Punta Sacra, dove finisce la città: al cinema la borgata che resiste a sgomberi e abbattimenti

Il film in concorso ad Alice nella Città, sezione autonoma della Festa del Cinema di Roma: al centro le storie e le vite delle famiglie che abitano l'Idroscalo di Ostia. "E' casa nostra, è qui che vogliamo restare"

“Punta Sacra è lotta, fratellanza e umanità”. Così Franca Vannini, narratrice e motore delle storie del film Puntasacra, definisce la comunità dell’Idroscalo di Ostia. Sono proprio le famiglie dell’ultimo triangolo di spazio abitabile alla foce del Tevere ad aprire le porte delle loro case alla telecamera della regista Francesca Mazzoleni e al pubblico del grande schermo per raccontare una comunità “di lotta e resilienza” che in pochi conoscono. Quella di Punta Sacra. Il lembo finale della città: una frontiera dimenticata di Roma sotto sgombero per fare spazio alle sorti del Porto Turistico di Ostia. Trentacinque le case abbattute nel 2010 tra le proteste e la rabbia degli sfollati

L'idroscalo di Ostia: il lembo finale di Roma che vive nella paura dello sgombero

Oggi sono circa 500 le famiglie che vivono tra incertezza e speranza. A legarle il senso di appartenenza a una comunità che afferma il proprio diritto di vivere in un luogo abbandonato che tuttavia ama profondamente. 

Quello dell’Idroscalo di Ostia, “è un abusivismo di necessità” - ha sottolineato in conferenza stampa la regista Francesca Mazzoleni. “Vivere nell’ultimo triangolo di Roma, sulla foce del Tevere, per molti anni e anni fa ha rappresentato una soluzione: la Punta Sacra è una delle borgate storiche di Roma e merita rispetto e attenzione. La speranza - dice Mazzoleni - è che possa diventare anch’essa un borghetto bello e vivibile, come accaduto per altre parti della città. E’ un luogo rimasto così da sessant’anni, abitato da una comunità coesa: com radici, abitudini e identità. E’ impensabile sradicarla da li”. 

La ferita lasciata dagli abbattimenti di dieci anni fa è ancora aperta. Tutti vivono sospesi, nell’attesa di essere ascoltati. Li nessuno vuole che il quartiere, reputato a rischio idrogeologico, venga raso al suolo dalle ruspe. 

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Punta Sacra, non solo baracche e degrado: "C'è una comunità da salvare"

“Volevamo veicolare un’idea di comunità, mi piacerebbe che il film fosse visto da chi ha un potere decisionale su quella zona. Credo che l’Idroscalo abbia un’anima e una storia da raccontare che va oltre la sua immagine stereotipata” - dice il produttore Alessandro Greco. Il riferimento è all’Idroscalo fatto di ex “baracche”, costruzioni spontanee e manufatti vari. “Le amministrazioni dovrebbero mettersi in contatto diretto e non far calare dall’alto decisioni. All’interno dell’idroscalo c’è un cuore che va salvato e valorizzato: perchè l’idroscalo di Ostia è la faccia di Roma sul mare”. 

L'Idroscalo di Ostia: lotta e resilienza contro gli abbattimenti

E’ l’insieme dei volti e delle storie di chi lo abita. “Non vogliamo essere discriminati perchè viviamo in una zona così, isolata” - tuona Francesca abitante del quartiere tra le giovani protagoniste di Punta Sacra. “Il film è stato una boccata d’ssogeno perchp racconta la realtà. E’ stato emozionante, ha dentro tutto: rivalsa e forza” - ha sottolineato il rapper Chiky Realeza. 

“Siamo una grande famiglia: una vera comunità di persone oneste, che affrontano la vita con il pugno chiuso. Con grande dignità” - aggiunge ancora Franca, per tutti l’Anna Magnani dell’Idroscalo. 

Nel quartiere il punto di forza sono le donne, “guerriere che si battono per i loro diritti”: per quelli dell’ultima borgata di Roma, è qui che finisce la città. “Ma noi siamo romani” - reclamano. “Sogniamo di migliorare il nostro quartiere, non di andarcene. E’ li che vogliamo restare”. 
 

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