"Come te nessuno mai" compie vent’anni: raccontò lo scontro tra "zecche" e "pariolini"

Il film del ’99 di Gabriele Muccino restaurato e proiettato ad Alice nella Città, sezione autonoma della Festa del Cinema: “Pellicola sempre attuale, così ha cambiato parametri e dato via a filone su adolescenti”

Come te nessuno mai ad Alice nella Città. Il film di Gabriele Muccino rivive a vent’anni di distanza sul grande schermo della sezione autonoma della Festa del Cinema di Roma: restaurato ma sempre attuale. 

Come te nessuno mai: restaurato il film di Muccino

Lontani i tempi dei caschi “a scodella”, delle telefonate sul fisso e delle citofonate, intramontabili invece i temi sullo sfondo: lo scontro con i padri, con la famiglia; l’amore, l’amicizia, i primi fervori politici e “quella sensazione di sapere tutto e di avere l’assoluto in tasca” tipica degli adolescenti. Da qui sul finire degli anni Novanta Gabriele Muccino, allora trentenne, ha trovato lo spunto per dar vita a Come te nessuno mai che per tanti è stato, ed è ancora, un vero e proprio inno generazionale. 

Come nasce Come te nessuno mai di Gabriele Muccino

“Avevo superato l’adolescenza e anche la maturità, ero nella fase delle domande e dei dubbi esistenziali sul futuro. Guardavo però gli amici di mio fratello Silvio (attore protagonista nel film ndr.) e, pur avendo solo quindici anni in più di quei ragazzi, il mondo dell’adolescenza mi sembrava già lontano. Mi sentivo nostalgico di quella fase in cui ti sembra di sapere tutto, in cui hai l’assoluto in tasca. La fase dell’arroganza, dell’esuberanza e di quell’atto ciclico di ribellione contro i padri. Volevo tornarci e quel film me lo ha permesso” – ha detto il regista durante l’incontro a Casa Alice.

Oltre ad Anna Galiena e Luca De Filippo, madre e padre del protagonista Silvio Ristuccia, un cast di attori adolescenti alle prime armi: mai stati davanti ad una cinepresa. 

Così Come te nessuno mai “ha resettato i parametri del cinema italiano”

Dietro un Gabriele Muccino, reduce da Ecco Fatto, ancora forse acerbo ma che con Come te nessuno mai “ha resettato i parametri e cambiato il cinema di quegli anni” – ha commentato il produttore Domenico Procacci. Con la pellicola del ’99 di Gabriele Muccino il via al filone dei film dedicati all’adolescenza: i teen movie italiani ancora oggi prodotti, girati e di successo. 

Come te nessuno mai: la “questione dei vestiti”

Tra corse sul Lungotevere e ai bordi di parchi e ville, c’è tanta Roma in Come te nessuno mai. “La questione dei vestiti” è sempre attuale. Molto più complessa rispetto al semplice “zecche” vs “pariolini”. 

Era la fine degli anni Novanta e i liceali a Roma, così in appena un minuto Silvio e l’amico Ponzi spiegano nel film, si dividevano in “fasci, alternativi, b-boy, precisi e normali”. Una categorizzazione mai superata. Ogni generazione, pur cambiando qualche termine, ha la sua. 

In Come te nessuno mai già ben definito lo stile “mucciniano”. “Quel film ha una grazia impulsiva, come me. Quella forza verso l’esterno è naturale e autentica. La cosa che invidio a Come te nessuno mai è l’assoluta libertà espressiva che ho mantenuto anche ne L’Ultimo Bacio, anche se così non l’ho mai più avuta nei miei film”. 

Una pellicola che “dopo vent’anni non è datata”, che ha qualcosa dentro “ancora oggi tangibilmente presente e credibile” - ha detto il regista ricordando anche la recente proiezione al Mamiani, il liceo di Muccino che, in fase di occupazione, fa da sfondo al film. 

Come te nessuno mai: un film sempre attuale

Così Come te nessuno mai resta sospeso nel tempo, valido per ogni generazione. Cambiano contesti e usanze: non gli scontri, le passioni, le esperienze, la foga e l’ardore degli adolescenti. 

Emozioni e slanci rivissuti un po’ da chi, liceale nel ’99, ieri ha rivisto Come te nessuno mai restaurato. Da quanti almeno una volta, con la sensazione “di non morire mai”, hanno pensato che l’amore contasse più di tutto, “più della paura di innamorarsi, più della paura di morire, più della paura di essere omologati e della voglia di far qualcosa per cambiare questo mondo, perché – così recitava il film, con le frasi replicate su migliaia di diari altro che post sui social - cambiarlo non è facile”. 
 

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