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Regione Lazio: come cambierà il mondo della cultura a causa dell'emergenza Coronavirus

Tra nuovi fondi regionali, criticità e tecnologie, ecco come sta cambiando la fruizione della cultura nell’era della convivenza con il Coronavirus

La persistenza dell’epidemia da Coronavirus ha determinato cambiamenti radicali nella nostra società e messo in crisi diversi settori strategici per il nostro Paese a livello sanitario, economico, occupazionale e sociale. Anche il mondo dell’arte e della cultura sono stati duramente colpiti da questa crisi: l’epidemia, infatti, ha avuto un impatto fortemente negativo anche sul settore artistico e culturale, a partire dalla chiusura forzata dei luoghi di fruizione e dalla conseguente riduzione dell’affluenza dei visitatori registrata anche dopo il lockdown.

Cerchiamo quindi di capire in che modo l'offerta culturale si sta riadattando alle nuove esigenze imposte dalla convivenza con il nuovo Coronavirus e come sta proseguendo il processo di rinnovamento dei servizi culturali della Regione Lazio.

La valorizzazione e il rinnovamento dei luoghi della cultura nel Lazio 

Per reagire a questa situazione emergenziale e sostenere il mondo dell’arte e della cultura, nella Regione Lazio è stata indetta la seconda edizione dell’avviso pubblico per la riqualificazione e la valorizzazione dei luoghi di interesse culturale.

Questo avviso si inserisce all’interno delle misure previste nel Piano Annuale 2020 degli interventi in materia di Servizi culturali e di Valorizzazione culturale, e permetterà ai beneficiari di usufruire di un contributo fino a 300 mila euro per sostenere il recupero strutturale dei luoghi e il miglioramento del livello di fruizione e accessibilità anche digitale del patrimonio.

I progetti dedicati alla riqualificazione e alla valorizzazione dei luoghi della cultura del Lazio, come musei, archivi storici, biblioteche, aree, parchi archeologici e complessi monumentali, e ammessi al finanziamento sono 48 : i primi 21 (2 in provincia di Frosinone, 4 in provincia di Latina, 4 in provincia di Rieti, 7 in provincia di Roma e 4 in provincia di Viterbo) verranno finanziati subito, con circa 5,2 milioni di euro, mentre i restanti 27 (6 in provincia di Frosinone, 3 in provincia di Latina, 3 in provincia di Rieti, 10 in provincia di Roma e 5 in provincia di Viterbo) saranno inseriti nel bilancio 2021.

A seguito della pubblicazione della graduatoria dell'avviso pubblico, tra gli interventi che verranno finanziati in questa prima finestra troviamo: il nuovo allestimento di Palazzo Farnese e del Museo del Costume Farnesiano di Gradoli (VT); gli interventi strutturali e la creazione di un percorso multimediale e di una piattaforma streaming nel Museo dell’Energia di Ripi (FR); il progetto di valorizzazione e fruizione multimediale del Complesso monumentale dell’area archeologica di Minturnae, della Via Appia e del Passo del Garigliano di Minturno (LT); il percorso multimediale nel Parco Archeologico Antica Castro a Ischia di Castro (VT); il restauro della “Fontana dei Draghi” e gli interventi per il miglioramento dell’accessibilità e implementazione delle tecnologie digitali di Villa Mondragone a Monte Porzio Catone (RM) a cura dell’Università di Roma Tor Vergata.

Come l'offerta culturale si sta riadattando alla convivenza con il Coronavirus: l'intervista

Durante i diversi lockdown che hanno caratterizzato l’emergenza Coronavirus, molte attività culturali si sono spostate in rete, sia attraverso streaming di eventi in diretta, sia attraverso la proposta di contenuti digitali che utilizzano la modalità virtuale. Per capire come l'offerta culturale si stia riadattando alle nuove esigenze di convivenza con il Coronavirus e quali criticità abbia incontrato durante questo processo, abbiamo intervistato il Professor Francesco Agrusti, ingegnere informatico, Professore associato e Dottore di ricerca in Pedagogia Sperimentale presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell'Università Roma Tre, membro dal 2006 del Centro di Didattica Museale e Nuove Tecnologie di Roma Tre. Ecco alcuni dei temi che sono stati affrontati durante l’intervista.

Secondo i suoi studi e le sue ricerche, quali potrebbero essere state le maggiori criticità che il mondo della cultura ha incontrato nell'affrontare questa nuova sfida, passando quindi da una modalità in presenza a una modalità "a distanza"? E quali potrebbero essere le maggiori criticità che il mondo della cultura sta incontrando nella fruizione digitale dell'offerta culturale? Ad esempio la mancanza di strumenti tecnologici/digitali o conoscenze adeguate, il calo di interesse da parte del pubblico rispetto alla fruizione online delle offerte culturali, ecc..

