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Garanzia Giovani, i progetti della Regione Lazio per favorire l'occupazione giovanile

Gli interventi formativi previsti dal Par dovranno "agevolare la riqualificazione per giovani Neet con un titolo di studio debole o con caratteristiche personali di fragilità o che hanno abbandonato percorsi universitari"

Arrivano nel Lazio importanti opportunità che aprono la strada al mondo del lavoro nonostante il duro periodo vissuto a causa della pandemia: ad affermarlo il consigliere regionale del Pd Enrico Panunzi che, soddisfatto, conferma "la Regione Lazio è al fianco dei giovani". È stato recentemente approvato, infatti, l'avviso pubblico riguardante l'attuazione della misura 2.A "Formazione mirata all'inserimento lavorativo" prevista dal Par (Piano di Attuazione Regionale) Lazio Yei, attraverso la costituzione del catalogo dell'offerta formativa regionale Garanzia Giovani, valida per i ragazzi tra i 18 e i 29 anni, disoccupati o che non frequentano un corso di studi.

Come leggiamo su il Faro online, il vicepresidente della X commissione esprime soddisfazione per l'approvazione di questa importante opportunità per i giovani. "La pandemia ha portato a un notevole aumento del numero dei giovani che non lavorano o studiano - sottolinea Panunzi -. In assenza di politiche adeguate il rischio che questa condizione possa diventare permanente è alto. La Regione Lazio mette, quindi, in campo misure concrete per favorire la formazione specialistica dei ragazzi e l’inserimento nel mondo del lavoro".

Ragazzi che non studiano, non lavorano e non fanno formazione

Nell'ultimo anno è stato purtroppo registrato un forte balzo di giovani Neet (Not Engaged in Education, Employment or Training), ossia quei ragazzi che non studiano, non lavorano e non fanno formazione. Le regioni con l’andamento peggiore vedono un incremento del fenomeno nelle fasce di età 15-24 e 15-34.

I dati relativi a questo fenomeno sono utilizzati in economia e in sociologia del lavoro per indicare individui che non sono impegnati nel ricevere un'istruzione o una formazione, non hanno un impiego né lo cercano, e non sono impegnati in altre attività assimilabili, quali ad esempio tirocini o lavori domestici.

È stato usato per la prima volta nel luglio 1999 in un report della Social Exclusion Unit del governo del Regno Unito come termine di classificazione per una particolare fascia di popolazione, di età compresa tra i 16 e i 24 anni. In seguito, l'utilizzo del termine si è diffuso in altri contesti nazionali, a volte con lievi modifiche della fascia di riferimento: in Italia, ad esempio, l'utilizzo come indicatore statistico si riferisce, in particolare, a una fascia anagrafica più ampia, la cui età è compresa tra i 15 e i 29 anni, anche se in alcuni usi viene ampliato per i giovani fino a 35 anni, se ancora coabitanti con i genitori.

L'attenzione al fenomeno si è diffusa rapidamente in molti paesi del mondo, tra cui l'Italia. Secondo l'Istat, nel nostro Paese, nel 2009, i Neet nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni erano il 21,2 per cento. Il fenomeno, poi, pare acuirsi in particolare nella fascia 25-30 anni, in cui i Neet rappresentano il 28,8% della popolazione totale, secondo quanto certificato dal Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro (CNEL) nel 2011. Nel 2013, secondo l'Istat nel rapporto Noi Italia, "sono il 26% i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano e non lavorano", il secondo valore più alto dell'UE dopo la Grecia (28,9%), il triplo della Germania (8,7%) e quasi il doppio della Francia (13,8%).

Si assiste, inoltre a un forte calo di iscrizioni all'Università. Il dato viene interpretato come un effetto della crisi economica accompagnata da una diminuzione della concezione dell'istruzione come ascensore sociale. A scoraggiare l'iscrizione all'università è anche il sistema delle tasse universitarie, a causa delle aliquote pesantemente progressive basate sull'Isee che si riferiscono al nucleo familiare d'origine.

Probabilmente poi, l'aumento del fenomeno è stato oggi causato dalla pandemia, è infatti proprio nel 2020 che sono aumentati i giovani Neet. Lo studio emerge dall’elaborazione di Mediacom043 basata sui dati ufficiali Istat. Sono saliti a 1,112 milioni nella fascia d’età 15-24 e a 3,085 milioni in quella 15-34.

Ecco che allora la Regione Lazio ha deciso di pensare proprio ai giovani per contrastare questo fenomeno: grazie all'attuazione della misura 2.A "Formazione mirata all'inserimento lavorativo", i percorsi formativi dovranno essere, finalizzati a "fornire le conoscenze e le competenze necessarie a facilitare l’inserimento lavorativo sulla base dell’analisi degli obiettivi di crescita professionale e delle potenzialità del giovane, rilevate nell'ambito delle azioni di orientamento e di fabbisogno delle imprese, attraverso percorsi formativi professionalizzanti specialistici, anche di alta formazione, rispondenti all’effettivo fabbisogno del contesto produttivo locale".

Come partecipare

Gli interventi formativi dovranno anche "agevolare la riqualificazione per giovani Neet con un titolo di studio debole o con caratteristiche personali di fragilità o che hanno abbandonato percorsi universitari". I soggetti attuatori ("Formazione post diritto/dovere e formazione superiore"; "Formazione continua"; "Formazione rivolta ad utenze speciali") potranno presentare la propria candidatura sul portale regionale alla voce "Garanzia Giovani" fino al 30 luglio 2021.

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