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Martedì, 27 Febbraio 2024

Filippo Giannitrapani

Collaboratore Sport

E se tira Sinisa è gol

Sinisa Mihajlovic è scomparso dopo una lunga battaglia contro la leucemia. Il serbo ha lottato contro la malattia come ha sempre fatto in campo, a testa alta

“E se tira Sinisa, e se tira Sinisa, e se tira Sinisa è gol”. Così la Curva Nord cantava per Sinisa Mihajlovic. Un coro storico che non sarà mai dimenticato così come non sarà mai dimenticato l’ex difensore serbo esempio di guerriero in campo e nella vita. 

La morte di Sinisa, è quella notizia che speri non arrivi mai, ma che alla fine arriva. Una disgrazia, un male di cui Mihajlovic non ha mai avuto paura perché come faceva in campo prima e in panchina poi, Sinisa non aveva paura. Effettivamente un uomo, prima che uno sportivo, che ha vissuto sulla sua pelle una guerra non si mette paura facilmente. 

Sinisa ha sempre lottato nella vita. È il simbolo della battaglia in campo e fuori. Un condottiero. Per anni ha guidato le sue squadre nei campi di tutta Italia ed Europa, e ha vinto. Focoso, determinato e con un mancino educato ma che sapeva fare male, malissimo. Un sinistro terrificante che spaccava le porte, gonfiava le reti e faceva gioire i tifosi innamorati di quel serbo che senza paura calciava le punizioni come fosse la cosa più facile, bella del mondo. Sinisa nel terreno di gioco non aveva paura di fare un contrasto, non aveva paura di un faccia a faccia. Di petto affrontava le situazioni e così ha fatto pure una volta appesi gli scarpini al chiodo. Da allenatore non le mandava a dire a nessuno e aveva coraggio. Le sue scelte per molti da pazzi, erano lungimiranti. Vedi Donnarumma a 16 anni gettato a San Siro a difendere la porta del Milan, ora fra i migliori portieri al mondo. Sinisa era l’uomo del calcio vero, quello senza troppi giri di parole, quello diretto che va dritto al punto. Era il capo a comando del gruppo. Era un capo amato. Dopo la sua scomparsa il mondo del calcio è andato in lutto. Sinisa ha messo insieme diverse tifoserie, ha unito perché Sinisa era vero. Laziali, romanisti, milanisti, interisti, colleghi, calciatori, amici e rivali. Tutti piangono Sinisa, il guerriero. 

Sinisa era un uomo vero e non solo un calciatore. Ha affrontato la sfida più difficile della sua carriera, con un avversario più forte di lui ma lo ha fatto sempre a testa alta e petto fuori. Ha lottato e in parte ha vinto, non ha mai mollato. Questo è stato l'insegnamento di Sinisa: non arrendersi mai, lottare, testa alta e pedalare, senza paura. Sinisa mancherà a tutti. Grazie di tutto Sinisa. Buon viaggio. 

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