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Sport, Michael Magnesi si gioca la chance mondiale: “Sono pronto, sarà un match infuocato”

L'imbattuto super piuma italiano sfiderà il ruandese Patrick Kinigamazi per il titolo mondiale IBO. Michael Lonewolf Magnesi: "Combatteremo alla corta distanza. Confido nella mia preparazione atletica"

Ha iniziato a boxare da giovane e da cinque anni è un professionista. Secondo molti addetti ai lavori è “il miglior prospect” italiano. Michael “Lonewolf”, pugile romano residente a Cave, si racconta in vista del suo primo match mondiale.

Magnesi, il 6 novembre è vicino. In quella data, al Palasport di Fondi, si giocherà chance per il mondiale IBO contro Patrick Kinigamazi, un pugile che ha il doppio dei suoi incontri e che, in carriera, ne ha perso solo 6 match. Si sente pronto?

Sì, ci siamo preparati alla grande. Ho lavorato bene con mio suocero, Silvio Branco, sul piano atletico e con Mario Massai, il mio allenatore, sul piano tattico. Kingamazi è un pugile a cui piace combattere alla corta distanza,  gli piace la scazzottata. E quindi viene sul mio terreno: io sono basso di conseguenza il mio pugilato è quello. Penso che uscirà un match bello infuocato.

La definiscono il miglior prospect italiano. In diciassette incontri, ha collezionato sol vittorie e spesso, in ben 9 occasioni, prima del limite. Non male per un super piuma

Ho la fortuna di avere tanto fiato. Quindi nel match porto un numero elevato di colpi e di conseguenza poi l’avversario cede.

E’ difficile per lei restare nel peso?

In realtà no. Perchè faccio una lunga e meticolosa preparazione in vista del match. Parto almeno un paio di mesi prima, modulando gli allenamenti in funzione dell’approssimarsi all’incontro. 

Lei svolge anche qualche altra attività, col pugilato si guadagna poco…

Grazie al grande lavoro che ha svolto Alessandra Branco, mia moglie, riesco a dedicarmi esclusivamente al pugilato. Abbiamo un mean sponsor che mi garantisce la serenità economica necessaria a farmi vivere di pugilato.

Lei ora ha venticinque anni, ma è professionista da cinque. Quando si è avvicinato al pugilato?

Diciamo che ho ereditato una passione di mio padre, che è stato dilettante. Personalmente lo sono diventato a diciassette anni.

Ed è stato difficile approcciarsi a questo mondo?A diciassette anni è difficile rispettare una ferrea disciplina.

In verità io sono sempre stato un tipo solitario, con pochi amici. Dedicandomi a questo sport le mie conoscenze sono state subito quelle della palestra, i miei amici sono diventati altri pugili. E di conseguenza, comportarmi come loro, non l’ho vissuto come un sacrificio.

Ha detto che è un tipo solitario. Magnesi è infatti anche lonewolf. Come nasce questo soprannome?

Da bambino non trascorrevo molto tempo con i miei coetanei. Per qualche errore commesso in gioventù da mio padre, alcuni genitori non volevano frequentassi i loro figli e non mi invitavano neppure alle feste. A mio padre piaceva questo vecchio fumetto, lonewolf, diceva che glielo ricordavo. E così è nato il mio soprannome.

Lei è cresciuto seguendo le orme di qualche pugile? Ha qualche punto di riferimento?

Sono un pugile anomalo, perchè non amo seguire questo sport in televisione perchè preferisco praticarlo. Ho un paio di pugili che mi sono particolarmente piaciuti, pur non essendo un esperto.

Se ora mi dice che uno di questi pugili è l’ex super medio Silvio Branco (63 -11-3) non vale, perchè è suo suocero...

No, pensavo in realtà ad Arturo Gatti e Marvin Hagler. C’è una persona però che vorrei ringraziare, il mio mental coach Emiliano Branco.

Restiamo in famiglia... Perchè è importante la figura di un mental coach

Nella preparazione atletica, negli allenamenti e nella dieta che si segue in vista di un match, ci possono essere degli alti e dei bassi. Non è sempre facile gestirli. Per questo la figura di un mental coach è importante. E’ una sorta di angelo custode.
 

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