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Candidati passivi: chi sono e perché sono sempre più ricercati dalle aziende

I dati dell'ultima edizione del Work Trends Study sui candidati passivi e sul perché sono sempre più ricercati dalle aziende

È ormai noto ai più come le nuove tecnologie, e l'avvento di Internet in particolare, abbiano influenzato profondamente anche il mondo della ricerca di lavoro e la selezione del personale. In particolare, la diffusione sempre più massiccia dei social network ha modificato le modalità di accesso alle informazioni, sia da parte dei recruiters, che possono individuare e analizzare facilmente il profilo dei candidati, sia da parte di chi è alla ricerca di nuove opportunità di lavoro.
L'agenzia multinazionale di selezione del personale Adecco ha condotto, in collaborazione con l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, la quinta edizione del Work Trends Study, un’indagine che si concentra sul peso sempre maggiore che web e social network ricoprono quando si tratta di cercare lavoro o nuovi candidati. In particolare, il report si concentra su tre aree: 

  • la prima, dedicata ai macro trend del social recruiting, che ha l’obiettivo di delineare una panoramica dello scenario in cui si muovono candidati e recruiters, considerando la complessità del mercato del lavoro di oggi;
  • la seconda, che si focalizza sull'importanza per i candidati di una maggiore consapevolezza su come utilizzare al meglio gli strumenti digitali e del ruolo che il personal branding ricopre;
  • la terza, che punta i fari sul ruolo dei candidati passivi e su come i social media e il personal branding stiano diventando una vetrina sempre più rilevante anche per questa tipologia di lavoratori.

I candidati passivi sono rappresentati da quei profili presenti sui social che non stanno cercando attivamente una posizione lavorativa e che non si aspettano di ricevere proposte di lavoro, ma su cui i professionisti HR e gli head hunters concentrano la propria attenzione e conducono le proprie ricerche: i candidati passivi, infatti, sono molto più attraenti per un'azienda perché possono garantire maggiore esperienza professionale e migliori competenze tecniche. 

I dati dell'ultima edizione del Work Trends Study riportano che i candidati passivi hanno rappresentato in media il 28,1% delle persone contattate nell’ultimo anno dai recruiters, e che le aziende sono disposte ad investire più tempo per la ricerca di un candidato passivo (80%) rispetto ad uno attivo e ad aumentare il compenso del potenziale lavoratore (59%).
Inoltre, dal confronto tra candidati attivi e passivi, emerge come il personale HR rilevi questi ultimi più preparati rispetto ai primi su esperienza professionale (36,1%) e competenze tecniche (30,9%), ma meno pronti su competenze relazionali (13,4%) e motivazione (7,2%). 

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