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Zarate, bordate contro Lotito: "É a capo di una cupola, fa cose illegali"

In attesa del verdetto del collegio arbitrale, l'argentino ufficializzato stanotte dal Velez, si sfoga: "Quel presidente è un male per club"

"Mauro Zarate, la leyenda continua". Il Velez Sarsfield ha annunciato così la scorsa notte il 'ritorno a casa' dell'argentino, che ha vestito la maglia del Fortìn dalle giovanili fino al 2007, anno del suo passaggio all'Al Sadd.  A poche ore dal suo primo allenamento col Velez, Zarate non sta più nella pelle e confessa tutta la sua gioia al quotidiano sportivo argentino Olè: "In famiglia siamo tutti pazzi di gioia, avevo bisogno di sentirmi importante ed amato. Gli ultimi tempi sono stati molto duri per me. Sono tornato qui perchè amo questo club".

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CONTROVERSIA - Il pibe di Haedo ha messo la firma su contratto che lo legherà al Velez per le prossime due stagioni. Ma è una situazione surreale, perchè Zarate è ancora in causa con la Lazio, e proprio oggi si riunisce il Collegio arbitrale chiamato ad esprimere un giudizio sulla causa per mobbing intentata dal calciatore contro i biancocelesti. La sentenza definitiva è prevista per il 22 luglio, ma Zarate si ritiene già libero da vincoli contrattuali, sostenendo di avvalersi di una norma del diritto internazionale del lavoro che gli darebbe da subito la possibilità di accordarsi con un altro club in attesa di un giudizio della Fifa. 

"PIANGEVO IN BAGNO" - Zarate racconta tutto il suo disagio per la lontananza dal campo: "Nel novembre dell'anno scorso mi sono allenato per l'ultima volta con la Lazio e già non sentivo più fiducia nei mie confronti. Non ho giocato neanche un minuto in quindici partite e questo che mi ha danneggiato molto. Mi hanno sporcato ed è stata una situazione folle. Guardavo una partita e mi chiudevo al bagno a piangere per non farmi vedere da mia moglie. Non riuscivo più a guardare il calcio". 

LOTITO E LA CUPOLA - Poi è il momento delle pesantissime accuse a Lotito e ad alcuni 'senatori' della squadra: "Da quando sono tornato dall'Inter, il presidente Lotito e la sua 'cupola', composta da due o o tre giocatori, il ds e l'allenatore mi hanno fatto fuori. Sono loro che decidono tutto. Non mi era mai successo nulla di simile. Ma questo presidente fa queste cose". "Firmai un contratto molto importante al tempo, ma impossibile da sostenere per la Lazio - dice ancora Zarate a Olè -. Voleva prendere in considerazione l'idea di vendermi ad altri club ma non è riuscito a farlo e negli ultimi anni si è rifiutato di pagarmi. Quando ho protestato, il nostro rapporto è finito: non mi ha più voluto in squadra ma allo stesso tempo non mi lasciava andar via". 

VOLEVANO DISTRUGGERCI - L'argentino racconta delle difficoltà vissute da lui e dagli altri epurati, trattati dalla società come degli 'appestati': "Eravamo io e altri due giocatori (Cavanda e Diakité ndr) con i quali lui (Lotito ndr) ha avuto problemi. Ci allenavamo in momenti diversi rispetto alla squadra, ci cambiavamo negli spogliatoi usati dalle squadre avversarie della primavera. Non avevamo dottori né fisioterapisti. Nulla. A volte solo il massaggiatore era a disposizione. Una follia. Ci volevano distruggere. Lo avevano fatto anche con Pandev. Quella persona è un male per la Lazio. Distrugge il patrimonio della squadra. Questo è un presidente che fa il male del club, ha fatto lo stesso con Bonetto, Manfredini, Barreto, Cavanda e altri ne dimentico. Lui decide e non ti fa più giocare".

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