Lotito: "Lo stadio della Roma è in una zona peggiore rispetto a quello della Lazio"

Il presidente della Lazio denuncia: "Il mio progetto è stato tarpato. Vediamo se c'è pari trattamento"

Claudio Lotito, a Mix24 di Giovanni Minoli su Radio 24, è un fiume in piena. Il numero uno dei biancocelesti torna sul tema dello stadio di proprietà e denuncia: "Per l'impianto della Lazio, dieci anni fa, sono stato un antesignano e abbozzai un'ipotesi di progetto che poi mi fu tarpato su presupposti di alcuni vincoli. Sono curioso di vedere che cosa succede a quello della Roma, che si trova in una condizione forse peggiore di quella che avevano lamentato per il progetto della Lazio".

LE POSSIBILITA' PER LO STADIO - "Vorrei una legge senza regole per mettere a frutto i miei terreni sulla Tiberina? È totalmente infondato - dice ancora il patron del club biancoceleste -. Innanzitutto non ho scelto ancora la location, ma al di là di questo, penso che uno stadio debba avere un'auto consistenza di carattere economico-finanziario, un equilibrio economico-finanziario finalizzato sia alla realizzazione che al mantenimento. Quei terreni erano un'ipotesi di lavoro. È un'ipotesi ancora vera, sono 550 ettari, penso la più grande proprietà del comune di Roma".

Lotito però non crede che quella zona sia a rischio esondazione. "Se sono a rischio esondazione quei terreni, figuriamoci quelli che stanno sulla sponda del Tevere dove verrà realizzato lo stadio della Roma - conclude -. Sono curioso di vedere che cosa succede, e se c'è un pari trattamento".

ADDIO PROCURATORI - Il presidente della Lazio annuncia poi un'altra battaglia: "Porterò in consiglio federale la deregulation dei procuratori. Per cui non ci sarà più l'albo dei procuratori. Diciamo che c'è stata in passato una connivenza tra club, procuratori e calciatori - spiega il consigliere federale con delega alle riforme -. Un pout pourri che ha determinato una forma di consociativismo. Io non sono per il consociativismo, sono per la condivisione. Nel momento in cui c'è la deregulation, viene meno il diritto prioritario che un calciatore ha nei confronti del suo procuratore". 

Lotito rileva che attualmente "i calciatori hanno un procuratore, che è registrato, e dal quale non si possono muovere. Sono schiavi? Diciamo sono condizionati - le parole del patron -. Allora nel momento in cui tu hai la deregulation, ognuno si prende chi vuole, nel momento che vuole, e se lo vuole, a quel punto viene meno il potere contrattuale del procuratore. Hanno coperto tanti affari ambigui in questi anni? Questo non lo so, perchè sono cose che non mi appartengono e non mi riguardano. Spero di no".

NO AI PRESIDENTI MECENATI NEL CALCIO - Lotito parla poi del conflitto tra Thohir e Moratti: "Oggi sicuramente il calcio, col fair play finanziario necessità di un equilibrio economico finanziario della società. E quindi non consente più di coltivare magari alcune passioni, che possono trovare consenso e invece viceversa, nella fattispecie trovano dissenso. Thohir rappresenta il nuovo modo di fare calcio. È finita l'epoca dei presidenti mecenati". 

Ma per fare il rigore dovevamo andare fino in Indonesia? Domanda Minoli. "Questa è una scelta che non sta a me valutare perché Thohir è entrato nel sistema calcio con le idee chiare e sta dimostrando di avere capacità gestionali". È un bravo presidente? "È un presidente che rispecchia la nuova filosofia del fare calcio". 

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Il numero uno biancoceleste ha parole di miele per l'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani. "Non si misura il potere contrattuale e la credibilità; è l'autorevolezza che uno acquisisce attraverso il consenso dei proprio colleghi. Galliani è il dirigente numero uno del calcio europeo, affettivamente parlando".

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