Goletta dei Laghi: inquinate le acque di Bracciano e Albano

Dolce amaro i risultati delle ricerche di Legambiente e COOU nel Lazio. Su 23 campionamenti 8 sono risultati fuori dalle norme di legge. Resta un caso a sè l'arsenico nel lago di Vico

La Goletta dei Laghi di Legambiente, in collaborazione con il COOU (Consorzio Obbligatorio Olii Usati) e Novamont,  ha compiuto il suo tour dei laghi laziali per analizzare lo stato delle acque. Le notizie non sono tutte positive, anzi in alcuni casi sono davvero preoccupanti. Su 23 punti campionati 4 sono risultati fortemente inquinati e 4 inquinati, mentre gli altri sono rientrati nei limiti di legge.

Tra tutti è il Lago di Bracciano a destare più preoccupazioni. Su 5 prelievi realizzati dai biologi di Legambiente quattro casi sono risultati critici.  Acque “fortemente inquinate” si sono avute da  due campioni estratti nel comune di Bracciano (presso il fosso de la Lobbra in località Rio delle Mole e presso il fosso Grotta Reneara)  e un altro campione, sempre “fortemente inquinato”, è stato  estratto nel comune di Anguillara Sabazia (presso il fosso Pizzo Prato); “inquinato” è risultato il campione del comune di Trevignano Romano (presso l’incrocio tra via dell’Arena e via San Petro). Sempre nella provincia di Roma sono due i rilievi non positivi riscontrati nel Lago di Albano. Un primo campione è risultato “fortemente inquinato” nel comune di Castel Gandolfo (presso via Spiaggia all’altezza del civico 28/c), un secondo campione, risultato “solo” inquinato, è stato riscontrato nel Comune di Rocca di Papa presso il rio a metà del bosco.

Sempre nel Lazio, ma in provincia di Viterbo, sono risultati  inquinati due campioni del Lago di Bolsena,  nei comuni di San Lorenzo Nuovo e in quello di Marta.  Per gli altri laghi i valori rientrano nelle norme di legge.

Un caso particolare è quello del Lago di Vico nel quale, seppur l’inquinamento delle acque rientra in valori nella norma, rimangono delle criticità. Oltre l’esame delle acque sono stati prelevati dei campioni di sedimento lungo le sponde del lago per la determinazione delle concentrazioni di arsenico. I valori riscontrati, seppur più bassi rispetto a  quelli registrati dall’Arpa regionale nel fondo del lago in monitoraggi effettuati tra il 2009 e il 2010, sono superiori del triplo rispetto ai parametri previsti dalla legge. Secondo l’associazione ambientalista questi dati devono far ribadire l’importanza di procedere ad ulteriori controlli e datare l’arsenico riscontrato. La questione della Chemical City, il luogo dove si fabbricavano armi chimiche durante la seconda guerra mondiale deve ancora essere affrontato in maniera seria e approfondita. Si era proceduto ad una prima bonifica dell’area, intervento per il quale erano stati stanziati 150 mila euro, ma i lavori al momento si sono arenati e non si conoscono se esistano eventuali nuovi piani di azione.

Il responsabile scientifico di Legambiente Giorgio Zampetti ha dichiarato: ”Le analisi eseguite nei laghi laziali evidenziano che, dove abbiamo riscontrato situazioni critiche, i problemi arrivano direttamente da fossi, canali o scarichi che ancora continuano a portare reflui fognari non depurati negli specchi d’acqua. Un monitoraggio, quello di Goletta dei laghi, - ha continuato Zampetti - che individua le situazioni ancora irrisolte e offre gli elementi e i dati per avviare un costruttivo confronto con le amministrazioni e gli enti preposti, approfondirne la cause e valutare le possibili soluzioni.”

Anche quest’anno le ricerche di Legambiente hanno avuto come partner il COOU. Il direttore Strategie, Comunicazione e Sistemi del COOU Antonio Mastrostefano, riferendosi agli olii usati come rifiuti, ha commentato: “Se eliminato in modo scorretto questo rifiuto pericoloso può danneggiare l’ambiente in modo gravissimo: 4 chili di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in un lago inquinano una superficie grande come un campo di calcio”. A contatto con l’acqua, l’olio lubrificante usato crea una patina sottile che impedisce alla flora e alla fauna sottostante di respirare. Lo scorso anno il Consorzio ha raccolto nel Lazio 10.518 tonnellate di oli lubrificanti usati, 6.696 delle quali in provincia di Roma.

Insomma questa è la situazioni dei laghi laziali, che anche se con criticità importanti restano comunque dei luoghi importanti per la biodiversità floreale e faunistica. 

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