INTERVISTA | Alla scoperta di Giovanni Pini, “il Loco” della Virtus Roma

A tu per tu con il motivatore principe della squadra di Bucchi. Il suo rapporto con la città, la formazione professionale e le sue sensazioni alla vigilia della trasferta con la Fortitudo

Foto Alessio Brandolini

Giovanni Pini, classe 1992, Ala Forte/Centro di 2.04 cm, è cresciuto inizialmente nelle giovanili della Nazareno Basket Carpi e successivamente nelle fila della Pallacanestro Reggiana. Ha giocato nella Biancoblu’ Basket sotto le due torri nel 2012-2013 e ha poi fatto ritorno a Reggio Emilia la stagione seguente. Successivamente ha difeso le maglie della Scandone Avellino e della Scaligera Verona per poi tornare a calcare il parquet dei bolognesi nel 2017 in A2.

Ha conquistato la promozione nel massimo campionato con la divisa dei felsinei la stagione appena trascorsa ed poi stato ingaggiato da Roma questa estate per apportare solidità ed esperienza. Estroverso e universalmente apprezzato da compagni e addetti ai lavori anche dal punto di vista umano è uno dei riferimenti dei capitolini in campo e fuori. Il suo soprannome è “Il Loco”. Dotato di grande forza fisica e di buone letture tecniche è uno dei capisaldi della difesa della squadra. In campionato viaggia a una media di 4.8 punti, 3.1 rimbalzi e 0.6 assist per partita con una percentuale del 54% dal campo in 16 minuti di utilizzo. Nel turno precedente con Pistoia ha collezionato 14 punti e 3 rimbalzi.

Ciao Giovanni sei al primo anno con la squadra. Come ti trovi a Roma e che tipo di rapporto hai maturato con la città di Bologna dove hai passato molti anni?

Da quando i miei genitori mi hanno permesso di uscire di casa, Bologna è sempre stata la mia meta preferita, in particolare il riferimento per noi ragazzi era piazza Minghetti. Distava solo 40 minuti di treno da casa, era il centro abitato più grande vicino a Carpi e ovviamente era un polo di attrazione irresistibile per un adolescente. Roma invece la sta scoprendo in modo progressivo e il rapporto è completamente diverso, si tratta di una città immensa e ricca di luoghi da visitare assolutamente. Insieme alla mia ragazza Benedetta siamo appassionati a tutto quello che riguarda la cultura, la storia e l’arte in generale. Da questo punto di vista grazie al suo patrimonio inestimabile la capitale è un luogo ideale. Sto cercando di approfittare dal punto di vista umano e professionale di tutto quello che questa esperienza in questa squadra è in grado di offrire. Ho cercato di fare più cose possibili in città e già collezionato un buon numero di attività anche se ne ho in programma molte altre. L’impatto con il traffico è stato un pochino pesante dal principio ma ho imparato a conviverci e ormai non faccio grandi drammi quando resto bloccato. A livello di cucina l’impatto è stato molto positivo e in questa avventura ho imparato ad apprezzare la pasta cacio e pepe e il carciofo alla giudia preparato come si conviene e quindi sono nel solco della tradizione culinaria più classica.

Dal principio della stagione coach Bucchi ha spesso fatto il tuo nome in conferenza stampa per sottolineare aspetti positivi della squadra e il lavoro svolto in allenamento. Diversi giornalisti hanno suggerito a più riprese un tuo impiego maggiore a livello di minutaggio. Che rapporto hai con lo staff tecnico?

Non è un mistero che il motivo principale del mio approdo in città è proprio questo allenatore e non posso che confermare che la nostra intesa è di ottimo livello sotto diversi aspetti. Dalla prima telefonata ci siamo subito capiti alla perfezione dal punto di vista umano e se capita qualche incomprensione è sempre facile confrontarsi con lui e risolvere subito ogni problema sul nascere. Il suo modo di giocare poi mi piace particolarmente, ci prepara al meglio e i suoi venti e passa anni di professionismo si avvertono grazie alla qualità delle sue letture. Da un professionista del genere c’è sempre da imparare e ovviamente mi fa piacere quando spende parole positive sul mio conto. Il parere del coach è sempre importante e il suo apprezzamento contribuisce al mio lavoro.

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Sei reduce da un ottimo campionato di A2 e conquistato la promozione dopo anni di assenza dal palcoscenico più importante e direi che il tuo impatto è stato senza dubbio positivo.

