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Re Giorgio Minisini, tra Roma e Ladispoli: l'uomo d'oro del sincronizzato si racconta a cuore aperto

Dalla carbonara di Fortunata al McDonald's, da Ladispoli al tetto d'Europa. Ecco l'intervista al quattro volte medaglia d'oro agli Europei di nuoto di Roma 2022

“Il mio obiettivo è finire sulla Settimana Enigmistica”. A dichiararlo in maniera giocosa, ma non troppo, è Giorgio Minisini l’uomo, l’atleta che ha scritto una pagina storica del nuoto sincronizzato che per la prima volta agli Europei di nuoto di Roma 2022 ha visto gli uomini gareggiare singolarmente. Minisini, romano di Ladispoli, classe 1996, appartenente al Gruppo Sportivo della Polizia di Stato, ha vinto ben 4 medaglie d’oro (due in singolo, due in coppia con Lucrezia Ruggiero, romana anche lei) sdoganando uno sport pieno di pregiudizi diventando il primo campione europeo uomo del nuoto sincronizzato. Agli stereotipi Minisini ha risposto laureandosi campione d’Europa, e lo ha fatto a modo suo un po' “caciarone” e un po' “secchione” come lui stesso si definisce. Questa la sua intervista rilasciata in esclusiva a RomaToday.

Giorgio complimenti. Cosa si prova ad essere campione d’Europa e ad aver fatto la storia del nuoto sincronizzato?

È bello, è quello per cui lavoriamo tutto l’anno. È ancora più bello perché è un successo arrivato in casa davanti ad un pubblico fantastico, nella bellezza del Foro Italico in una città imparagonabile come Roma. Esperienza irripetibile.

Da dove nasce questa tua passione per il nuoto sincronizzato?

Io sono nato in una famiglia molto legata a questo sport. Mia madre è allenatrice ed è stata la mia prima allenatrice e mio padre è giudice. La scintilla vera e propria è scattata però quando ho visto Bill May (sincronetto statunitense, ndr) al Foro Italico nei primi anni 2000. Vedendo lui con mio fratello abbiamo capito che pure noi maschietti potevamo fare questo sport.

Puoi descriverci la tua giornata tipo da atleta?

Solitamente ho orari umani allenamenti dalle 8 alle 13 e dalle 15 alle 18. La routine del ritiro a Recco in una piscina aperta al pubblico è molto diversa. Sveglia alle 5:30 allenamento dal 6:30 fino a 12 fra acqua e palestra, pausa pranzo fino alle 15 e poi fino alle 20:30 ancora palestra e acqua. Cena e letto. Una preparazione molto intensa. A Roma mi alleno al Flaminio Sporting Club con la mia società l’Aurelia Nuoto mentre col Gruppo Sportivo delle Fiamme Oro di cui faccio parte ci alleniamo a Spinaceto e Tor di Quinto. Con la Nazionale a Pietralata. 

Il tuo è uno sport con tanti pregiudizi. Hai sofferto per questo? 

C’erano delle prese in giro ma io ho sempre notato che le persone che erano contro di me lo erano su qualcosa che io non sentivo. Venivo additato come omosessuale ma io non mi sono mai sentito tale e crescendo ho imparato che è davvero troppo stupido prendere in giro qualcuno per il suo orientamento sessuale. Sapevo che chi mi prendeva in giro lo faceva senza conoscere quello che facevo, quello che è il nuoto sincronizzato mentre chi mi vedeva gareggiare rimaneva colpito. Ci sono stati dei momenti bui ma ho sempre avuto il supporto della famiglia, degli amici, dei compagni di squadra che hanno sempre creduto in me. E poi ero curioso di intraprendere questa strada non percorsa da nessuno e vedere dove mi avrebbe portato.

Diciamo che hai sdoganato questo sport. Ti senti un simbolo?

(Ride, ndr) Non devo dirlo io. Ho gareggiato, mi sono divertito, c’era il gioco del fanta-europeo che ci ha permesso di mostrarci più giocosi del solito e che è piaciuto al pubblico. Sono contento se me lo viene detto ma non lo dico di certo io. Io volevo vivere una bella esperienza e rendere felice la gente che veniva a vederci. Ho visto tanti ragazzi, giovani, complimentarsi, ringraziarci sono contento che ci sia stato questo eco mediatico. 

In vasca abbiamo visto un campione, ma fuori dall’acqua chi è Giorgio Minisini?

Fuori dall’acqua sono come l’avete visto lì. Con la squadra ci alleniamo 8 ore al giorno tutti i giorni, ci sono anche momenti di tensione e serve scherzare un po'. Io all’interno del gruppo sono quello che fa caciara ma nel privato mi piace tenermi aggiornato, seguire diversi divulgatori e i compagni di squadra mi prendono in giro perché tiro spesso fuori curiosità assurde non richieste come i rituali di accoppiamento degli uccelli del paradiso. Sono un po' secchione. 

Voti alti in vasca e anche all’Università quindi?

Sono al secondo anno di biologia in un’università telematica che mi da tante soddisfazioni perché mi fa pensare ad altro dopo gli allenamenti. E sì non voglio vantarmi ma ho la media del 28. 