"Dobbiamo considerare che già prima della pandemia da Coronavirus, circa 1/3 dei musei, siti di archeologia e centri culturali stavano iniziando ad arricchire la loro proposta con strumenti e innovazioni digitali, utilizzando ad esempio la gamification - ovvero l'utilizzo di elementi mutuati dai giochi e delle tecniche di game design in contesti in cui tipicamente non verrebbero applicati - al fine di attirare quei visitatori che normalmente non frequentano questi luoghi tradizionali della cultura.

Se da una parte l’epidemia e i conseguenti lockdown hanno facilitato l'applicazione "coatta" e diversificata delle tecnologie nell’offerta da parte della maggioranza dei luoghi culturali, dall'altra hanno fatto emergere la scarsa familiarità di molti segmenti della cittadinanza nell'utilizzo delle tecnologie e l'impossibilità, soprattutto per alcune fasce, di usufruire di strumenti tecnologici e/o di utilizzo di internet; una criticità diffusa che è emersa in ogni settore, dalla scuola allo smart working passando anche per il mondo dell'arte e della cultura, ed ha amplificato le difficoltà di accesso peraltro già presenti nel nostro Paese.

Ad esempio, secondo una studio ad opera di Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) sulla digital litteracy, o competenza digitale - ovvero la capacità di saper utilizzare con dimestichezza e spirito critico i nuovi media e le nuove tecnologie per partecipare attivamente ad una società sempre più digitalizzata - gli studenti italiani non sono in grado di andare in profondità nell'utilizzo delle tecnologie. 

Il nostro Paese, quindi, sta soffrendo della mancanza di competenze chiave relative all’utilizzo degli strumenti tecnologici, ma anche di quello che viene definito come digital divide, o divario digitale, ovvero il divario esistente tra chi ha accesso effettivo alle tecnologie dell'informazione e chi ne è escluso, in modo parziale o totale, a causa di condizioni economiche, del livello d'istruzione, della qualità delle infrastrutture, delle differenze di età o di sesso, dell’appartenenza a gruppi etnici diversi, della provenienza geografica, e così via: una forma di diseguaglianza che riguarda le fasce più deboli della popolazione ed un numero molto rilevante di attività".

Secondo la sua esperienza, la fruizione online delle offerte culturali inciderà sull'aspetto inclusivo della cultura, ossia, il digitale può diventare un nuovo luogo di aggregazione culturale aperto anche a quelle fasce di popolazione che fino ad ora ne erano escluse, ad esempio per problemi economici, culturali o per difficoltà a raggiungere i luoghi di interesse come cinema, musei, teatri, ecc? Inoltre, la fruizione culturale tornerà ad essere esclusivamente in presenza o si possono ipotizzare dei cambiamenti?

“Il problema principale è presto detto: le fasce più deboli colpite dalla crisi economica esplosa con il nuovo Coronavirus sono quelle che pagano anche il prezzo del digital divide; l’epidemia ha esasperato questa situazione, allontanando ancor di più dalle possibilità di accesso quelle fasce di popolazione che stavamo cercando di recuperare nel tessuto culturale.

Se prendiamo in esame, per esempio, il mondo della scuola, 1 bambino su 8 non ha acceso ad un pc o ad un tablet, un quinto delle famiglie con figli non ha accesso alla rete internet nelle aree metropolitane, e circa la metà delle famiglie sprovviste di PC ha dichiarato di non poterlo acquistare per motivi economici (la situazione è analoga per quanto riguarda il mancato accesso alla rete internet a causa di motivi economici).

Sono convinto che non possiamo cercare nelle attuali innovazioni e proposte digitali emergenziali una soluzione a lungo termine per problemi già presenti in precedenza, che si sono acuiti durante l’emergenza Coronavirus e che di certo, anche se dovessimo tornare ad una situazione di normalità in seguito al vaccino, non scompariranno.

È quindi giusto interrogarsi sulle possibilità di favorire una fruizione culturale allargata a tutta la cittadinanza; per raggiungere questo obiettivo è necessario però investire le risorse al fine di contrastare il divario digitale in una prospettiva inclusiva sia culturale che educativa e, contemporaneamente, di recuperare il ritardo digitale che caratterizza il nostro paese: solo così lo spazio digitale potrà diventare un nuovo luogo di aggregazione. Senza progettare interventi sulla cittadinanza, sull'educazione e sul divario tecnologico non possiamo immaginare grandi cambiamenti in futuro.”

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