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Domenica, 2 Ottobre 2022

Perché il post derby di Mourinho non è quello del solito "romanista piagnone"

La Roma perde contro la Lazio il primo Derby della stagione. Sarri batte Mourinho sul campo e allora il tecnico portoghese utilizza la sua tecnica comunicativa: il parafulmine

La Roma ha perso in maniera brutta il Derby contro la Lazio. Va detto. I giallorossi hanno giocato una brutta partita, andando avanti più per carattere e soluzioni dei singoli che per palloni giocati e trame di gioco. La dimostrazione sono i gol romanisti nati da due calci piazzati, un angolo e un rigore, e le azioni isolate di Nicolò Zaniolo. Al contrario la Lazio ha messo in campo una bellissima mezz’ora di gioco segnando due gol e nella ripresa facendo alzare il baricentro alla Roma, l’ha infilata più volte con azioni veloci di rimessa. Sarri batte Mourinho sul campo. E quindi il portoghese fa partire il suo piano, la sua strategia. 

Nel post partita Mourinho si prende la scena. Lo Special One sbraita ai microfoni contro l’arbitro, resta spiazzato quando i commentatori chiedono lui della partita “Parlare di calcio e non di arbitri dopo una partita del genere testimonia che il calcio italiano davvero è cambiato” risponde Mou, quasi infastidito e negativamente sorpreso. Nessun problema. Risposta veloce dello Special One e poi si torna al fulcro del suo discorso, della sua strategia: “L’arbitro ha deciso il Derby”. 

Ecco tornare il Mourinho che abbiamo già visto in Italia nella sua esperienza all’Inter: il parafulmine, l'astuto comunicatore. La squadra gioca male, subisce tanto, perde ma la colpa è dell’arbitro. Poco importa se Abraham delude ed esce sconfitto nel duello con Immobile e se di Mkhitaryan non si hanno tracce, il “Var ovunque sia ha sbagliato”.

Passo indietro. Sabato 25 settembre. Nella conferenza stampa della vigilia, Mourinho parla di “Derby iniziato al 90esimo di Roma-Udinese con l’espulsione di Pellegrini”. Da quel momento Mou inizia a preparare il terreno, il paracadute in caso di sconfitta nella stracittadina. Durante il Derby il portoghese rischia più volte l’espulsione per via delle proteste per, a suo avviso, il rigore negato a Zaniolo da cui è nato il 2 a 0 dello scartato Pedro e per il mancato secondo giallo a Leiva. Arriva la sconfitta e allora Mou si inventa il grande gesto. 

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Lo conosciamo, Mourinho è l’uomo dei gesti plateali. Prima le manette, adesso il branco. Mourinho perde il Derby e che fa? Raduna i suoi calciatori al centro del campo davanti ai 30mila dell'Olimpico più tutti gli altri davanti a televisori, e fa lì, o almeno fa credere agli spettatori, il suo discorso post partita. Uno spettacolo da teatro, tutti che ammirano il portoghese e i giallorossi che sul campo nemico dopo la sconfitta restano più uniti che mai. Il parafulmine Mou entra in scena, il piano è: “La squadra ha perso, va difesa, restiamo uniti. Voi parlate di me, dei miei gesti, parliamo dell’arbitro”. Mou completa l'opera col caldo post partita, con le sue dichiarazioni, con l’abbandono della conferenza stampa perché la Lazio la fa ancora in maniera telematica e lui invece vuole la stampa davanti. I momenti duri sarebbero arrivati lo sapevano tutti, anche Mourinho lo sapeva. Ecco quindi il suo piano: schermare e proteggere la squadra dal mondo esterno, ai calciatori alla squadra ci penserò io, dopo, lontano dalle telecamere, lontano da tutti. 

Mourinho, uno degli allenatori più vincenti degli ultimi 20 anni ma soprattutto il comunicatore più grande dell’ultimo ventennio è ufficialmente sbarcato a Roma. Preparate i pop-corn, da oggi ne vedremo delle belle.

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