ieri all'Olimpico: la Lazio sin dalle prime fasi di gioco ha premuto sull'accelleratore esercitando un grande pressing e riversandosi a capofitto nella metà campo genoana alla ricerca del gol. Come al solito uno dei più in palla è stato Antonio Candreva: cross, accellerazioni e tiri in porta a volontà e un inserimento decisivo sul quale viene messo giù da Biondini, ma l'arbitro Tommasi, inspiegabilmente, non fischia. Errore marchiano del direttore di gara, che purtroppo non sarà l'unico. Nel secondo tempo, sul risultato ancora in parità, Felipe Anderson prova a scodellare un pallone in area e Antonelli lo respinge con la mano, per Tommasi non c'è niente. Circa venti minuti più tardi, episodio analogo a parti invertite con il Genoa già avanti di un gol: stavolta a toccare il pallone con la mano è Ciani. Il tocco appare ugualmente involontario a quello di Antonelli, di diverso però c'è il metro di giudizio di Tommasi che fischia il rigore (poi trasformato da Gilardino) che condanna la Lazio.

SCIAGURA CAVANDA - Quando Cavanda ha deciso di ricalcare la parabola del 'figliol prodigo', facendo marcia indietro sulla volontà di andar via da Roma e rinnovando il contratto con i biancocelesti, in molti hanno gioito, ritenendo il ragazzo un buon prospetto per il futuro. Allo stesso tempo sono tanti i tifosi biancocelesti che imputano al terzino belga la colpa di diverse reti subite dalla Lazio. Proprio come è successo ieri, quando con troppa leggerezza si è fatto infilare da Kucka, compromettendo così il buon lavoro difensivo fatto fino a quel momento da una retroguardia in grande emergenza. Cavanda dà tanto in fase di spinta, ma difensivamente parlando è ancora lacunoso. Il recupero di Konko, ben più disciplinato tatticamente, è imprescindibile.

FELIPE ANONIMO - Petkovic è confuso, lo si intuisce anche dalla scelta di piazzare Felipe Anderson largo, nonostante il ragazzo non sia un'ala. La sua natura di trequartista lo porta ad accentarsi, infatti, nel corso delle azioni è sempre più vicino a Klose che sulle corsie esterne. Forse sono i compiti assegnati dal tecnico a disorientarlo, fatto sta che Felipe ancora non riesce a prendere per mano la squadra, e a momenti in cui fa vedere la sua classe, alterna lunghe pause in cui sparisce dalla manovra. 

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PERCHE' NON A DUE PUNTE? - Per l'ennesima volta il tecnico ha mandato in campo la squadra schierando Klose come unico terminale offensivo, supportato da Candreva e Felipe Anderson. Come spesso accade però la scelta si è dimostrata infruttuosa. Nelle precedenti partite, quando la Lazio è andata sotto, Petkovic ha fatto ricorso alle due punte e la squadra sembra averne tratto giovamento. Ora resta da capire se il bosniaco, che ha già cambiato tanto in questa stagione, non possa provare a partire dall'inizio con due punte, magari già da giovedì contro l'Apollon Limassol. Keita e Perea scalpitano.

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