Festa del Cinema di Roma

Fortezza alla Festa del Cinema "Il deserto dei tartari" ambientato nel carcere di Civitavecchia

In occasione della Festa del Cinema di Roma sarà presentato al pubblico il film Fortezza, diretto da Ludovica Ando? ed Emiliano Aiello, opera interamente girata all’interno della Casa di Reclusione di Civitavecchia, con protagonisti e co-autori i detenuti stessi nei panni degli ufficiali-guardiani ideati dalla penna di Dino Buzzati.

Il film, prodotto da Compagnia Addentro/Associazione Sangue Giusto in collaborazione con CPA-Uniroma3, è la rilettura di uno dei piu? importanti romanzi del ‘900, Il Deserto dei Tartari, pubblicato nel 1940, e conduce lo spettatore in una profonda riflessione su temi universali quali il tempo, la scelta, la libertà, la prigionia dell’anima.

“Perfetta metafora dell’istituzione penitenziaria, la narrazione del film documenta la condizione carceraria, tra rassegnazione e speranza di riscatto” sottolinea Ludovica Andò, da molti anni impegnata negli Istituti Penitenziari italiani con attività destinate ai detenuti, dai laboratori teatrali all’alfabetizzazione cinematografica.

Prima di approdare al cinema, infatti, Fortezza è stato uno spettacolo teatrale, presentato a Roma nell’ambito della IV rassegna nazionale di teatro in carcere. Come per il teatro, anche per il cinema la limitazione si trasforma in stimolo, il vincolo in spinta creativa. “Girare un film in un luogo vincolato da restrizioni – evidenzia Emiliano Aiello - obbliga a ripensare il tempo e lo spazio della ripresa, il tempo e lo spazio dei dialoghi, il tempo e lo spazio del silenzio, il tempo e lo spazio del vuoto”.

Il film sarà presentato in anteprima il 23 ottobre alle ore 13.00 a Civitavecchia, presso il teatro della casa di reclusione dove è stato girato, e il 25 ottobre alle ore 15.00 presso il MAXXI, all’interno della sezione Festa per il sociale e per l’ambiente.  

Saranno presenti in sala gli attori-detenuti protagonisti del film.  

La sinossi

Tre soldati giungono in un presidio militare solitario e ormai privo di ogni funzione difensiva. Qui il tempo e? fermo e scandito da rigidi regolamenti, dinamiche di potere, ozii e abitudini radicate. Nell’attesa vana di un nemico che non verra?, i militari si consumano tra il bisogno di dare un senso alla loro permanenza e la resistenza all’attrazione che questo luogo opera su di loro.

Note di regia

Aggirare il muro. Trasformare la limitazione in stimolo. Utilizzare il vincolo come spinta creativa. Questo il lavoro costante in carcere. Questa la scelta cinematografica. Girare un film in un luogo vincolato da restrizioni obbliga a ripensare il tempo e lo spazio della ripresa, il tempo e lo spazio dei dialoghi, il tempo e lo spazio del silenzio, il tempo e lo spazio del vuoto.

Spesso proprio la difficolta? di adattamento a questa nuova percezione della realta? crea nei detenuti squilibri emotivi e identitari. La malattia del carcere. Il malessere. Quel morbo che rode ma che lega, tanto da rendere poi inconcepibile la vita all’esterno.

La ricerca della liberta? interiore e? nella scoperta della possibilita? che un tempo dilatato permette all’anima. A questa e? giunto Marco, uno dei detenuti protagonisti del film: “Qui il tempo non corre. Qui il tempo e? spazio per te stesso. Per guardarti dentro. Per scrollarti di dosso quello che il tempo ti ha appiccicato addosso e che non eri tu veramente, mentre scorre”.

Alcuni soldati restano nella Fortezza liberi. Alcuni soldati escono dalla Fortezza prigionieri. Sbarre negli occhi, nelle gambe, nella testa. Gabbiani che volano alti ma fanno il nido nelle crepe delle mura.

Fortezza e? un presidio militare, un carcere, un luogo dell’anima.

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