La Lazio non apre le porte alla bellezza. Sarri c'è ma il Sarrismo non si vede

Maurizio Sarri sta trovando diverse difficoltà alla Lazio. Il mercato austero della società, i calciatori non adatti al suo gioco stanno già compromettendo il Sarrismo biancoceleste

Maurizio Sarri è un allenatore da tutto o niente. Nessuna mezza misura e la Lazio lo sta capendo in queste prime nove partite stagionali, fra campionato e coppe. 

La squadra biancoceleste è bella, bellissima e vincente quando tutto gira come vuole il tecnico toscano. Se i calciatori sono in forma e giocano come vuole Sarri la Lazio travolge gli avversari, che siano piccole come Empoli o Spezia oppure big come la Roma nel Derby. Mancando però anche un solo tassello nella rosa di Sarri, la Lazio si sgretola. Ecco quindi che arriva la brutta sconfitta in casa del Bologna, dove l’assenza di Ciro Immobile è stata pesantissima. L’attaccante è stato sostituito con scarsi risultati da Muriqi. Il bomber laziale è insostituibile, provate a togliere Dzeko all’Inter o Pellegrini alla Roma ad esempio, ma chi precedeva Sarri sulla panchina biancoceleste riusciva a cogliere ottimi risultati anche con assenze eccellenti.

Parliamo ovviamente di Simone Inzaghi, tecnico “aziendale” per antonomasia. Si lavora con quello che si ha. Lazio-Juventus della scorsa stagione. All’Olimpico i biancocelesti si presentano alla grande sfida senza Immobile e vanno sotto nel punteggio. Ma la “Lazio inzaghiana” non molla e trova il pareggio con Felipe Caicedo, venduto in questa sessione di mercato per lasciare a Muriqi il ruolo di vice-Immobile. Ma non solo in Serie A, anche in Champions League Inzaghi ha dovuto rinunciare a Immobile in sfide importanti come nella trasferta in Russia contro lo Zenit. Nella terza giornata del girone di Champions League la Lazio giocava a San Pietroburgo una partita cruciale per il passaggio del turno, poi conquistato. In quella partita la squadra biancoceleste scendeva in campo senza: Immobile, Luis Alberto, Lazzari, Radu, Strakosha. Risultato finale 1 a 1 con gol ancora di Caicedo. 

sarri

Nelle difficoltà la Lazio di Inzaghi non mollava, lottava e portava a casa buoni risultati anche con assenti illustri. Con Sarri è diverso, alle prime difficoltà la squadra si innervosisce e non trova più la strada. La partita col Bologna ha mostrato tutte le lacune difensive, tecniche, tattiche ma anche le fragilità mentali della Lazio, vedi l’espulsione di Acerbi con un atteggiamento che non appartiene al difensore laziale che ha subito chiesto scusa.

Ma questo è Sarri. Lo si conosceva. L’ex tecnico della Juventus, poi mal si abbina al mercato austero del Presidente Lotito. Il play davanti la difesa era una pretesa di Sarri, ma non è arrivato e quindi si prova e riprova con Leiva senza ottimi risultati, il brasiliano e più incontrista che regista. L’esterno offensivo richiesto non è arrivato, Pedro non era una prima scelta, anzi. Il lungo tiro e molla con Kostic ne è la prova. La Lazio cercava un centrale di difesa che non è arrivato. L’esperimento di Lazzari, perfetto da esterno in un centrocampo a cinque, sta tramontando. Luis Alberto e Milinkovic-Savic devastanti con Inzaghi alternano buone prove, vedi Derby, a brutte prestazioni figlie di una libertà limitata concessa da Sarri. Ad esempio gli inserimenti di Milinkovic nell’area avversaria, che tanto hanno fatto male alla Roma, sono sempre meno frequenti, il serbo viene spesso cercato dai compagni con le spalle alla porta e questo limita lo strapotere fisico e tecnico del Sergente laziale che con Inzaghi era una punta aggiunta. L'amore sportivo fra Luis Alberto e Sarri, sembra non nascere, con lo spagnolo prigioniero dei compiti assegnati dal tecnico che ne limitano la fantasia che aveva nel precedente ciclo biancoceleste.

Milinkovic Savic-5

Il Sarrismo ammirato a Napoli è una chimera irripetibile. Sotto il Vesuvio, Sarri aveva tutti i giocatori funzionali a quel suo progetto qui alla Lazio no, i calciatori hanno caratteristiche diverse. Felipe Anderson non è Insigne, il brasiliano è più bravo sul lungo che sul corto, Pedro non ha l’inserimento di Callejon e Leiva (o Cataldi) non è Jorginho. Sotto l’ombra del Colosseo però il tecnico non sembra voler cambiare le sue idee o meglio, non sembra volerle adattarle alla rosa a disposizione. Almeno per il momento. Chissà se Sarri troverà quel compromesso che per sua stessa ammissione, fece alla Juventus per raggiungere l'obiettivo societario ovvero lo scudetto, oppure continuerà la ricerca di quel Sarrismo laziale che al momento viaggia sulle montagne russe. 

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