Sono riuscito a vincere un campionato con Bologna e sono arrivato molto motivato e desideroso di sfruttare questa occasione, ho ritrovato questa categoria grazie al lavoro e me la voglio godere fino in fondo. Roma ha creduto nelle mie doti e cerco sempre di dare il massimo a ogni partita con grande generosità per ripagare la grande fiducia che mi ha concesso. Ho visto una seria A da un punto di vista completamente differente perchè ad Avellino e a Reggio Emilia il mio ruolo era certamente più marginale rispetto a quest’anno e poi ero molto più giovane. Ho cercato di applicare quello che ho imparato con quel tipo di esperienze, avventure vissute magari “solo” da dodicesimo ma molti utili a livello formativo. Ora sono consapevole del fatto di poter affrontare maggiori responsabilità e ho scoperto che mi trovo a mio agio con un livello di pressione maggiore. Con la promozione di Roma, Treviso e Bologna il livello del campionato è certamente salito e giocare nei grandi palazzetti regala un’atmosfera di innegabile fascino che sta aiutando tutto il movimento. C’è maggiore interesse del pubblico in generale e si cerca di conseguenza di costruire squadre ancora più competitive.

In carriera hai già affrontato situazioni di classifica complicate e ambienti molto esigenti, giusto?

Si, ho già vissuto situazioni difficili. A 19 anni quando mi hanno chiamato per giocare con la Bianco Blu’ nella mia prima avventura a Bologna mi sono precipitato a firmare con entusiasmo anche perchè sono un tifoso di vecchia data della Fortitudo. Purtroppo questa esperienza non ha funzionato secondo le attese sia a livello di società che di affiliazione e quindi lo scenario da affrontare si è rivelato molto più complicato del previsto. Ricordo tanti momenti complessi e qualche situazione antipatica per certi versi. Abbiamo sfiorato i playoff in ogni caso con un roster molto giovane e un budget molto basso e quindi a dispetto di tutto è stata una stagione incredibile. Cerco di rimanere sempre solido dal punto di vista mentale e di essere lucido e obiettivo nelle scelte in campo. Il primo anno a Reggio Emilia quando mi hanno catapultato tra i senior ad esempio ci siamo salvati con un tiro all’ultimo secondo e in questo senso oggi stiamo affrontando un percorso simile. Lottare per la salvezza nella massima serie è certamente difficile ed è necessario rimanere più uniti possibile.

Dal punto di vista umano sei universalmente apprezzato e hai la fama di essere uno dei giocatori più frizzanti della squadra con una personalità trascinante e a quanto pare uno dei scaramantici. Confermi?

Cerco di fare il possibile per creare un ambiente positivo perchè queste sono le persone che per 8 o 9 mesi frequento di più sul campo e fuori, molto più dei miei familiari. Si tratta a tutti gli effetti di una seconda famiglia e ci tengo a dare il mio contributo per l’armonia del gruppo e per mettere assieme caratteri diversi e giocatori che arrivano da campionati ed esperienze molto differenti nel loro complesso. Si tratta di creare chimica ed è un aspetto a cui tengo veramente molto. Per quanto riguarda la scaramanzia non credo di fare nulla di particolare in realtà, curo in modo particolare la mia preparazione e con il tempo ho sviluppato delle routine personali a cui sono molto legato.

A livello di obiettivi personali cosa ti piacerebbe conquistare?

Prima di tutto la salvezza questa stagione ovviamente. Più avanti sarei felice di conquistare una coppa ma ovviamente è tutto legato agli obiettivi di squadra e sarei quindi felice di conquistare un trofeo proprio con la maglia di Roma. E vorrei ritrovare la maglia della nazionale.

Come si affronta Bologna in trasferta? Sei carico per questo sabato?

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Certamente sono molto motivato e per noi è una gara molto importante per la classifica e per ritrovare fiducia dopo questa serie di sconfitte. Si tratta di uno dei palazzetti più importanti d’Italia ed è importante rimanere concentrati perchè visto quanto è caldo l’ambiente si rischia di perdere di vista qualche aspetto importante del gioco. Ci vuole tanta grinta, molta energia ed è necessario rimanere tutti uniti e aiutarci a vicenda. Speriamo di arrivare con la giusta durezza mentale, di giocare al meglio delle nostre possibilità e di mostrare le nostre caratteristiche migliori. Spero di contribuire in modo importante e di far nascere qualche rimpianto ai miei vecchi tifosi.

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