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Calcioscommesse, Lazio e derby: le verità di Beppe Signori

"Non dimenticherò mai i gol nei derby di Roma. Il rigore calciato a pochi minuti dalla fine dopo il fallo di mano di Marco Lanna"

FOTO ANSA

Giuseppe Signori è intervenuto questa mattina ai microfoni di ECG, il programma condotto da Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio su Radio Cusano Campus, l'emittente dell'Università degli Studi Niccolò Cusano. L'ex bomber della Lazio ha parlato del calcioscommesse, del suo passato in biancoceleste e anche su Ciro Immobile, nuovo idolo dei tifosi: "Lui mio erede? Non parlerei di erede, la Lazio ha trovato un giocatore fondamentale come potevo essere io nei miei anni. Fa gol e fa vincere le partite". 


Sul processo legato alle scommesse

"Sto aspettando il processo, è stato rinviato tutto ai primi di aprile. Non voglio la prescrizione, ma ormai mancano i tempi tecnici. Bisognerà valutare dopo con calma il da farsi. Così rischio di essere una vittima di mala giustizia. Chi non ha la possibilità di difendersi subisce un'ingiustizia, è meglio essere condannati o assolti. Io ho preso l'ergastolo sportivo  senza essere giudicato. In questi sei anni ho pensato tutto meno che al calcio, ho aperto ristoranti, ho creato la mia linea di caffè. Bisogna darsi da fare in altri ambiti, sono fuori da tanti anni e poi in Italia siamo un Paese di moralisti, vieni giudicato e condannato prima ancora di essere processato. Ho fatto tutt'altro, tornare nel calcio mi piacerebbe ma vedo le difficoltà che hanno determinati calciatori del passato ad avere un posto in panchina o da dirigente, figuriamoci nel mio caso. Non mi illudo. L'investimento nel caffè? Volevo fare una cosa nuova, il caffè 188. Amo il caffè, credo che il mio sia un buon prodotto".


Sulla decisione di battere i rigori senza rincorsa

"La cosa è nata a Roma. Il primo rigore calciato con la rincorsa l'ho tirato a Foggia, sbagliandolo. Nella Lazio sostitui Ruben Sosa anche come rigorista. Studiai questo metodo partendo dall'esempio delle freccette. Se tiri una freccetta da fermo sei più preciso. Così ho avuto l'intuizione di tirare i rigori da fermo, perché dagli undici metri non serve la forza, ma la precisione. Poi ho perfezionato la tecnica guardando il ginocchio del portiere. Dove vedevo il ginocchio più basso, quindi dove caricava il peso per spingere dalla parte opposta. Tiravo dalla parte dove il portiere aveva il ginocchio più basso. E' anche il consiglio che ho dato a Neymar quando il Barcellona mi ha chiamato per dargli una consulenza sui rigori. Lui comunque è talmente forte che non ha bisogno dei miei consigli".


Sugli anni '90 vissuti con la maglia della Lazio

"In quegli anni non ho mai vissuto Roma, non potevo girare, appena mi muovevo l'affetto della gente era talmente grande che un giorno ricordo che comprai un gelato e mi si sciolse in mano. E' uno degli episodi che ricordo meglio. L'affetto della gente faceva sempre piacere, in quel momento ancora di più. Le persone, i tifosi, mi volevano un bene incredibile. E me lo vogliono ancora, non lo dimentico".

curva nord-6

Il gol più bello

"Non ho una classifica, ne ho fatti tanti che credo possano essere definiti belli. Ogni gol ha un sapore particolare. Ce ne sono di meno belli, ma che sono stati davvero importanti. Non dimenticherò mai tutti quelli nei derby di Roma. Il rigore calciato a pochi minuti dalla fine dopo il fallo di mano di Marco Lanna. Poi fu importante anche il gol al novantunesimo contro il Pescara che ci ha permesso di riportare la Lazio in Europa dopo tanti anni. A Bologna ne ho fatto uno molto bello a livello tecnico contro l'Udinese".


Sulla storia del Buondì

"Non ho ancora trovato nessuno in grado di mangiarlo in trenta passi. Ero molto giovane, in una discoteca stavano facendo questo gioco. La cosa da fare era mangiare questo Buondì Motta in 30 passi e nessuno ci riusciva. Sembra impossibile che nessuno ci riesca, in realtà è così. E' una spugna, ti fa mancare la salivazione. Non ho mai incontrato nessuno in grado di vincere questa sfida".

 

 

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