Non c'è agriturismo senza agricoltura: diffidate dalle imitazioni

E' il settore tra i più in voga, dove il turista trova il giusto connubio tra relax e riscoperta gastronomica. Falle normative rischiano di non distinguere quando si è in presenza di un agriturismo e dove no.

©toprural

Gli Agriturismi sono diventati in Italia mete di relax e scoperta delle tradizioni enogastronomiche per i turisti italiani e stranieri. La peculiarità di un Paese come il nostro è che in ogni regione si possono degustare prodotti tipici e sapori unici, che spesso variano a distanza di pochissimi chilometri. Se a ciò si aggiungono scenari paesaggistici incantevoli e borghi cittadini ineguagliabili è facile capire perché in questa fetta di mercato turistico, l'Italia ha ben poche rivali al mondo.

Considerando i dati Istat relativi al turismo è facile notare come quello agrituristico, sia uno dei pochi settori in cui le cose vanno bene. Infatti se nel 2012 i viaggi in Italia sono diminuiti del 5,7% rispetto all’anno precedente, registrando un calo fortissimo per destinazioni di mare e montagna, la campagna ha segnato un incremento di addirittura il + 52,5% (nel 2011), sempre secondo l'Istituto di statistica.

Un mercato che anche nel Lazio va gonfie vele si dirà, oltretutto in un periodo di crisi che blocca di fatto ampie fette di economia e turismo. Ma è davvero così? Secondo l’associazione Coldiretti Lazio si ha bisogno urgentemente di una revisione dei regolamenti che approvano la nascita degli agriturismi. Il perché sarebbe dovuto al fatto che  spesso vengono aperti e finanziate strutture che solo lontanamente si avvicinano ad agriturismi. La Coldiretti Lazio attraverso il presidente David Granieri e il direttore Aldo Mattia hanno chiesto di far luce su questi casi. In una lettera inviata all’assessore all’Agricoltura, Caccia e Pesca della Regione Lazio, Sonia Ricci, hanno evidenziato la grave lacuna presente nella L.R. 14/2006, che ha reso possibile il proliferare di stutture che hanno usufruito di tutti i vantaggi concessi ai veri agriturismi.

Il punto centrale della questione è che, secondo la normativa italiana, gli agriturismi nascono e vivono come “attività connessa” a quella agricola, dalla quale non possono prescindere. E’ appunto questo connubio che rende gli agriturismi diversi da qualsiasi altra forma di turismo.

“E’ evidente - dice il presidente Granieri - la necessità di procedere con urgenza alla revisione del regolamento di applicazione della legge regionale n. 14 del 2006 (articolo 9) che affronti il problema in maniera seria e si adegui a quanto già fatto in altre Regioni. Questo per non creare discriminazioni e svantaggi competitivi agli agriturismi laziali e di conseguenza alla competitività complessiva del nostro territorio”. “Gli agriturismi - fa notare il direttore Mattia - rappresentano una realtà importante e diffusa del territorio laziale e fattore di competitività soprattutto in relazione alla loro capacità di essere catalizzatore del “Made in Lazio” considerato nel suo complesso dal punto di vista culturale, storico, enogastronomico e turistico”.

Sono quindi ancora molti gli aspetti che cercano una soluzione normativa a tutela dei “veri agriturismi” e per l’identificazione dell’operatore agrituristico”, vale a dire quell’imprenditore agricolo che svolge le attività di ricezione, ospitalità e ristoro. Attività che vanno svolte sempre in necessaria complementarietà rispetto a quella di coltivazione del fondo, di allevamento di animali e di ogni caratteristica agricola che deve sempre rimanere l'attività principale.

Insomma qualificare appieno gli agriturismi, per non incorrere anche in questo caso in dei falsi made in Italy.

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