Allora sei proprio un secchione

(Ride, ndr) Anzi matematica e fisica mi hanno fatto abbassare la media.

Ladispoli la tua città natale ti è stata molto vicina durante l’Europeo. Com’è stato il ritorno a casa?

Mi ha fatto piacere tutto l’affetto ricevuto, non ho sentito il sindaco (che tramite la pagina Facebook si è speso molto per Minisini, ndr) ma mi farebbe piacere. Anche se dal 2015 vivo a Roma è stato molto bello tornare, sono molto legato a Ladispoli, dove mi trovo adesso, e al mare anche se sono un po' turbato.

Da cosa sei turbato?

Dalla facilità con cui si riesce a riempire un sacchetto di plastica nelle nostre spiagge. È veramente imbarazzante.

Sei molto sensibile alla tematica ambientale e lo abbiamo visto pure in gara con la musica e il costume che hai scelto

Sì, diciamo che volevo in qualche modo portare questa cosa molto importante per me all’attenzione di tutti e gareggiando da solo ho potuto scegliere la musica (“Plastic Sea”, ndr). E poi sì il costume che ho indossato aveva delle parti con la plastica che ho raccolto in mare e che ho deciso di riutilizzare.

A Roma città come ti trovi?

A Roma ci vivo dal 2015 da quando sono entrato in Nazionale ma vivevo in hotel, dal 2019 ho comprato casa in zona Cassia. Roma è una città difficile da vivere ma è magica, incomparabile e mi trovo davvero bene. Poi la mia fidanzata è di Treviso quindi dovendole fare da Cicerone ho scoperto insieme a lei alcuni posti della Città che non conoscevo.

Che guida turistica sei stato?

Tutti i classici dal Colosseo al Vaticano. Ora adoriamo girare a Trastevere, Castel Sant’Angelo, qualche terrazza, scoprire i Castelli. Non smetti mai di scoprire Roma e i suoi dintorni, c’è sempre un vicolo che non hai visto, una scalinata che offre un gran panorama da vedere. 

E come vedi la città invece riguardo ai pregiudizi che ci sono ancora nel tuo sport?

Roma è avanti. Ho ricevuto tanti messaggi, tutti positivi. Nel 2015 a Kazan per i mondiali ho ricevuto tanti messaggi positivi ma anche parecchi commenti negativi e cattivi. Questa volta solo messaggi positivi, di stampo negativo nulla e questo mi fa contento. Chi vede lo sport lo apprezza chi ha visto noi ci ha apprezzato e ne sono contento. Ringrazio tutti quelli che mi stanno scrivendo, ci metto un po' a rispondere ma tengo il passo. È un gran piacere avere questo supporto. 

Prima ci hai parlato del duro allenamento ma un’atleta come te una carbonara non se la concede?

L’ho mangiata proprio il 16 agosto da "Fortunata", un must a Roma. Io non mi privo di niente ti dico anche che quando ero più piccolo la domenica sera quando con tutta la famiglia ci ritiravamo dalle gare di nuoto andavamo a cena al McDonald’s. Questo per dire che ci alleniamo tanto, io ho fatto un percorso da nutrizionista e sono molto interessato a questo argomento. Ho un piano alimentare ma ascolto tanto il mio fisico e quando sono stanco mangio un po' di più. 

Oltre al nuoto sincronizzato segui altri sport?

Seguo di tutto mi piace vedere i campioni che ti spiegano discipline che non conosco. Dopo le mie gare ho visto gli altri ragazzi, amici della Nazionale nelle gare di nuoto, i tuffi, il calcio. Adoro le Olimpiadi, per me è il periodo più bello dello sport. Mi sono gasato molto a quelle di Tokyo.

Visto che segui il calcio te lo devo chiedere…Roma o Lazio?

Milan! Colpa di papà che mi faceva guardare le partite di Champions!

Obiettivi futuri?

Nel breve termine sicuramente mi piacerebbe finire sulla Settimana Enigmistica, non lo so ma sarebbe bellissimo. A lungo termine invece ti dico andare alle Olimpiadi. Noi uomini non possiamo gareggiare, ad oggi vanno alle Olimpiadi solo i doppi e le squadre femminile. L’Europeo di Roma è servito come palcoscenico, è la dimostrazione che il nostro sport è maturo e pronto. Lavoriamo tanto per Parigi 2024 ma è obiettivamente difficile, puntiamo molto a Los Angeles 2028 ma bisogna lavorarci già da ora. 

Infine ti volevo chiedere del Progetto Filippide di cui fai parte

Il Progetto Filippide nasce dall’idea di Nicola Pintus che mira a far fare sport ad alti livelli ad atleti con disabilità mentali-cognitive. Uno degli obiettivi è portare Arianna (Sacripante, ndr) e ragazzi come lei che fanno nuoto artistico a partecipare alle Paralimpiadi. Arianna dimostra di essere una grandissima atleta. Prima viene l’atleta e poi la disabilità questo è uno dei grandi propositi del progetto: far vedere che questi ragazzi sono atleti competitivi e si meritano delle opportunità che adesso non hanno. 

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